Con 30 pescherecci e 709 uomini furono catturati tre milioni di esemplari, mentre a Terranova 6 mila imbarcazioni con 120 mila marinai non superavano i 48 milioni.

Nel 1860 la Spagna e il Marocco firmarono a Tetuan un trattato di pace molto importante per le Canarie.

Per la Spagna firmò il documento il generale Garcia y Miguel e il direttore generale della Politica Ligues y Bardaji. Per parte marocchina Sid Mohamed el Jetib, avvocato di Tangeri, il funzionario della cavalleria e rappresentante del re del Marocco, Chabli Ben Abd el Melek.

A partire da quel momento i canari si diedero alla pesca, mentre britannici, francesi e italiani alle esplorazioni.

I canari bypassarono il re del Marocco e aggirarono la presenza spagnola approfittando della distanza tra le Canarie e la penisola.

Iniziarono così i primi contatti ufficiali dei sahariani con rappresentanti dell’amministrazione europea.


I canari che al tempo facevano pressione su Madrid per bloccare la giovane diplomazia tribale sahariana, chiedevano il posizionamento di basi commerciali di fronte alle Isole, all’altezza di quello che attualmente è Capo Bojador.

L’accordo tra Madrid e Rabat del 1860 stabiliva che la Spagna poteva ampliare i propri confini e il Marocco accettava la presenza di missionari.

Nell’ottavo articolo si indicava che il Marocco concedeva a tempo indeterminato una postazione fissa che, in seguito, venne chiamata la Piccola Santa Cruz.

Un luogo nato per l’attività di pesca e che ora è un sito archeologico.

Poche settimane dopo venne siglato un accordo commerciale tra Spagna e Marocco in cui gli articoli 57, 58 e 59 mostrano che i pescatori canari avevano diritto di esercitare la pesca.

Alle Canarie c’era interesse nel controllare questo spazio perché nel frattempo uno scozzese chiamato Jorge Glass aveva chiesto al Marocco di potersi sistemare in quella zona nel 1864.

Nel 1868 la Commissione per la Pesca a Madrid riconobbe l’importanza per l’Arcipelago di quell’area di pesca.

A quell’epoca, secondo i dati in possesso della Sociedad Economica del Pais a Gran Canaria, 30 pescherecci con 709 uomini delle Canarie pescavano tre milioni di merluzzi, mentre i 6.000 pescherecci a Terranova con 120 mila marinai non superavano i 48 milioni.

L’impegno dei pescatori canari era tale che non si registrarono annegamenti.

Nel 1791 la Spagna importava tre milioni di kg di merluzzo dalla Francia e nel 1861 15 milioni di kg.

Nel 1880 la quantità annuale di pesce che la Spagna comprava dall’estero aveva raggiunto gli 80 milioni di kg.

La flotta spagnola contava 150 imbarcazioni tra le 40 e le 60 tonnellate.

Vista la ricchezza, i Sahariani cercarono di stabilire un accordo commerciale con i britannici e uno di protezione militare con la Francia.

Uno dei capi tribù sahariani era Beiruk.

Accettò di incontrare l’esploratore commerciale John Davidson e gli spiegò che la merce che controllava con le carovane dal Sudan, da Akka, Chingueti, Tagakant, Turibucti e altri punti, si concentravano nella sua capitale, Guelmin, regione da dove proviene buona parte delle persone che attualmente arrivano sulle Isole.

Il britannico che cercava di ottenere la fiducia dei Sahariani, prese accordi per portar loro armi, stoffe e zucchero dal Regno Unito.

Davidson morì nel deserto in direzione del Mali nel dicembre 1836. 

Il piroscafo con la mercanzia non poté attraccare nel Sahara e tornò nel Regno Unito, probabilmente senza passare per le Canarie affinché non venissero scoperte le armi che portava nella stiva.

Se queste armi fossero arrivate, la storia dei confini del Sahara probabilmente sarebbe stata diversa da come la conosciamo attualmente.

Nel 1850 Beiruk fece vanto dei suoi commerci provenienti da Tuat, Tafilet e Timbuctu.

Da lì nacque l’idea britannica di arrivare in Sudan attraversando il Sahara per 3.200 km.

Questo per non dipendere dai 10 mila cammelli dei Sahariani che ogni mese di ottobre andavano da Tinduf e da Akabar a Timbuctù

Dopo l’avventura scozzese, arrivò sulle isole Donald McKenzie che ebbe l’idea di inondare il Sahara e renderlo navigabile fino al Mali per poi arrivare al Sudan.

Chiaramente fallì.

Michele Zanin