Foto da astroeduca.com

La virulenza delle fiamme e i cambiamenti nella forza del vento hanno portato ad evacuare 9.000 persone.

L’incendio boschivo che ha devastato Gran Canaria ha proseguito senza controllo da nord a sud verso i polmoni verdi dell’Isola e in tre giorni ha triplicato la superficie bruciata, colpendo soprattutto le pinete di Tamadaba e Inagua.

Il fuoco ha minacciato anche i comuni di La Aldea, Mogán e San Bartolomé de Tirajana e ha costretto ad evacuare le cittadine di Cercados de Araña, Ayacata e La Plata, nonché a dare preavviso di sgombero nei quartieri di Soria e Barranquillo Andres, e agli abitanti di El Hoyo, Tasarte e Tasartico.

La pineta di Tamadaba è bruciata quasi totalmente, un disastro ambientale ed economico con conseguenze ancora incalcolabili se si aggiunge la perdita di Inagua e Pajonales, a sud dell’Isola.

Il fuoco, iniziato a Valleseco, ha divorato quasi il 7% della superficie totale di Gran Canaria.

Più di un milione di litri d’acqua non sono stati in grado di far fronte alle fiamme.


Questo incendio è stato considerato il più grave in Spagna nel 2019.

Più di 9.000 residenti dei comuni di Artenara, Tejeda, Valleseco, Agaete, Gáldar, Guía, Moya, San Mateo e San Bartolomé de Tirajana sono stati evacuati dalle loro case lambite dalle fiamme e sono stati alloggiati in centri sportivi, locali comunali o residenze di parenti e amici.

Durante l’emergenza più di 20 strade sono state chiuse e tutti gli accessi alla vetta sono stati riservati alle squadre di spegnimento e a coloro che cercavano di mettere in salvo il proprio bestiame.

Tra domenica 18 e lunedì 19 il fuoco ha ripreso vigore ed è stato di nuovo un inferno per quasi tutti gli abitanti di Artenara e Tejeda, che nell’arco di una settimana sono stati allontanati più volte dalle proprie case.

Anche i residenti di El Valle de Agaete e delle zone alte di Gáldar, Guía, Moya e San Mateo, minacciati dall’avanzata dell’incendio verso il Pinar de Tamadaba, sul fianco destro, e verso la Cruz de Tejeda e Llanos de la Pez, sulla sinistra, sono stati in allerta.

Più di 600 persone hanno lavorato per contenere l’avanzata del fuoco in quei due fianchi e fissare la coda, in quanto era impossibile attaccare il fronte delle fiamme entrate in El Valle de Agaete, il Pinar de Tamadaba e il bacino di Artenara a La Aldea.

Le fiamme all’interno delle pinete hanno superato i 50 metri di altezza come sottolineato dal Presidente del Governo delle Isole Canarie, Angel Victor Torres, dopo gli incontri di coordinamento con il Cabildo, i sindaci dei comuni colpiti e i responsabili delle squadre di spegnimento.

Il Ministro dell’agricoltura, della pesca e dell’alimentazione, Luis Planas, è andato sull’Isola per seguire il lavoro di estinzione e, pur annunciando l’arrivo di mezzi aerei per la drammatica occasione, non ha preso impegni definitivi riguardo all’installazione di una base permanente di idrovolanti nell’Arcipelago.

Una decisione che comunque non sarà possibile prendere in maniera definitiva fino alla fine dell’anno, quando terminerà la campagna nazionale antincendio e verranno fissati i luoghi più sensibili.

Nelle 24 ore successive il perimetro dell’incendio è cresciuto fino a raggiungere i 75 chilometri e l’area colpita è passata da 6.000 a 10 mila ettari, la maggior parte dei quali appartengono a Tamadaba.

Il presidente delle Isole Canarie ha spiegato che il fuoco è stato appiccato nel parco di Tamadaba e da lì è passato ad Agaete e La Aldea, che è stata la zona più complicata e pericolosa da gestire, con fiamme di 50 metri e con una sola strada di accesso che avrebbe potuto intrappolare le squadre di emergenza.

Di fronte a queste difficoltà a Tamadaba, con l’arrivo dei mezzi aerei, si è cominciato a mettere in sicurezza le zone più popolate della parte settentrionale, il che non ha impedito di dover evacuare anche la località di El Saucillo, nell’altopiano di Gáldar.

Una volta che l’incendio è stato contenuto in Caideros, con ripetuti scarichi da quattro idrovolanti, è iniziata la difesa delle aree popolate di El Valle de Agaete, prima con punti di controllo antincendio per proteggere le case, e poi con gli elicotteri.

Il miglioramento del tempo nei giorni successivi aveva dato una tregua e aveva fatto prevedere che nel pomeriggio si sarebbero potuti stabilizzare tutti i fianchi, ma un cambio di vento ha riacceso i focolai nella caldera di Tejeda e nel bacino di La Aldea, con uno spostamento dei fronti a sud e ovest secondo quanto spiegato da Federico Grillo, direttore tecnico e responsabile delle Emergenze del Cabildo.

Lo stesso vento che aveva permesso di contenere il fuoco nel nord, ha reso difficili le operazioni a sud.

Il fuoco scendendo da Artenara a La Aldea ha trovato materiale combustibile nella zona della diga del Parralillo e da lì si è diffuso attraverso le gole che salgono a Bentayga, Roque Nublo e Llanos de la Pez, dove si trova l’altra grande pineta delle zone alte dell’isola.

Il dispositivo contro l’incendio di Gran Canaria è stato il più potente mai schierato nell’Arcipelago e uno dei più importanti in Spagna negli ultimi anni, secondo il presidente Torres e il ministro Planas.

Più di mille persone, divise in due turni, hanno combattuto il fuoco 24 ore al giorno, mentre 14 mezzi aerei hanno scaricato acqua dall’alba al tramonto, di questi quattro aerei anfibi o idrovolanti, un aereo e nove elicotteri.

Successivamente sono stati incorporati due elicotteri Kamov del Ministero dell’Agricoltura e due elicotteri Air Tractor provenienti dalla Comunità di Castilla-La Mancha nonché un drone di ultima generazione per il controllo notturno, che permette di avere immagini in diretta della forza del fuoco.

Il ministro Luis Planas ha sottolineato di essere andato a Gran Canaria per conto del governo spagnolo per avere una conoscenza diretta del gravissimo incendio e ha poi chiesto di recarsi al posto di comando avanzato di Valleseco.

Lo spiegamento di risorse umane e tecniche, anche aeree, contro l’incendio di Gran Canaria è stato probabilmente il più importante realizzato nelle Isole Canarie e uno dei più importanti in Spagna negli ultimi anni.

La salvaguardia della vita umana, anche a costo di decisioni gravi come l’allontanamento dalle proprie abitazioni, è stata la priorità assoluta durante l’emergenza, oltre a cercare di ridurre i danni ai materiali e all’ambiente naturale.

Le isole Canarie sono state a estremo rischio di incendi durante le ultime due settimane di agosto a causa delle alte temperature e delle forti raffiche di vento.

Claudia Di Tomassi