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    L’Intelligenza Turistica

    Una delle ragioni per cui il turismo si è sviluppato nelle Isole Canarie, secondo lo storico Nicolás González Lemus, è la salute.

    A partire dagli anni ’80 del XIX secolo, migliaia di pazienti si spostarono sulle Isole per cercare le proprietà benefiche dell’acqua e la brezza marina dell’Arcipelago, e contribuirono alla costruzione di grandi alberghi come il Taoro a Puerto de la Cruz e il Santa Catalina a Las Palmas de Gran Canaria.

    Era la miccia di un fenomeno che avrebbe sconvolto per sempre la società insulare.

    Sulla scia di una crescita economica sorprendente, il censo delle città dell’entroterra crollò.

    Centinaia di famiglie si trasferirono vicino alle zone in sviluppo per offrire servizi ad un enorme e crescente volume di visitatori, abbandonando gli usi culturali che per secoli avevano delineato il tessuto sociale delle Isole.

    Nei primi decenni, la forza lavoro era costituita principalmente da giovani che avevano lasciato gli studi per un lavoro che non richiedeva nessuna ulteriore formazione.


    Sono passati molti anni da quando sono arrivati i primi stranieri che hanno gettato le basi per lo sviluppo delle attività turistiche.

    Il turismo rappresenta oggi il 34% del prodotto interno lordo delle Canarie che, parallelamente, sono state in grado di creare talenti e anche di esportarli.

    Il Ministro della Scienza, dell’Innovazione e dell’Università, Pedro Duque, ha visitato, nei giorni scorsi, l’Instituto Astrofísico de Canarias e si è interrogato sul ritorno di questi giovani in patria, sugli incentivi necessari per farlo e come accoglierli.

    La piattaforma per accoglierli esiste.

    Occupa il 34% dell’Arcipelago e conta 14 milioni di clienti all’anno che richiedono nuove modalità di gestione delle entrate e delle uscite.

    Consumo e produzione di energia, smaltimento dei rifiuti di domotica, robotica, progettazione di strutture, urbanistica, architettura e ingegneria.

    Senza dimenticare l’arte, lo spettacolo e la cultura.

    E da lì all’infinito, perché, da tempo, il turismo non è più solo un’amaca sotto l’ombrellone.

    Il canario Iván Álvarez ha conseguito il dottorato in Architettura, un master in città turistiche costiere, ed è ricercatore e filosofo.

    Professore della Scuola di Turismo dell’Università di Barcellona, Álvarez, insieme ad un team della Cornell University di New York, progetta architetture alberghiere basate sulle sensazioni dei suoi clienti, che quantifica attraverso lo studio facciale dei suoi ospiti monitorati secondo per secondo.

    Daniel Alemán, un altro isolano, ha sviscerato massicce quantità di dati in particolare dei 53.000 lavoratori della General Electric, risolvendo e sistemando problemi che vanno dalla produzione all’amministrazione dell’azienda basandosi sul Big Data.

    Arminda Morán, anch’essa originaria dell’Arcipelago, è un ingegnere delle telecomunicazioni, master in comunicazioni satellitari e mobili e project manager di CrowdVision, una società britannica che controlla i movimenti delle persone negli aeroporti per evitare code e migliorare il servizio passeggeri.

    Carlos Quevedo Ortego è direttore delle vendite di Silversea Cruises, la compagnia di crociere a sei stelle più prestigiosa al mondo, e Lola Pardo de Donlebúnm, è responsabile dello sviluppo di nuove tecnologie presso la Fondazione bancaria ‘la Caixa’.

    Ha partecipato alla nascita di Apple con il primo team di Steve Jobs, ha progettato il piano di acquisto e vendita, l’analisi della rotazione dei prodotti e il coordinamento dei team di vendita indiretta negli hotel Meliá a Cuba.

    Questi sono solo cinque esempi di potenzialità, ma se ne possono trovare centinaia, perfettamente adattabili alla realtà attuale delle Isole, in un momento in cui i clienti di tutto il mondo sono alla ricerca di esperienze e dove nascono concetti innovativi come l’Intelligenza Turistica (IT).

    Attraverso l’informatica i dati di milioni di clienti vengono incrociati per mettere a punto la qualità dei prodotti con l’intervento di algoritmi.

    Nel prossimo futuro verranno create guide virtuali in grado di conoscere gli interessi di ogni persona, prenotando voli e hotel, o si farà uso di tecnologie tattiche per visitare le strutture in anticipo e persino selezionarle sulla base di sensazioni come il freddo, il caldo o gli aromi.

    A questo si aggiunge la necessità di adattare e curare in maniera quasi ossessiva le strutture e il loro ambiente, sia urbano che paesaggistico.

    Bisogna creare nuovi incentivi per offrire un prodotto differenziato in un pianeta dove nulla sfugge, dove ogni dettaglio negativo può rovinare tutto.

    I social network come Instagram – considerata la nuova grande “agenzia di viaggi” del XXI secolo – hanno 500 milioni di utenti che espongono le loro esperienze in 95 milioni di fotografie e video al giorno.

    Una trasformazione, insomma, che non solo supera di gran lunga il modello tradizionale, ma lo fa ad una velocità esponenziale.

    Le Isole Canarie, pioniere europee nel settore, sono il motore e ci sono centinaia di piloti in grado di guidarle ad affrontare questa sfida.

    Manca solo il legante necessario per ordinare, organizzare e sostenere questa intelligenza turistica che pone l’Arcipelago di fronte al futuro.

    Bina Bianchini

     

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