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    Il fotografo di strada, un’antica professione in tempo di selfie

    C’è stato un tempo in cui il fotografo è stato un oscuro e misterioso personaggio in grado di rubare le immagini delle persone e di imprigionarle in una lastra chiamata dagherrotipo.

    Il suo arrivo nei villaggi rappresentava un po’ un evento: gli abitanti tiravano fuori gli abiti migliori, allestivano piccoli teatri di posa e le coppie appena sposate indossavano i vestiti da cerimonia per avere un ricordo dell’avvenuto matrimonio.

    Se non fosse per questi fotografi e delle loro macchine costruite artigianalmente e montate su enormi treppiedi, oggi in molti non avremmo i ritratti realistici dei nostri antenati.

    Molti canari ad esempio di Chirche e Taucho ricordano Rafael, fotografo di origine persiana, che arrivava in città una volta al mese, quando recarsi a Santa Cruz de Tenerife o a La Laguna dove erano presenti i primi e unici studi fotografici era un’impresa.

    Alcuni dei fotografi professionisti dell’epoca, sono stati prima di tutto degli abili ritrattisti di strada,  come i fratelli García o gli studi di Pérez e Blanco, nelle strade vicino al Teatro Guimerá.

    Il fotografo minutero o di strada è una figura che ha cominciato a scomparire negli anni ’60 e ’70, per poi essere addirittura dimenticata, e riaffiorare durante la crisi economica.

    Nel 2009 ad esempio se ne contavano 7 in tutta la Spagna, dei quali solo uno nelle Isole Canarie, mentre oggi quel numero è salito a 50, dei quali 6 sulle isole.


    Nonostante l’enorme valore culturale che rappresenta, il fotografo di strada non solo non viene menzionato sui libri di storia della fotografia, ma non viene neppure riconosciuto dalle amministrazioni pubbliche a livello nazionale e di fatto non è autorizzato a esercitare la propria professione sulle strade pubbliche.

    La cosa risulta ancora più sorprendente se si considera che vi sono dati e notizie che attribuiscono proprio alla Spagna la patria dell’inventore di questo tipo di fotografia, mentre in altri paesi come il Brasile e il Cile viene considerato patrimonio culturale.

    Michi e Diana sono due fotografi di strada che stanno cercando di lavorare nell’Arcipelago, riscontrando enormi difficoltà nella concessione dei permessi; considerati venditori ambulanti da funzionari che non hanno il potere di qualificarli professionalmente, entrambi forniscono un servizio, che partendo dalla foto vera e propria, si espande nello spiegare il funzionamento di macchine costruite autonomamente e la storia che le accompagna.

    Una professione antica che può essere esercitata al meglio in luoghi come le Canarie, dotate di una luce naturale ottimale, ma dove, in caso di controllo, viene severamente multata.

    Alcune amministrazioni chiudono un occhio, afferma Michi, e lasciano che il fotografo di strada sia considerato come un mimo o un caricaturista, ma non è possibile in ogni caso ottenere un permesso.

    Il costo medio di una foto è di 10 euro, cifra che deve pagare oltre all’abilità del fotografo anche il materiale che occorre per stampare nell’immediato la fotografia (che alle Canarie non esiste e arriva  dall’estero), ma se si dovesse considerare una media di meno di 10 foto al giorno, tra i costi di dogana e di materiale la foto dovrebbe costare almeno 25 euro l’una.

    Succede che ogni tanto vengano chiamati durante eventi eccezionali, come manifestazioni, o gratuitamente durante feste di quartiere o di paese; nel momento in cui viene richiesta anche solo una cifra simbolica per il pasto, sottolinea Diana, allora non veniamo più chiamati.

    Dopo aver lottato dal 2009 con gli ayuntamientos, oggi i fotografi di strada hanno deciso di portare le loro richieste al Parlamento delle Canarie, sperando che qualcuno riconosca il loro mestiere come patrimonio tangibile; in questo caso rappresenterebbe un precedente e tutti i colleghi spagnoli ne potrebbero trarre beneficio.

    Franco Leonardi

     

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