8Una nuova piattaforma diagnostica è in grado di trovare gli anticorpi che l’organismo genera naturalmente quando è affetto da cellule tumorali.

Si tratta di un nuovo test che analizza la risposta del sistema immunitario al cancro nelle sue fasi iniziali ed è in grado di rilevare la malattia ai polmoni quattro anni prima di quanto si ottiene con gli attuali metodi diagnostici.

Un esame del sangue, seguito da una TAC a bassa dose, può aumentare il numero di pazienti con diagnosi nello stadio iniziale della malattia.

Si tratta della piattaforma diagnostica Oncimmune EarlyCDT, che sfrutta la risposta del sistema immunitario per rilevare la presenza di autoanticorpi generati dall’organismo come parte della difesa naturale contro le cellule tumorali.

I risultati sono stati presentati a Barcellona durante il Simposio del Presidente della World Lung Cancer Conference 2019, organizzata dall’International Association for the Study of Lung Cancer Cancer (IASLC).

Lo studio effettuato in modalità random è stato condotto in Scozia su circa 12.000 persone che erano ad alto rischio di cancro ai polmoni.


I risultati hanno mostrato che nei due anni successivi al test polmonare EarlyCDT è stato possibile individuare un numero maggiore di persone nella fase iniziale della malattia rispetto ai metodi convenzionali.

Gli autori ritengono che questo studio sia il più grande tra gli studi eseguiti in qualsiasi parte del mondo per l’individuazione del cancro al polmone utilizzando biomarcatori.

Inoltre, EarlyCDT Lung permette alle persone di essere classificate in base al rischio di sviluppare il cancro ai polmoni.

Il Dr. Luis Seijo Maceiras, co-direttore del dipartimento di pneumologia presso la Clínica Universitaria de Navarras, ha spiegato che fino ad ora, la diagnosi precoce di cancro ai polmoni è stata fatta esclusivamente con tomografia assiale computerizzata, scanner o TAC a bassa dose, cioè, un test di imaging effettuato su fumatori, paragonabile a mammografie fatte su donne sopra una certa età.

I ricercatori dicono che il prossimo passo sarà quello di condurre una valutazione più ampia, basata su una popolazione fino a 200.000 pazienti per studiare le implicazioni di questa diagnosi sulla sopravvivenza e la mortalità in un ambiente reale.

Per il Dr. Frank Sullivan, professore di medicina all’Università di St. Andrews in Scozia e ricercatore principale dello studio, questi risultati hanno implicazioni globali significative per la diagnosi precoce.

Per il Dr. Seijo Maceiras la comparsa sulla scena di un’analisi del sangue di questo tipo offre molti vantaggi e promette di rivoluzionare il campo dello screening oltre a facilitare la gestione nella pratica clinica abituale dei noduli polmonari.