I due villaggi Caleta de Sebo e Casas de Pedro Barba, contano poche case, spiagge spettacolari e tanta tranquillità.

Da quando sono stato all’isola La Graciosa sono trascorsi tanti anni e nel frattempo c’è stato il riconoscimento ufficiale dal Senato di Spagna come ottava isola dell’arcipelago Canario.

Quando arrivai per la prima volta a Caleta de Sebo sull’isola comandava Margarita Páez, detta ‘Margarona’, che aveva varie proprietà nella “capitale”, tra cui un supermercato e una  locanda con bar  ristorante.

Al bar di Enriqueta conobbi suo genero Carlos Rodríguez, che ha un taxi safari per portare i turisti in giro per l’isola.

Don Carlos, marinaio in pensione, è come un libro di racconti e tra le tante cose mi ha insegnato i segreti e i trucchi della pesca.

Spesso  sedendosi nella terrazza di fronte al porticciolo di Caleta mi raccontava cose incredibili.


Ricordava quando non c’era ancora il cimitero e i morti bisognava portarli con la barca e poi a spalla per El Risco fino a Haria.

A volte le donne trasportavano il pescato per Lanzarote in ceste che sistemavano sulla testa e al ritorno facevano lo stesso portando quello che avevano scambiato a Haria.

La camminata era faticosa, prima la salita per el Risco, poi si doveva passare per Guinate e Maguez fino al villaggio.

In quegli anni funzionava la Salina del Rio a Lanzarote e bisognava andare a lavorare in barca a remi portandosi cibo e acqua per la giornata lavorativa e poi di sera si rientrava in barca a Caleta.

Pepe “il salpa” che era amico di Don Carlos Rodriguez, mi raccontava che le donne di La Graciosa sono state quelle che hanno sostenuto il peso di tutto, della lotta contro le intemperie, le malattie, la fame e l’isolamento e il far da mangiare con poco.

Margarita Páez “Margarona” e Enriqueta Romero furono le prime “imprenditrici” che diedero vita a Caleta de Sebo con la locanda, il bar e il supermercato.

Verso il 1930, invece, Jorge Toledo fondò le attuali Linee Romero, la prima linea di trasporti che univa La Graciosa con Órzola.

Al principio era un barchino in cui ci stavano solo pochi viaggiatori, in seguito invece lo ereditò la figlia Juana González Toledo che si sposò con Juan Romero.

Quest’ultimo ampliò l’impresa comprando più imbarcazioni e ora oltre alla linea tra Caleta de Sebo e Orzola, la ditta effettua quelle tra Playa Blanca, Lanzarote, Corralejo e Fuerteventura.

Riguardo al nome di La Graciosa ci sono diverse opinioni, però secondo lo storico di Lanzarote Agustín Pallarés Padilla si può affermare con tutta sicurezza che la spiegazione data dagli storici della fine del XVI secolo è infondata.

L’architetto militare italiano Leonardo Torriani e il monaco andaluso Juan de Abreu Galindo narrano che il nome La Graciosa sarebbe stato dato dagli eserciti del conquistatore normanno Juan de Bethencourt durante uno dei suoi viaggi proprio per l’aspetto gradevole del luogo.

In realtà il nome figura in documenti anteriori all’arrivo della spedizione  di Betancourt in Canaria.

Ricordo ancora una conversazione con Enriqueta Romero nella sua vecchia locanda.

In quell’occasione mi raccontava che non aveva potuto studiare perché suo padre aveva bisogno di aiuto e già a 7 anni guardava le capre, andava e veniva da El Risco portando pesce nella cesta sulla testa e tornando con pomodori, patate, gofio, verdura e frutta.

Negli anni ’70 iniziò a dedicarsi alla pensione e al bar che ora contano 12 camere e un ristorante di un certo livello dove la paella non la prepara più lei, ma ci pensano i due cuochi e i quattordici dipendenti.

Ora che la Graciosa è diventata l’ottava isola delle Canarie abitata con 720 anime tutte residenti a Caleta de Sebo, perché Casas Pedro Barba ha solo una ventina di case per vacanze, di fatto potrebbero iniziare ad asfaltare le strade, ma come dice Carlos, il giorno che lo faranno questa non sarà più La Graciosa.

Alberto Moroni