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    Prime condanne per aver infranto la quarantena nello stato di allarme

    Le sanzioni comminate ai cittadini per aver violato il confino stanno già cominciando a dare luogo a sentenze giudiziarie.

    Il Tribunale di Istruzione 2 di Santa Cruz de Tenerife, mercoledì, ha visto in rapidi processi due dei primi casi, quello di due persone che hanno saltato la quarantena senza poter rivendicare una delle eccezioni contenute nel decreto di allarme per consentire la circolazione sulla pubblica via.

    I due imputati hanno ammesso i fatti e il giudice di turno ha inflitto a ciascuno di loro una multa che si aggiungerà alla sanzione derivante dal fascicolo amministrativo aperto dalla Polizia Nazionale in applicazione della Legge di Pubblica Sicurezza, la cosiddetta legge bavaglio.

    Questo mercoledì la Polizia nazionale e la Guardia Civil hanno arrestato 60 persone per atti legati alla violazione dei precetti dello stato d’allarme.

    Il primo condannato, come riportato dall’Alta Corte di giustizia delle Canarie, è una persona che è stata arrestata martedì dalla polizia mentre vagava “senza meta” e non ha dato alcuna spiegazione sul fatto che stesse violando il confino per rispettare alcune delle condizioni stabilite dalla legge.

    Oltre a non spiegare perché si trovava per strada, si è rifiutato di identificarsi e ha litigato con gli agenti, che ha finito per aggredire.

    Il detenuto ha ammesso i fatti davanti al giudice e ha accettato la condanna a quattro mesi di multa di tre euro al giorno come autore di un reato di disobbedienza e resistenza all’autorità – per un totale di 360 euro – e a 20 giorni di multa di 3 euro al giorno (per un totale di 120 euro) per ciascuno dei due reati di lesioni minori commessi per aggressione agli ufficiali, 480 in totale.


    Inoltre, i due agenti di polizia devono essere risarciti per un importo totale che sarà stabilito dal giudice nell’esecuzione della sentenza.

    Queste pene sono indipendenti dalla sanzione amministrativa che gli sarà inflitta al momento dell’elaborazione della denuncia emessa dalla polizia.

    La seconda sentenza è stata pronunciata questo mercoledì dal giudice delle Canarie per un caso che si è verificato quello stesso giorno, quando una persona si è rifiutata di identificarsi e ha opposto resistenza agli agenti di polizia, pur non aggredendoli.

    E’ stato portato davanti al tribunale e ha ammesso i fatti e la sentenza, che è stata mitigata dal suo accordo: una multa di quattro mesi di tre euro al giorno come autore di un reato di disobbedienza e resistenza all’autorità – per un totale di 360 euro.

    Come nell’altro caso, questa sentenza è indipendente dalla sanzione nel procedimento amministrativo.

    L’ordinanza emessa domenica scorsa dal Ministero dell’Interno per stabilire i criteri di intervento delle forze di sicurezza dello Stato in caso di possibili violazioni cita già espressamente la regola del bavaglio e il codice penale come base del regime sanzionatorio, pur sottolineando che gli agenti applicheranno le regole con “proporzionalità”.

    La legge bavaglio punisce con multe da 100 a 600 euro le infrazioni di carattere leggero, in quanto si tratta del ritiro di “recinzioni, nastri o altri elementi fissi o mobili posti dalle forze e dagli organi di sicurezza per delimitare i perimetri di sicurezza”.

    Tuttavia, le multe possono arrivare fino a 30.000 euro se vi è disobbedienza o resistenza agli agenti, “nonché il rifiuto di identificarsi su richiesta” degli agenti o se vengono fornite “informazioni false o inesatte”.

    Le sanzioni più gravi verrebbero però dal codice penale e, nello specifico, dagli articoli che vanno dal 550 al 556, espressamente citati dall’Interno nel suo ordine di azione.

    Queste sono quelle che sono state applicate nel caso di coloro che sono stati condannati dal tribunale delle Canarie. L’articolo 556 prevede addirittura pene detentive da tre mesi a un anno per chi fa resistenza o disobbedisce “seriamente” agli agenti dell’autorità.

    Dalla sua entrata in vigore, la Polizia Nazionale e la Guardia Civil hanno arrestato 157 persone per atti legati alla violazione dei precetti dello stato di allarme, in tutta Spagna.

    Di questi, 60 sono stati arrestati mercoledì scorso, secondo il Ministero dell’Interno.

    Il Consiglio Generale della Magistratura (CGPJ) ha sospeso ogni attività giudiziaria non urgente per la durata dello stato di allarme, ma i servizi di guardia continuano ad operare e sono questi che si fanno carico delle denunce dei cittadini che violano il confino o qualsiasi misura stabilita dal Governo.

    dalla Redazione

     

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