Nel 1799 la nave Pizarro salpa da La Coruna e solca il mare seguendo le rotte di Colombo, portando Alexander von Humboldt in viaggio verso i territori spagnoli del nuovo continente.

Lettore del diario di bordo di Colombo, la versione tramandata dove si fa riferimento alla vetta del Teide probabilmente in eruzione, Humboldt fa in quella occasione la sosta a Tenerife.

Importante in ogni campo Colombo e il suo viaggio verso le “Indie”, a lui in epoche diverse e durante i secoli furono innalzate statue che oggi invece contemporaneamente vengono abbattute, decapitate o vandalizzate.

Le statue sono monumenti a ciò che è stato dato all’umanità.

Riconosciamo Colombo come protagonista  assoluto di un momento storico ben definito, di quei punti di flessione della storia che non hanno bisogno di intere analisi su lunghi percorsi storici o su intere epoche. 

È un personaggio storico che porta con sé date ben precise e luoghi chiave: la Rabida, il Portogallo, la Spagna, accompagnato da elementi importanti, quali il saio francescano, le preghiere e i nomi ebrei dati ai territori e, anche se di dubbia origine, ciò che Colombo porta con sé è la certezza di una data, il 1492.


È sicuro, con la rotta di ritorno cessa quello che era valido fino ad allora e l’umanità, è proprio il caso di dirlo, l’umanità intera con un nuovo continente, passa alla storia moderna.

Finisce l’epoca chiamata Medioevo.

Solo per questo meriterebbe statue in ogni dove.

Colombo è un uomo che muore con il saio francescano, lasciando pochi dubbi sulla sua appartenenza al ramo dei terziari francescani; è un uomo colto ed esperto conoscitore di venti e maree, che compilava due diari di bordo, con due rotte adattate ai due diari; un uomo con un obiettivo ben preciso: consegnare all’umanità la conoscenza di una nuova rotta verso un nuovo continente.

Che sia alla ricerca della tribù persa di Israele, che sia alla ricerca dell’oro per Castiglia, che sia stato un viaggio finanziato dalla fraternità ebrea o dalla corona di Aragona, o dal papa Innocenzo III, certo e vero è che Colombo è salpato, è sopravvissuto a tentativi di sabotaggio, durante la traversata e nei pressi di Cuba, e all’arrivo in Europa ha vissuto difendendo la sua scoperta e la sua famiglia.

La statua è poco onore per quest’uomo.

Il progresso dell’uomo, sembra ovvio ma occorre ribadirlo, è legato alle esplorazioni.

Esplorare la terra permise la conoscenza degli altri, dei popoli, della flora e della fauna, permise di capire la diversa natura del mondo.

Il contatto la conoscenza e la differenza hanno formato il mondo che noi oggi viviamo.

Colombo era un esploratore.

I monumenti celebrano la più importante delle esplorazioni, con un “rumbo” costante dall’ovest verso l’est, arrivare all’altro lato senza doppiare l’Africa dato che la terra è rotonda approdare così in un muovo continente in mezzo all’Atlantico.

Monumenti in tutta Europa, a Barcellona probabilmente il più bello con il dito puntato all’orizzonte dal porto della città; case museo in Spagna e Canarie; vie di città e paesi in Italia, monumenti nel continente Americano da lui scoperto.

E di questo appunto si tratta. 

Le esplorazioni hanno determinato il mondo che viviamo, Colombo ha scoperto l’America, e se l’America ha subito il colonialismo la colpa è di Colombo.

Se il passato coloniale condiziona la società odierna la colpa è di Colombo.

Assurdo vero?

Sono quasi 30 anni che i monumenti a Colombo sono presi di mira da movimenti più o meno vandalici che utilizzano un revisionismo storico più di libera interpretazione che fedele a corretta verità storica e adesso a seguito della crisi razziale in USA il movimento Black Lives Matter si fa paladino, per estensione, dei diritti negati, nei secolo scorsi e per secoli, alle popolazioni indigene.

Dopotutto nella storia le svolte si fanno in rottura con il passato. 

Le statue sempre vengono abbattute quando viviamo epoche di crisi e di svolte storiche, ma se si abbatte una statua è in nome di un simbolo che si vuole contrastare come non più valido.

E cosa si vorrebbe contrastare ora?

Esiste un razzismo di ispirazione colombina?

O è l’esplorazione a dar fastidio nel mondo di oggi? 

Perché Colombo è associato a schiavismo e razzismo?

Confessiamo la incredulità europea per associare Colombo al razzismo.

