Questa domanda noi residenti ce la sentiamo fare ogni giorno ultimamente.

Parenti, amici, clienti e persino zie lontanissime, di cui avevamo perse le tracce negli anni, ora ci chiamano per saperlo.

La risposta non è semplice, ma equivale alla stessa che in genere diamo quando, in modo affatto ingenuo e disinteressato, la gente chiede come si vive qui.

Cerchi di essere entusiasta ma non troppo positiva, descrivere sì, ma senza entrare in dettagli della vita spicciola; onesta nelle lamentele, ma non irrispettosa, specie con chi, hai intuito, proviene da situazioni ormai precipitate.

Ti sforzi di restare garbata ma poi vai subito con la mente a “ravanare” i gioielli di famiglia quando ti rispondono BEATA TE!!!

Per fortuna nonostante qualche contagio, qui la giostra turistica sembra rimanere inarrestabile.


Ammetto, ci sono stati comunque piccoli sprazzi d’isteria collettiva.

La classica incetta di mascherine e gel, con speronate di carrelli che hanno lasciato alcuni scaffali poco forniti.

Tutto a seguito dell’italiano che, suo malgrado, ha tenuto sotto “sequestro” un intero hotel.

Hotel Costa Adeje Palace – La Caleta

Certo, ben vengano misure cautelative, farle però anche agli aeroporti in entrata no?

Ma qui alle Canarie Dio ci ama.

Lui sa che non siamo in grado di autogestirci, così ci ha mandato una forte Calima (con vento e sabbia del deserto) per tenerci in casa 3 giorni e quindi evitare ogni contagio: il tutto poi, all’inaugurazione del nostro famoso carnevale.

Non è geniale?

Rettifico quindi, la “sciura” canaria ha sicuramente svaligiato presidi medici, non per paura verso il povero italiano ma solo per pulirsi il terrazzo.

Qui le cose le facciamo bene ed a fondo.

Comunque c’è di positivo che, il giorno dopo del fatto, probabilmente abbiamo superato la Casa di Carta nelle digitazioni “sequestro” su Google Spagna.

Inoltre molti avranno forse finalmente capito dove si trovano e come si chiamano “le Tenerife”!

Certo, ormai dire Italiano qui è quasi sinonimo di untore, con relative freddure e barzellette su di noi.

Ma fino a che non degenera, no pasa nada.

Nel mentre Inglesi, Tedeschi e Russi continuano a prenotare appartamenti ed escursioni con una calma, ingenuità e noncuranza che Morgan spostati.

L’autoctono anziano, invece, cresciuto in piccole realtà rurali, lontano dal turismo di massa, non si sta preoccupando più di tanto.

Forse perché non si chiama “DORADA-VIRUS”.  (passatemela questa freddura, visto il caldo di questi giorni, se circola un po’ di birra in più fa solo che piacere).

Comunque ora mi cruccio di non aver monitorato meglio le ceste di oggetti alla Lidl.

Sono certa di averle viste le mascherine monouso da falegname, confezione risparmio da 100 unità.

Chissà adesso che bell’investimento immobiliare avrei potuto fare rivendendole…

Spero comunque che tutto passi presto, per poter tornare a lamentarmi di piccole e futili cose.

Morena Del Raso