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Le amministrazioni pubbliche dell’Arcipelago non hanno presentato le relazioni sulla gestione preventiva dei rischi di inondazione, il cui termine è scaduto nel 2015, nonostante sia stato richiesto da Bruxelles in due occasioni.

La Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea ha pubblicato nei giorni scorsi il deferimento alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGCE) di una causa della Commissione Europea (CE) contro la Spagna per violazione della Direttiva sulla valutazione e gestione dei rischi di alluvione (2007/60/CE) nelle Isole Canarie.

La Commissione chiede alla Corte di dichiarare che la Spagna è venuta meno agli obblighi di presentare piani di gestione del rischio di alluvione per Gran Canaria, Fuerteventura, Lanzarote, Tenerife, La Palma, La Gomera e El Hierro e di sottoporre alla consultazione pubblica le carte dei pericoli e dei rischi per Gran Canaria, Fuerteventura e La Palma.

La Spagna doveva conformarsi a tali disposizioni entro il 22 dicembre 2015, come richiesto dalla direttiva del 2007, pertanto nel gennaio 2019 la Commissione ha annunciato che sarebbe intervenuta contro la Spagna dinanzi alla Corte di Giustizia Europea in Lussemburgo.

La denuncia è stata presentata il 16 maggio scorso.

La Commissione chiede che la Spagna sia condannata alle spese, senza specificare l’importo delle spese.


Inoltre, nel riassunto presentato dai rappresentanti della CE E. Manhaeve e E. Sanfrutos Cano, in qualità di agenti, la Commissione sostiene che la Spagna è venuta meno agli obblighi relativi alla valutazione e alla gestione dei rischi di alluvione, che imponeva agli Stati membri, sulla base di mappe dei rischi e dei pericoli, di presentare piani di gestione entro il 22 dicembre 2015.

Nel caso delle Isole Canarie, la Spagna non ha presentato il piano per nessuna isola.

Secondo la Commissione europea, la Spagna non ha inoltre rispettato, nel caso di Gran Canaria, Fuerteventura e La Palma, l’obbligo di avviare una fase di informazione e consultazione pubblica delle aree a rischio potenziale e significativo di alluvione (ARPSI), delle mappe dei pericoli e dei rischi, e dei piani di gestione.

La direttiva obbliga gli Stati membri a incoraggiare la partecipazione attiva delle parti interessate ai piani di gestione dei rischi.

In effetti, Bruxelles ha deciso di procedere presso la Corte di Giustizia Europea dopo aver constatato che, nonostante due precedenti avvertimenti, i piani di gestione del rischio di inondazione dei sette distretti idrografici delle Isole Canarie non sono stati ancora completati.

A questo proposito va sottolineato che nel marzo 2018 la Commissione Europea ha anche denunciato la Spagna per non aver ottemperato agli obblighi derivanti dalla direttiva quadro in materia di acque (2000/60/CE) relativa ai piani idrologici dei bacini delle Isole Canarie.

Gli obblighi relativi ai piani sono inclusi nella direttiva sulle alluvioni, il cui obiettivo è quello di ridurre e gestire i rischi che le stesse rappresentano per la salute umana, l’ambiente, le attività economiche e il patrimonio culturale.

In base a tali norme, gli Stati membri dovevano ultimare e pubblicare i loro piani di gestione del rischio di alluvione e notificarli alla Commissione entro il 22 marzo 2016.

Nonostante l’avvertimento, il Governo delle Isole Canarie ha avviato un processo di tutoraggio e consulenza tecnica ai consigli comunali per cercare di accelerare la procedura e rendere più facile per le istituzioni delle Isole l’approvazione.

Ad eccezione dei consigli insulari di Tenerife e Gran Canaria, il resto delle Isole non dispone quasi di personale per la stesura delle suddette relazioni, per cui il tutoraggio previsto dal governo regionale, per il momento, non ha avuto alcun effetto.

La direttiva sulla valutazione e sulla gestione del rischio di alluvione considera, tra i principi di base che le alluvioni sono fenomeni naturali che non possono essere evitati, anche se alcune attività umane e i cambiamenti climatici contribuiscono ad aumentare la probabilità che si verifichino e il loro impatto negativo.

L’UE ritiene possibile e auspicabile ridurre il rischio di conseguenze negative, in particolare per la salute e la vita umana, l’ambiente, il patrimonio culturale, le attività economiche e le infrastrutture colpite dalle alluvioni.

Il Parlamento e il Consiglio, co-legislatori della direttiva, indicano agli Stati membri che i piani di gestione del rischio di inondazione dovrebbero concentrarsi sulla prevenzione, la protezione e la preparazione.

Chiede loro di basare le loro valutazioni, mappe e piani sulle migliori pratiche e sulle migliori tecnologie disponibili.

La direttiva distingue tre fasi: valutazione dei rischi, mappatura e piani di gestione.

La valutazione del rischio porta all’identificazione delle aree a rischio potenziale significativo di alluvione (ARPSI). Il Cabildo de El Hierro ha identificato sei zone ARPSI sull’isola, La Gomera quattro, La Palma sette; Lanzarote 35, Fuerteventura, 33 (7 fluviali e 26 marine); Tenerife 33 (8 fluviali e 25 marine) e Gran Canaria, 44 (6 fluviali e 38 marine).

La fase di mappatura distingue tra il calcolo della mappa del pericolo o della zona di alluvione, e la mappa del rischio, che comprende l’uso del suolo e una stima dei principali danni attesi in caso di alluvione.

Il terzo strumento previsto dalla direttiva sono i piani di gestione dei rischi.

Secondo quanto spiegato dal Ministero spagnolo per la transizione ecologica, sulla base delle disposizioni della direttiva, l’obiettivo è realizzare un’azione coordinata da parte di tutte le pubbliche amministrazioni e della società per ridurre le conseguenze negative delle inondazioni.

La valutazione preliminare del rischio di inondazione redatta dal Consiglio Insulare dell’Acqua di Tenerife analizza gli eventi che si sono verificati a causa delle alluvioni tra il 2011 e il 2017.

Secondo le tabelle, Santa Cruz de Tenerife (compreso San Andrés) è il luogo in cui si è verificato il maggior numero di incidenti, seguita da Costanera (El Rosario) e Costa Adeje.

Per quanto riguarda la valutazione economica dei danni causati da tali eventi, per il periodo di studio esaminato ammonta a più di dieci milioni di euro.

Franco Leonardi