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    Spigolature marzo 2020: Maschere

    Spigolature marzo 2020: Maschere

    J. Ensor, L’ironie, 1911

    I sintomi delle malattie mentali dei nostri giorni sono quattro.

    Uno è l’“autolesionismo celato”: il piacere di trattarsi male, ma quasi goderne grazie alla maschera dell’esibizionismo.

    Di molti leggiamo meravigliosi racconti di vacanze da sogno o di una vita che vivono sopra le righe.

    Ho fatto questo, ho fatto quello!

    Sono stato nell’hotel a 5 stelle vedessi che roba!

    Mio figlio è straordinario, guarda in questo video com’è avanti!

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    Questa maschera di esibizionismo è quella che nasconde l’autolesionismo.

    Non hanno un euro ma mostrano un portafoglio, dove però dentro non c’è niente.

    Si fanno un selfie sopra una Harley Davidson parcheggiata, per poi tornare a casa col loro ciclomotore.

    Mostrano una foto bellissima spacciandola per fatta da loro.

    Vi sono persino anziani che mettono un paio di jeans aderenti per sembrare più giovani con una conchiglia “in quel punto” così da far sembrare che lì ci sia qualcosa e invece non c’è niente.

    Il secondo sintomo è “l’individualismo disumano”. 

    Certamente un certo individualismo è positivo, uno deve avere la sua identità per stimarsi!

    Ma immaginiamo delle persone dentro una scialuppa, il mare è agitato e si rischia il capovolgimento del natante. Invece di dire “come possiamo aiutarci per salvarci?”, ecco che scatta l’individualismo impietoso: io faccio così ma non lo dico agli altri che poi mi fregano l’idea, io so nuotare e non m’interessa se gli altri non riescono a stare a galla, io me la cavo nascondendo per me l’unico salvagente a bordo, se sei caduto in acqua non ti tendo la mano che potrei finirci anche io.

    Come chi spacca un finestrino di un’auto per rubare i pochi euro che hanno visto nel cruscotto senza considerare che poi il proprietario dovrà spendere soldi e tempo per rimediare .

    Terzo sintomo è “la recita”: alcuni non esistono se non parlano.

    Loro pensano di esistere per quello che dicono, non per quello che fanno.

    Molti indossano una maschera e non sanno più qual è il loro volto.

    Stanno bene solo se recitano: “sto parlando e tutti mi dovete ascoltare”.

    Uno che descriveva bene di questa malattia era Luigi Pirandello.

    Aveva capito la follia perché aveva una moglie malata di mente.

    “Uno nessuno e centomila” è un testo perfetto per comprendere questa malattia mentale”.

    Questa maschera che indossano per gli applausi è quella che decanta che è andato in vacanza per un mese in un posto da paradiso, invece è stato via solo per una settimana con un sacco di problemi.

    Oppure indossa la maschera che racconta di vivere in una casa stupenda quando in realtà è un monolocale, con un’unica finestra e un vaso di fiori secchi.

    In altre parole si autocelebrano millantando crediti che non hanno.

    Il quarto sintomo: “la fede”.

    Ma non quella in Dio, qui ci riferiamo a quella del “credere”, del miraggio, pensare insomma che domani ci sarà “un miracolo”.

    Poi se lo farà Dio, Padre Pio, lo zio d’America o chiunque altro poco importa, loro comunque si illudono.

    Noi viviamo dentro drammi sociali, in una fogna, ma questi “credono” che domattina ci sarà un miracolo che gli cambia la vita e sono ben lungi dal guardarsi intorno per trovare una soluzione e poi agire con le loro uniche forze; aspettano un “Godot”, che non arriverà mai. 

    Se si togliessero questa maschera, si vergognerebbero della loro esistenza e sarebbe terrificante, se si togliessero la fede, si vedrebbero aridi e sarebbe per loro grave: in psichiatria si definisce “situazione anaclitica” una depressione infantile con tendenza all’autoaggressività.

    Parafrasando Ungaretti: “L’uomo, … Attaccato sul vuoto. Al suo filo di ragno, … non seduce se non il proprio grido. Si ripara dal logorio creando tombe, e… non gli rimangono che le bestemmie”.

    Andrea Maino

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    J. Ensor,  L’ironie, 1911

     

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