Il significativo calo demografico al quale si sta assistendo in Italia rappresenta “un vero e proprio calo numerico di cui si ha memoria nella storia d’Italia solo risalendo al lontano biennio 1917-1918, un’epoca segnata dalla Grande Guerra e dai successivi drammatici effetti dell’epidemia “spagnola”.

Lo dichiara il presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo presentando il Rapporto annuale alla Camera il 18 giugno. Il numero uno dell’Istituto nazionale di statistica spiega: “La fecondità bassa e tardiva è un altro fenomeno particolarmente rappresentativo del malessere demografico del paese.

La diminuzione della popolazione femminile dai 15 e 49 anni osservata tra il 2008 e il 2017 (circa 900mila donne in meno) spiega i quasi tre quarti della differenza di nascite che si è verificata nel decennio, mentre la restante quota dipende dalla diminuzione dell’intensità del modello riproduttivo, da 1,45 figli per donna a 1,32″.

Blangiardo sottolinea ancora che “non va ignorato che la crescita della popolazione italiana degli ultimi vent’anni è avvenuta unicamente grazie all’aumento della componente di origine straniera”.

E spiega come la crisi possa spiegare la bassa natalità: “Si è posticipata anche l’età delle prime nozze e della nascita dei figli verso età sempre più avanzate.

Tra le donne senza figli, circa il 45% di quelle tra i 18 e i 49 anni, meno del 5% dichiara di non includere la genitorialità tra il proprio progetto di vita”.


“Per le donne e le coppie – ha sottolineato Blangiardo – la scelta consapevole di non avere figli è quindi poco frequente, mentre è in crescita la quota delle persone che, a causa di condizioni economiche e sociali sfavorevoli, sono costrette a rinviare e poi a rinunciare alla realizzazione dei propri progetti riproduttivi”.

Commenta immediatamente il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini: “Ringraziamo il presidente Blangiardo perché rende noto a tutti quello che denunciamo da tempo.

La prima grande crisi è quella demografica: a Bruxelles lo sappiano.

Taglieremo le tasse a lavoratori e famiglie a prescindere dal parere di qualche burocrate.

Il futuro dei nostri figli viene prima di ogni vincolo deciso a tavolino”. 

(NoveColonne ATG)