A difesa dell’Arcipelago delle Canarie oggi vi è la Brigada Canarias XVI dell’Esercito di Terra ma in pochi sanno che alle origini delle relazioni tra esercito e isole vi sono accordi che risalgono addirittura all’epoca dei corsari e dei pirati berberi, che attaccavano le Canarie per rimuovere la sovranità della Corona (come accadde ad esempio durante la dura battaglia per il controllo delle Azzorre).

All’epoca il re Felipe II, rivelando una profonda saggezza, cercò di organizzare la difesa delle Isole Canarie sfruttando i pochi mezzi a disposizione e una fervida immaginazione; chiamando a raccolta tutti i comuni e i corpi ecclesiastici, 486 anni fa realizzò un accordo nella Catedral de Canarias, a Las Palmas, per la formazione di un corpo speciale dedicato a respingere ogni eventuale invasione dell’isola.

Il documento datato 31 luglio 1533 e conservato negli archivi diocesani delle Canarie, riporta che in caso di attacco da parte di stranieri il decano sarebbe stato il capitano e ciascuno dei membri del personale ecclesiastico i guardiamarina.

Il resto dell’esercito (se così si può chiamare) era formato da volontari facenti parte della popolazione delle isole, armati di tutto punto con quello che riuscivano a trovare, poco addestrati ma sicuramente disciplinati con l’obiettivo della difesa del territorio.

Il real decreto di Felipe II del 30 luglio 1583 indirizzato a Tomás de Cangas, governatore delle isole, mise in atto una struttura di comando e la dotazione di una cavalleria costituita da persone di valore ed esperienza.

Nel 1551 il governatore di Gran Canaria Manrique de Acuña e il suo collaboratore Pedro Cerón, riuscirono a far adottare alle milizie canarie un sistema di difesa permanente e stabile, a matrice militare e in grado di salvaguardare tutto l’Arcipelago.


Dopo i primi esperimenti con la popolazione di Gran Canaria, seguirono quelli con Tenerife e La Palma, fino a quando il 10 agosto 1558 Alonso Pacheco venne nominato ispettore delle milizie delle Canarie.

Eugenio de Salazar nel novembre del 1568 inviò una lettera al capitano Monclragón dove sottolineava che le milizie delle Canarie non erano professionali ma che soprattutto non disponevano dei mezzi materiali che qualsiasi esercito che si rispetti deve avere; le carenze riscontrate, precisò, sono di fondamentale importanza poiché è dalle vittorie e dalla capacità di difesa che un Paese viene misurato.

Felipe II nominò nel 1589 Luis de la Cueva y Benavides come capitano di mare e terra ma fu un fallimento, perché il capitano non riuscì a trovare un dialogo con la popolazione: l’ordine ricevuto di riformare le truppe con l’approvazione dei locali fu semplice in teoria e impossibile nella pratica.

Il re inviò quindi Juan Nuño, José Archidona, Jerónimo de Aguilera, Jerónimo de Saavedra, Miguel Verdejo, Alonso Becerril, Juan de Ocaña e Gonzalo de Carvajal, veterani, per prendere in mano la situazione, ma non vi fu nulla da fare, tanto che nel 1594, sollevando dall’incarico Benavides, richiamò tutti sulla penisola, lasciando un solo posto di blocco a Santa Cruz de Tenerife.

Ai miliziani canari non piaceva la presenza di veterani spagnoli che arrivavano per comandare, molto meglio provvedere da soli alla difesa delle Isole.

Magda Altman