La maggior parte dei cittadini non conosce la Ley de segunda oportunidad (legge n. 25/2015), il cui obiettivo è quello di alleggerire l’onere finanziario delle persone fisiche che non sono più in grado di far fronte ai debiti contratti.

Si tratta di una legge che permette a privati, liberi professionisti e piccoli imprenditori, con debiti non superiori a 5 milioni di euro, di ottenere un esonero parziale o totale dagli stessi attraverso un meccanismo concorsuale del tutto simile a quello applicato alle imprese in fallimento.

Per avvalersi della normativa in questione il debitore dovrà previamente soddisfare una serie di requisiti volti a dimostrare la sua “buona fede”:  non  aver provocato volontariamente la sua situazione di insolvenza, non aver ricevuto condanne per crimini contro il patrimonio, il Fisco, la Previdenza Sociale o contro i diritti dei lavoratori negli ultimi dieci anni, non aver già usufruito della legge nei dieci anni precedenti e non aver volontariamente frustrato le possibilità di pagamento dei debitori (ad esempio rifiutando offerte di lavoro consone al proprio profilo professionale).

Assodato l’elemento della buona fede, la Legge permette una ristrutturazione della situazione finanziaria del debitore attraverso due passaggi:

1) Accordo di pagamento stragiudiziale.


La prima fase consiste in un tentativo di rinegoziazione stragiudiziale del debito, attraverso l’assistenza di un mediatore professionale. 

Questi eventuali accordi comprendono sia riduzioni sostanziali del debito esistente che un prolungamento dei tempi di soddisfazione del debito sino a dieci anni e la sospensione di eventuali azioni esecutive in corso.

2) Beneficio dell’esonero.

Nel caso in cui gli accordi  di pagamento falliscano o siano insufficienti, si entra nella seconda fase per ottenere giudizialmente lo stralcio del debito con rilevanti benefici come la cancellazione del proprio nome dalla lista dei cattivi pagatori e la conseguente possibilità di accedere nuovamente al credito bancario o liberarsi del mutuo impagato semplicemente cedendo il bene immobile all’Istituto di Credito titolare dell’ipoteca.

Quindi il debito sparisce per sempre?

Non esattamente. 

La riduzione (se si è trovato un accordo nella prima fase) o la cancellazione del debito (se si è arrivati alla seconda fase) possono essere revocati se nei successivi 5 anni il debitore disattende il piano di pagamento o le circostanze alla base dell’applicazione del beneficio di esonero sono venute meno, perché ad esempio si scopre il debitore ha nascosto beni ed entrate aggredibili dai creditori o le sue condizioni economiche sono radicalmente migliorate.

Va peraltro sottolineato che quando fu varata la normativa in questione non contemplava i debiti contratti con le Pubbliche Amministrazioni (Fisco e Previdenza Sociale) che in molti casi costituivano la parte più sostanziosa delle obbligazioni rimaste insolute, ostacolando di fatto l’applicabilità della legge.

Fortunatamente una recente sentenza del Tribunal Supremo (luglio 2019) ha aperto le porte alla modificazione della normativa in senso più favorevole ai debitori, consentendo loro di beneficiare di una possibile esenzione fino al 70% dei debiti contratti con le P.A. e di poter saldare il residuo con piani di rientro estensibili fino a 5 anni.

Avv. Elena Oldani