Secondo i residenti di Lomo de las Bodegas, se non verrà eliminato il problema delle capre, non si potrà più piantare niente.

Il Cabildo di Tenerife, attraverso l’Area di Gestione dell’Ambiente Naturale e della Sicurezza ha concordato con i residenti di Anaga di porre rimedio al problema delle capre selvatiche nello spazio naturale protetto.

L’iniziativa rientra tra le azioni previste nella commissione che il Cabildo ha convocato per il controllo degli erbivori sia nel massiccio di Anaga che nel Parco Rurale di Teno.

Uno dei consiglieri della zona, Isabel Garcia ha riconosciuto che la situazione è critica, perché, anche se la presenza di capre nella zona risale a molti anni fa, da poco hanno cominciato a creare problemi molto gravi.

Garcia ha anche ringraziato i residenti per la disponibilità e per aver proposto soluzioni e sostegno della campagna di controllo di questi animali iniziata dal Cabildo.

Ha poi aggiunto che l’incontro ha fatto nascere ottime idee che l’amministrazione prenderà in considerazione al fine di migliorare il piano di controllo.


Gli abitanti dei villaggi del massiccio di Anaga sono concordi nel sostenere che se non verrà eliminato il problema delle capre, non si potrà più piantare niente.

Raccontano che alberi di quasi cento anni al passaggio di cinque maschi in pochi minuti finiscono per diventare niente altro che bastoni.

Più del 70% delle capre selvatiche sono maschi di peso compreso tra 80 e 90 chili, molto difficili da gestire e con molta forza.

Nel caso si riesca a prenderli con le corde sono difficili da domare o perché si inginocchiano e non è più possibile farli muovere o perché attaccano.

La maggior parte delle richieste degli abitanti è relativa alla distruzione di alberi da frutto e campi, ma anche di edifici perché le capre salgono sui tetti alla ricerca di foraggio dagli alberi e, facendo rotolare le tegole, danneggiano le coperture.

Durante l’incontro è emerso che le capre selvatiche non rappresentano solo un problema per le colture, ma anche le per piante endemiche, uniche al mondo, che vengono mangiate, calpestate e non crescono più, e, infine, per gli alveari che al loro passaggio finiscono a terra e vengono distrutti.

Claudia Di Tomassi