Giorgio de Chirico, Il figliol prodigo, 1975

Ovvero i Partiti sono ancora reali?

La Metafisica accompagna l’osservatore “oltre la fisica” per una visione più profonda, vera, trascendente dalla mera realtà.

Due amici guardano una piazza, fatta di palazzi, un monumento, persone, auto.

Ognuno esprime un giudizio di quello che vede filtrato dalla propria sensibilità o cultura.

L’architettura: al primo piacciono quei palazzi moderni, all’altro fanno orrore; uno giudica le persone vestite troppo casual, l’altro nota quelle vestite eleganti; il monumento è bello sì ma sporco di guano; le auto belle, brutte, inquinanti, costose o no, necessarie o meno…

Succede ora che vicino ai due amici si siede De Chirico che ha una visione “metafisica” della piazza e per esprimersi meglio la dipinge.


Anzitutto elimina le persone perché non le reputa come necessarie agli occhi del mondo, oggi ve ne sono di una tipologia, domani ve ne sono altre, un giorno non ce ne sarà più nessuna.

I palazzi li disegna come devono essere: freddi, di cemento, ferro, vetro; cioè li vede oltre le apparenze fatte di orpelli, colori vivaci, pubblicità al neon o negozi griffati che li vorrebbero magnificare autocelebrandosi.

Il monumento lo dipinge come semplice Menhir che tanto quella è la simbologia principe di ogni opera d’arte scultorea o installazione che sia.

E poi colora cavalli di legno come quello di Troia al posto delle auto, perché oltre l’apparenza sono tutte “dona ferentes”, dono da temere.

Alle volte degli amici mi chiedono di indagare su un terzo amico che conosciamo entrambi, se è un “moderato” o un “fascista” o un “comunista”.

Allora io chiedo a questo terzo, e ad altri ancora, come vedono la piazza.

Alcuni mi rispondono che è troppo piena di auto inquinanti e che il comune dovrebbe mettere più aree pedonali, altri ne esaltano invece la tecnologia come fosse una loro invenzione; chi si inebria di negozi griffati, chi condanna cosa rappresentano e relativo sfruttamento dei bambini in Asia.

Alcuni sostituirebbero il palazzo barocco con un ipermercato a otto piani, altri lo lascerebbero com’è in una sorta di decadentismo.

Nessuno va oltre la prima apparenza e applicano una soluzione “politica” alle proprie visioni.

Io dico che oggi la Piazza (leggi Partito), con tutte le sue fisicità, i suoi vestiti, i suoi rumori, le rappresentazioni socio-materiali con cui la collegano, non esiste più.

Un ragionamento su di essa è ormai qualunquistico, banale, stantio, anacronistico.

Oggi i partiti stanno alla società come un palestrato sta all’uomo.

Andrea Maino

Giorgio de Chirico, Il figliol prodigo, 1975