La Camera bassa del Parlamento marocchino ha approvato nei giorni scorsi, tra i prolungati applausi dei deputati, due leggi che estendono i confini marittimi del Paese e li sovrappongono alle acque delle Canarie.

Questa mossa del Paese nordafricano risponde, secondo il suo ministro degli Esteri, Naser Burita, al diritto del Marocco di determinare il proprio spazio a partire dalle linee di base, dagli studi e dalla Convenzione dell’ONU sul diritto del mare.

Con queste due leggi, il paese africano delimiterà le 12 miglia delle acque territoriali, le 200 miglia della Zona Economica Esclusiva e le 350 miglia della piattaforma continentale per armonizzare le sue leggi interne con la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare che il Marocco ha adottato nel 2007.

Ogni paese può esercitare la propria sovranità sulle dodici miglia di mare che si trovano sulle sue coste.

Da lì, le 200 miglia successive costituiscono la cosiddetta Zona Economica Esclusiva (ZEE), in cui il paese proprietario può conservare e gestire le risorse naturali del mare e del sottosuolo e, al massimo, ogni Stato può estendere la propria piattaforma continentale fino a 350 miglia per esercitare i diritti sul sottosuolo marino.

Tuttavia, affinché l’allargamento dei confini marittimi diventi effettivo, sarebbero necessari il negoziato e l’accettazione da parte dei paesi vicini, in questo caso Spagna, Algeria, Mauritania e le autorità del popolo saharawi, di cui Rabat non tiene alcun conto perché considera proprie le acque del Sahara occidentale.


Si tratta di una questione molto delicata, soprattutto per la Spagna, che è il Paese che deve gestire la decolonizzazione del Sahara Occidentale, ex colonia spagnola, e che non ha fermato l’espansione del Marocco in quella zona rilevata negli anni Settanta e di cui sfrutta le risorse naturali come se fossero proprie.

Anche se la Spagna non ha riconosciuto la sovranità del Marocco nel Sahara occidentale, non ha nemmeno agito contro di essa.

Ora che l’espansione marittima voluta da Rabat non riguarda solo le acque del Sahara, ma anche quelle delle Canarie, la Spagna dovrà intervenire.

Il ministro degli Esteri Arancha Gonzalez che ha in programma un incontro con il suo omologo marocchino a Rabat, per il momento, si è limitata a dire che il paese africano sa che le acque adiacenti devono essere delimitate di comune accordo.

Da parte sua il ministro degli Esteri marocchino ha voluto inviare un messaggio rassicurante dicendo che il suo Paese non ha alcuna intenzione di imporre il fatto compiuto alla Spagna su questo tema, poiché il paese iberico è un partner strategico e un alleato fidato.

Nel frattempo, il Frente Polisario respinge l’iniziativa marocchina e punta il dito contro la Spagna, biasimandola per l’immobilità nel frenare le ambizioni espansionistiche di Rabat sul territorio e sulle acque del Sahara.

Il segretario nazionale e capo della commissione affari esteri del Polisario, Mohamad Jadadad ha affermato che questo atto si colloca nel contesto della disperata campagna che il Marocco sta portando avanti per legittimare la sua occupazione illegale di parti del Sahara occidentale, per mezzo della corruzione e del coinvolgimento di entità straniere.

Il Marocco sostiene di avere il diritto di definire i suoi confini marittimi, ma non lo aveva fatto fino a quando non si è scoperto che sotto le acque a sud delle Canarie si trova una montagna chiamata Tropic, un antico vulcano ricco di tellurio, altri minerali e metalli.

Nel 2009 il governo spagnolo aveva presentato la richiesta di estendere la sua piattaforma continentale per ottenere la proprietà delle risorse nascoste nel Tropic, che saranno la chiave di una futura rivoluzione nella produzione di pannelli solari e auto elettriche.

Nel luglio 2017, il governo marocchino aveva già approvato due proposte di legge che miravano a includere le acque del Sahara occidentale nei suoi possedimenti e a delimitare il confine marittimo con le Isole Canarie.

All’epoca, il portavoce dell’esecutivo, Mustafa Jalfi, insisteva sul fatto che nessuno potesse mettere in discussione la sovranità del Marocco sul proprio territorio.

In questo modo, la Spagna era stata messa in guardia già due anni fa sulle possibilità di accedere alle risorse del Tropic.

Dallo scorso dicembre, quando il Parlamento marocchino ha dato l’annuncio delle due leggi sull’ampliamento dei confini marittimi, le reazioni nelle Isole Canarie non sono mancate.

Tutti i partiti hanno chiesto che il governo dell’Arcipelago e quello spagnolo si esprimano con forza di fronte a quella che alcune formazioni hanno definito una pretesa unilaterale di annessione delle acque delle Canarie.

Il presidente delle Canarie, Ángel Víctor Torres, ha insistito più volte sul fatto che la Spagna alzerà la voce se il Marocco toccherà un millimetro delle acque delle Isole.

Coalicion Canaria è andata oltre e ha invitato la Spagna a presentare un reclamo alle Nazioni Unite.

Nueva Canarias ha chiesto che sia il governo centrale a fermare le aspirazioni marocchine; il Partito Nazionalista Canario si unisce alla richiesta di CC.

Anche Sí Podemos respinge l’iniziativa marocchina e invoca fermezza di fronte a queste pretese.

Claudia Di Tomassi