Ma un punto d’origine questa teoria deve pure averlo.

E lo si trova in una stortura storica approssimativa e superficiale, semplicistica diremmo.

Focalizziamo il problema.

Lo scenario è negli USA, un territorio dove se vogliamo dirla tutta Colombo non è neanche arrivato.

Ma va bene lo stesso, è assunto a simbolo e accettiamo la sintesi.

Con la sua esplorazione ha permesso il colonialismo.

Ed è qui che arriva l’approssimazione e la semplicistica conclusione, ma c’è dell’altro: si ritiene colpevole di tratta di schiavi, si ritiene colpevole di aver effettuato il viaggio per depredare e razziare popolazioni indigene.

Ed è qui che si ha la stortura completa nello studio delle fonti storiche.

Colombo ha un nemico, si chiama Francisco de Bobadilla, che lo arresta e lo accusa di cattiva gestione tanto da condurlo davanti ai re cattolici e Colombo ci va in catene, lui l’ammiraglio, viceré dei territori scoperti, accusato dagli inviati reali per traffico di schiavi e oro.

Un’accusa che sembra più occasione per liberarsi di un’autorità scomoda presso i cacique locali che difendere la dignità e la libertà della popolazione indigena.

Prova ne è il destino che viene riservato alla nave carica di oro dove perde la vita Bobadilla. 

Se non si vuole dare credito ai racconti dei detrattori di Colombo o a Colombo stesso, i vandali di statue sono indottrinati da una certa letteratura che ignora le fonti storiche e si dimentica del secondo libro di Bartolomeo De Las Casas “brevissima relazione della distruzione delle indie” in cui, appunto, relaziona sul come si svolge la conquista spagnola.

Cristoforo Colombo non trova voce in capitolo.

Ma è assurdo oggi colpevolizzare chiunque per la conquista del sud America o per il retaggio che condiziona il razzismo attuale.

Il giorno della Ispanità e il Columbus day hanno già cambiato nome ed è proprio per togliere il riferimento a Colombo… ma, viene da riconoscere, se l’oggetto di questa ricorrenza è appunto la conoscenza che il mondo fa di queste nuove terre e popoli non è affatto vergognoso ricordarlo con il nome di chi ha, in fondo, permesso che il mondo conoscesse nuovi popoli.

Dovrebbero al limite cambiare data, se non vogliono ricordare l’evento, non il nome.

Se si celebra il 12 ottobre 1492 questa è la data di Colombo.

Quello che il navigatore fece è stato consegnare all’umanità una mappa di andata e ritorno.

Ciò che poi fa al suo rientro è lasciare libero a chiunque voglia, il diritto di solcare quella rotta.

Le terre scoperte diventano, per vassallaggio, della corona spagnola ma le rotte sono libere.

È forse questo l’atteggiamento di un arrivista egoista che vuole schiavi per sé e depredare popoli?

O piuttosto l’atteggiamento di un esploratore che diffonde la conoscenza?

Ci restano ancora tanti capi sciolti nella storia di Colombo per quanto concerne le fasi precedenti al viaggio.

In fase di studio tutto il progetto della spedizione, una data che racchiude troppi eventi: l’espulsione degli ebrei, salpare un venerdì, approdare poi una domenica aspettando un giorno per l’approdo, le vele cambiate per il riconoscimento, o per la conoscenza previa dei venti, tutti aspetti che hanno molto da omaggiare e nulla da imputare.

Occorre magari più coraggio da parte nostra nel difendere ciò che di buono può fare l’uomo.

Siamo abbastanza intelligenti da capire che il passato non cambia, non può cambiare neanche con la nostra interpretazione, ed il presente non deve condannare cancellando la memoria solo perché valori del passato non sono più validi oggi.

Possiamo solo creare il futuro senza commettere gli errori passati e maturare ed evolvere.

L’egoismo di una parte momentanea non può condizionare la vita futura di una umanità.

Se abbattiamo Colombo non ci resta niente del passato dell’esploratore e neanche saremmo più stimolati a studiare una parte di storia che ancora ha da dire molte cose.

Per questo è il caso di dare una possibilità a Colombo e conoscere la sua vita prima del 1492, ricercare quegli indizi nella storia che come un puzzle si incastrano per formare il progetto costitutivo della scoperta dell’America.

Sarebbe meglio documentarsi e capire e cercare le fonti sulla vera missione di un uomo che appare di colpo sulla scena della storia nel 1492.

Giovanna Lenti