Edvard Munch – Vampire (1894)

Perché leggere Leggo Tenerife?

Il fungo Massospora cicadina trasforma le cicale in “zombi” rilasciando delle sostanze allucinogene.

Le sostanze psicoattive che il fungo inietta nel sistema nervoso della cicala fanno in modo che questa continui a volare e cantare senza preoccuparsi di mangiare, e soprattutto senza badare, come se nulla fosse, alla perdita della parte inferiore del suo corpo, fonte di nutrimento per il fungo stesso.

La cicala è anche indotta a un folle accoppiamento sessuale per fornire al fungo nuovi ospiti per diffondersi; infine la costringe persino a suicidarsi annegandosi perché esso ha bisogno di acqua per sopravvivere.

Intravedo una reazione tra questo “comportamento” della natura e la nostra vita “Social Network”.

Gli “inventori” dei Social Network, FB, Instagram, Twitter, ecc. sono laureati in psicologia e sanno benissimo come fare per governare i meccanismi della mente; hanno stabilito come operare, come renderci più veloci nel fare che nel pensare.


Twitter era, ai primordi, molto complesso da usare, l’hanno dunque reso più semplice, immediato, aumentando così, di milioni, gli accessi.

Tutti i Social hanno adottato la “ricompensa variabile” già studiata decenni fa sul comportamento animale, cioè creando un interesse forzato, continuo e ossessivo.

Facendo ad esempio apparire, non casualmente, in una pagina una cosa interessante per noi (sanno cosa ci interessa con il calcolo degli algoritmi dei like) e una cosa meno interessante, da indurci così a prestare attenzione a quella interessante.

Un po’ come esporre in una vetrina due orologi quasi uguali ma uno con un prezzo esorbitante e uno con un costo abbordabile; noi istintivamente acquistiamo quello meno caro appagati da una finta occasione (vedi anche Amazon). FB “fa passare” informazioni eccitanti e altre banali, in questo modo mantiene alta l’attenzione.

Il filosofo greco Sofocle, 2.500 anni fa diceva: “Nulla d’immenso entra nella vita dei mortali senza una maledizione”, in altre parole clikkiamo e clikkiamo in continuazione per ottenere la “prossima ricompensa”. L’attenzione è la nuova valuta del mercato digitale: non paghiamo i Social ma in cambio gli diamo i nostri spazi mentali.

Ci forniscono di una forma di ricompensa psicologica derivata dal senso di appartenenza di quanti la pensano come noi.

Modellare l’abitudine di milioni di persone è un potere che va oltre i governi, oltre la religione.

Come una seduta di ipnosi collettiva.

Come una sorta di Maoismo digitale.

Quando finisce un video su YouTube ne inizia automaticamente un altro (molto interessante per noi secondo gli algoritmi delle nostre preferenze), inducendoci a passare più tempo sulla loro piattaforma.

Come per l’uso delle slot machine: tiri una leva ma non sai se vincerai o no e continui ossessivamente a farlo: l’imprevedibilità attira il nostro pensiero e ci spinge a giocare all’infinito.

Inoltre sanno che le notizie negative hanno più “presa” rispetto a quelle positive; nella nostra giornata viviamo cose brutte e cose belle, ma quelle brutte, la rabbia, l’insicurezza, la paura, attirano di più la nostra attenzione e le ricordiamo di più.

Influenzano di più la nostra attenzione, ricordiamo più un omicidio che un prato di fiori.

Il problema non è il dialogo tra due utenti, ma di una terza persona che vuole manipolarci, ci fanno pagare con la nostra attenzione che è molto più preziosa dei nostri soldi, intercettare quanto siamo interessati e ci fanno diventare consumatori seriali.

E ancora la modifica del nostro saper scrivere, il ragionare, il pensare con più ampia consapevolezza viene inibita da tutti i Social, come in Twitter dove sei costretto ad usare solo 280 caratteri e ti costringono a non evolvere un dialogo con aggettivi, verbi e tempi, sintassi, fluidità e spiegazioni di approfondimento, ma usando solo un dialogo limitato su tutto, così ci disabituiamo a leggere un racconto o un articolo per poi sintetizzarlo e spiegarlo (questo articolo ha circa 5.000 caratteri).

Gli studenti oggi usano solo cinque parole dove ce ne vorrebbero venti.

E non è un dono di sintesi, piuttosto la spia rossa che segnala un cervello in riserva.

Per scrivere bene occorre pensare bene, imparare a scrivere bene e bisogna sapere cosa scrivere.

Questo inibisce anche la memoria, la saggezza e l’intelligenza che non è avere un cumulo di informazioni ma saperle rielaborare; solo rielaborandole rimangono impresse dentro di noi così da sapere chi siamo.

Oggi, usiamo una memoria esterna che si consulta ogni volta con Google e non ricordiamo poi più niente.

Come il fungo Massospora cicadina i Social prendono possesso della nostra lucidità e nucleo della vita.

Direi di cominciare a non rispondere subito ai messaggi, di lasciare il PC o lo smartphone a casa un paio di giorni. Oggi il suono del messaggio che è arrivato ci provoca un’attenzione e una tensione come quella che avevamo da primitivi, rumori che indicavano pericolo, per combattere o fuggire.

E non è sano.

Credevamo, decine di anni fa, che le sigarette rilassassero e non nuocessero e ci sono voluti decenni e prove e controprove per capire che invece uccidono.

Per tutto questo suggerisco di leggere un libro, un racconto e gli articoli su Leggo Tenerife.

Andrea Maino

Edvard Munch – Vampire (1894)