Pochissime piante hanno generato tanta letteratura e ammirazione quanto l’albero del Drago. (fig.1)

Figura 1

Esso è noto da 2000 anni; lo descrivevano scrittori classici come Dioscoride e Plinio il Vecchio. È comunque strano che queste straordinarie piante non appaiano iconografate o dipinte nel mondo antico. Dobbiamo aspettare il XV secolo per vedere le loro prime rappresentazioni grafiche.

Figura 2

Le prime testimonianze scritte, anche in un testo del Boccaccio, si trovano in diverse cronache che narrano la conquista delle Isole Canarie all’inizio del XV secolo. “Le Canarien” scritto nel 1420, indica la presenza di alberi di drago in tutte le isole. Alla sua conoscenza in Europa contribuì la pubblicazione, nel 1462, di un’opera di Alvise di Ca’ da Mosto di Venezia, dove riferisce sui draghi e loro sfruttamento. Nel 1475, le prime incisioni di questa specie compaiono in Germania e illustrano la fuga in Egitto della vergine Maria con il bambino e San Giuseppe, dove un albero di drago fruttato funge loro da alimento. (fig. 2)

Una deliziosa miniatura del tedesco M. Wolgemut del 1493 per il “Liber cronicarum” rappresenta Adamo ed Eva in Paradiso accanto all’albero dal melo con il serpente arrotolato e il drago che appare come l’albero della vita che si trova accanto alla fonte da cui partono i quattro fiumi paradisiaci di tradizione iconografica. (fig. 3)

Figura 3


XVI secolo

Seguono, alcuni anni dopo, le scene che adornano l’opera dei Commenti a Virgilio (1502) di S. Brandt, illustrate con varie incisioni che includono l’albero di drago. Quest’opera è quasi contemporanea a quella del famoso incisore Durer, che intorno al 1503-1505 realizzò almeno un’incisione in cui il drago appare accanto ad una palma da dattero. Non meno interessante è la rappresentazione dell’albero del drago in una fantastica miniatura in un libro di J. Lizardo dove l’albero del drago si trova vicino a una fontana in cui la Vergine beve dell’acqua. Si stima che il disegno sia stato eseguito tra il 1517 e il 1538 con un’iconografia orientale tra dromedari, elefanti, tende, beduini e rinoceronti. (fig. 4)

Figura 4

In questo secolo continuiamo a trovare vari testi che illustrano l’albero, alcuni accompagnati da figure, come quella dell’italiano Torriani (1592) con allusioni a toponimi di grande interesse come Punta de los Dragos a Windward (La Palma).


XVII secolo

I disegni del drago continuarono a essere riprodotti da vari autori europei in trattati e libri di piante medicinali. Esso è citato in varie opere botaniche tra cui quella di Parkinson nel 1640. Nella seconda metà del secolo iniziarono le cronache, accompagnate da disegni, relativi al grande Pino di Teror in Gran Canaria, dove sarebbe apparsa la Vergine, da cui prese il nome, rappresentata in un’incisione di Simón de Brieva del 1782. Nei suoi rami crebbero tre giovani esemplari di alberi di drago, attribuendo a Marín de Cubas la prima immagine grafica di esso, nonché probabilmente il primo disegno di un drago realizzato nelle Isole Canarie. (fig. 5)

Figura 5

Da allora in poi, questa straordinaria specie viene richiesta dal mondo scientifico come curiosità in generale, e coltivata in vari giardini botanici e giardini privati ​​europei.

XVIII secolo

Le rappresentazioni dei draghi assumono un carattere più artistico, separandosi dai contenuti simbolici e religiosi ed eseguiti per motivi strettamente botanici erboristici.
Il primo disegno di interesse scientifico fatto nelle Isole Canarie, ebbe una certa diffusione nelle copie fatte nel 1724 dal prete minimo francese Luis Feuillée nella tenuta della famiglia a Bajamar, a La Laguna. Queste rappresentano un albero di drago con due rami, corrispondenti, quindi, con un’età di circa 40-50 anni.

