La Lucha Canaria si combatte all’interno di un grande cerchio di sabbia, chiamato Terrero de Lucha, e l’obiettivo è semplicemente quello di forzare una parte del corpo (diversa dai piedi) del vostro avversario sulla sabbia.

Dopo aver fatto questo per due volte, si vince il round.

La partita completa termina quando sono stati sconfitti tutti i membri di una squadra.

Siccome la tecnica principale è quella di sbilanciare l’avversario, per farlo adagiare sulla sabbia, ci sono alcune regole severe su ciò che è consentito e ciò che non lo è.

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Mañas (Mosse), che cosa è consentito


Ci sono tre mosse consentite:

• La stretta
Abbastanza auto-esplicativo. Ogni parte del corpo può essere presa, per obbligare l’avversario ad andare giù

• Il blocco
Bloccare la mossa di un avversario e sfruttare lo slancio per sbilanciarlo

• La deviazione
Un po’ simile al blocco, il lottatore utilizza una deviazione per sbilanciare l’avversario.

Mosse che non sono ammesse:

• Dare pugni

• Colpire in generale

• Strangolare

Autoctono perché, anche se in forma più primitiva, era praticato già dagli abitanti preispanici delle isole, per poi venire assimilato nella cultura della nuova società canaria creatasi con la conquista europea.

Ma anche se al giorno d’oggi si tratta di uno sport perfettamente disciplinato sia nelle regole che nei formati delle competizioni, la sostanza rimane la stessa di secoli fa: due lottatori scalzi sulla sabbia, ognuno dei quali afferra con una mano la maglietta e con l’altra i pantaloncini dell’avversario e, senza mai lasciare la presa, cerca di farlo cadere.

Perde il primo che tocca la sabbia con qualsiasi parte del corpo che non siano i piedi.

Si tratta quindi di uno sport di abilità ed equilibrio oltre che di forza.

Una forma “nobile” di lotta.

Una volta iniziata la contesa, i due lottatori non possono più staccare le mani dagli indumenti dell’altro.

Non sono quindi permessi colpi di alcun tipo, né prese di sottomissione tipiche delle discipline nelle quali i contendenti possono lottare anche al suolo.

Tutto si riduce nel cercare di far cadere l’avversario. Il repertorio tecnico di un lottatore consiste quindi in una serie “mañas”, cioè di movimenti che gli consentono di far cadere l’avversario.

Michele Rubini