Viene ricordata come la battaglia più crudele della storia delle Canarie e si è svolta tra i castigliani e gli antichi aborigeni.

Il potente esercito della Corona di Castiglia decise all’epoca di sottomettere i nativi dell’Arcipelago, con la resa o con la morte, e riuscì a catturare il re Thenesor Semidán, consegnandolo alla Corte, dove ricevette il battesimo come Fernando Guanarteme e con il re Fernando il Cattolico come padrino.

Redento e civilizzato, Guanarteme venne rispedito sulla sua isola, Gran Canaria, dove nel frattempo gli aborigeni si erano ribellati fuggendo sulle montagne; il governatore Pedro de Vera chiese quindi a Guanarteme di parlare con i propri sudditi, per lo più concentrati sulla montagna Roja insieme al bestiame.

Il re aborigeno, ubbidendo al governatore, si arrampicò fino a raggiungere i propri compatrioti, tra i quali figuravano l’ereditiera e nipote Arminda e il giovane principe di Telde Bentejuí, a lei promesso e pronto a scegliere la morte piuttosto che arrendersi.

Guanarteme fece in realtà un tentativo estremo prima di dire addio al suo popolo, del quale bene conosceva il coraggio e la determinazione; quello che accadde in seguito passò alla storia come la battaglia più cruenta e feroce mai accaduta nella storia delle isole.

Le truppe castigliane, visto l’insuccesso di Guanarteme, arrivarono a Bentayga, al centro del cratere di Tejeda; l’avanguardia dei guerrieri giunti dalla penisola era composta da 300 uomini equipaggiati con balestre, spade, lance, elmi e corazze di metallo.


Gli aborigeni, alla notizia dell’incursione, si ritirarono sull’imponente roccia, trovando riparo nelle grotte o dietro alle cascate.

Per 15 giorni i castigliani assediarono quella fortezza naturale senza riuscire ad avanzare, poiché gli aborigeni, favoriti dalla posizione, iniziarono a far precipitare sui soldati enormi macine di pietra, uccidendone 8 e ferendone diversi.

Secondo il cronista e sacerdote Marín de Cubas, in realtà l’aspetto più feroce e tragico della battaglia fu quando dalla scogliera ripida gli aborigeni iniziarono a buttare bambini fatti a pezzi, per salvarli dalla conquista e certi che, un atto di quel tipo, avrebbe terrorizzato i soldati cristiani.

Il comandante della truppa della Corona, Miguel de Mujica, di fronte a tale orrore chiese più uomini e riorganizzò il battaglione, pronto per sferrare un attacco più violento, senza accorgersi però che, durante la notte, gli aborigeni avevano lasciato la montagna con l’inganno, accendendo un grande falò e scappando altrove.

Alla vittoria di Bentayga seguirono anche quelle di Tazarte e Ajodar, prima di arrivare alla resa degli ultimi canari ad Ansite, ma indubbiamente il sito della montagna Roja rappresenta uno dei principali e più importanti luoghi archeologici di Gran Canaria, dove sono stati rinvenuti molti manufatti e stanze scavate nella roccia piene di oggetti tipici della cultura pre ispanica.

Ricordato per la terribile battaglia, Bentayga è anche uno spazio di alto valore naturale, geologico e paesaggistico ed è candidato all’ottenimento del riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità di Risco Caído e delle Sacre Montagne di Gran Canaria.

Franco Leonardi