Lo squalo più minacciato dell’Atlantico (Squatina squatina) ha il suo ultimo luogo di riproduzione su diverse spiagge delle Canarie, che condivide pacificamente con migliaia di bagnanti – nella maggior parte dei casi senza che essi lo sappiano – in una coesistenza che un progetto scientifico si è prefissato di garantire.

Solo l’anno scorso il Ministero per la Transizione Ecologica ha inserito la popolazione canaria degli squali angelo, noti anche come angelote o con il loro nome scientifico, Squatina squatina, nel Catalogo spagnolo delle specie minacciate.

Prima si trovava lungo tutta la costa atlantica dell’Europa e dell’Africa, compreso il Mediterraneo e il Mar Nero, ma ora sopravvive solo nelle acque dell’arcipelago, rendendo le Isole Canarie “l’ultimo baluardo dove è possibile vederli regolarmente”, ha ricordato il coordinatore del progetto Acusquat dell’Università di Las Palmas de Gran Canaria (ULPGC), José Juan Castro.

Tuttavia, nonostante il fatto che la popolazione canaria e i turisti vivano con questi squali sulle spiagge, poco si sa scientificamente di questi squali unici.

Per conoscerli meglio e contribuire così a salvarli, il progetto Acusquat è stato creato per contrassegnare dieci di questi esemplari, rendendo possibile seguirli e studiarli.

Castro ha presentato, alcuni mesi fa, le prime conclusioni della ricerca su questa specie a rischio di estinzione, spesso oggetto di bracconaggio.


Viene sulle spiagge “riparate” delle isole di Gran Canaria, Tenerife, Fuerteventura e Lanzarote principalmente in due periodi dell’anno: in inverno, per l’accoppiamento, e in giugno e luglio, quando spiagge come Las Teresitas, ha detto Castro, possono contenere un centinaio di piccoli per ripararsi.

Al di fuori di questi due periodi “non sappiamo dove sono”, ha riconosciuto Castro, sperando di continuare lo studio.

Acusquat ha deciso di etichettare dieci di questi esemplari per poterli rintracciare e capire il loro comportamento. Era stata delimitata una zona di spiagge nel sud di Gran Canaria: Anfi del Mar, Mogán, Pasito Blanco, Pata la Vaca.

Questo squalo bentonico utilizza le spiagge riparate delle isole come aree di riproduzione e vivaio, quindi lo sviluppo del turismo rappresenta un’altra grande minaccia alla sua sopravvivenza.

Durante questo studio, 11 femmine e 4 maschi di Angelote sono stati marchiati con trasmettitori acustici, al fine di tracciare le loro abitudini quotidiane e di studiare i loro movimenti intorno a queste aree critiche, che sono anche vitali per l’industria turistica dell’Arcipelago, in particolare durante la stagione degli amori per gli adulti e lungo il primo anno di vita, quando queste spiagge sono utilizzate come aree di nursery per i giovani.

I risultati, combinati con i dati ottenuti dal censimento visivo e dai rapporti di avvistamento dei cittadini, vengono utilizzati per promuovere i Piani di utilizzo e gestione delle spiagge considerate aree critiche di conservazione della specie e renderle compatibili con il turismo.

Non sono animali aggressivi.

Si girano solo se li calpesti, e, in ogni caso, si ottiene solo un piccolo morso.

L’importante è non disturbarli, non tirar loro la coda, questioni di buon senso.

Oltre a controllare la pesca di questa specie.

Le autorità locali devono capire l’importanza degli squali angelo, perché molti subacquei del nord Europa vengono sulle isole per vederli e fotografarli ma anche per pescarli visto che questo è l’ultimo rifugio di questi squali unici.

Franco Leonardi