L’albero è anche illustrato, nella narrazione di viaggi ed esplorazioni scientifiche, da P. Ozanne, che era a Tenerife tra il 1771 e il 1772. Il suo schizzo servì da modello per diverse opere successive, come un famoso dipinto, presente nel museo di Borda in Francia, che illustra la misurazione dell’altezza del Teide (1776). (fig. 6)

Figura 6

Ozanne ebbe l’opportunità di contemplare il drago millenario presente nei giardini di Juan Domingo de Franchy a La Orotava fino alla metà del diciannovesimo secolo e che servì da ispirazione per il suo lavoro. Della seconda metà del secolo ci sono anche due famose incisioni fatte a Bruxelles dall’incisore belga Simon Cattoir. Queste incisioni riproducono due diverse prospettive della casa a La Orotava e i suoi giardini, oggi completamente modificati, e i loro componenti perduti: l’albero del drago e una palma secolare. (fig. 7)

Figura 7

XIX secolo

In questo secolo, J.J. Williams, ha immortalato tre draghi che erano stati piantati in occasione della costruzione del Giardino di acclimatazione di La Orotava, pubblicata nella “Storia naturale delle Isole Canarie”. Bernardo Cologan nel 1859 eseguì anche un disegno ad acquerello, del drago già malconcio di Franchy. (fig. 8)

Figura 8

Nel 1842, vi è un interessante acquerello di Álvarez Rixo che accompagna la sua tesi sull’albero del drago, manoscritto parzialmente inedito conservato nella biblioteca della Royal Economic Society of Friends of the Country of Tenerife a La Laguna. (fig. 9)

Figura 9


Durante questo secolo furono realizzate diverse pubblicazioni dell’albero del drago, la maggior parte delle quali si riferita al famoso esemplare, mutilato dall’uragano del 1819, dei giardini di Franchy, ma si distinguono anche, nel 1875, le opere pittoriche prodotte dalla viaggiatrice inglese Marianne North, che includono i draghi di Tenerife di Santa Cruz, della valle di Orotava e dintorni, in vari oli. Queste opere vengono eseguite un po’ più tardi dell’inizio della fotografia nelle Isole Canarie. (fig.10)

Figura 10

Infatti 19 anni prima, il più famoso dei draghi è stato oggetto di una delle prime fotografie scattate nelle Isole Canarie (1856).

Alla fine del XIX secolo vari libri botanici di natura scientifica o narrazioni di viaggio iniziano a incorporare diverse foto delle isole in cui è comune trovare alcuni degli alberi di drago, non solo il più ammirato di Icod ma anche quello del seminario di La Laguna, anche se, sfortunatamente, è impossibile conoscere la posizione attuale di molti di loro e se esistono ancora.

Nella produzione locale, alcuni pittori della fine del secolo ci hanno lasciato alcuni dipinti del drago come Alejandro Ossuna autore di composizioni contadine e forse anche di un curioso disegno di Roque de las Animas (Taganana) con i suoi draghi. (fig. 11)

Figura 11

Più accademico e con una qualità migliore è il lavoro di altri pittori delle Canarie, esempi rari, che includono l’emblematico albero nelle loro composizioni. (fig. 12)

Figura 12

XX secolo

Le rappresentazioni iconografiche del drago, nella pittura, si moltiplicano in breve tempo, con un carattere più artistico e dove mostrano una simbologia distaccato dal religioso o dallo scientifico. All’interno del mondo fotografico invece spiccano quelle dedicate al vecchio dragone del seminario lagunare, uno dei più accessibili nei vari tour dei visitatori dell’isola.
Più recenti sono le diverse e numerose fotografie che sono state fatte dell’Icod drago, da numerose escursioni collettive, le più antiche delle quali risalgono dal 1864 al 1868, con la fotografia stereoscopica. (fig. 13)

Figura 13

È significativo che quasi tutti i draghi disegnati provengano dall’isola di Tenerife, e questo giustifica che sia l’isola più visitata, quella che aveva i draghi più grandi e numerosi.

Fonte: Iconografías draconianas: paseos por el arte y la ciencia – Arnoldo Santos Guerra (Biólogo Unidad de Botánica del Instituto Canario de Investigaciones Agrarias)

Andrea Maino