Tra gli 8 peculiari scenari che l’Arcipelago delle Canarie è in grado di offrire, vi sono luoghi il cui valore attrattivo risiede nel mistero che li circonda, come la valle delle piramidi di Güímar, scoperta alla fine del XX secolo da alcuni membri della Confederación Internacional Atlántica, il cui impegno nella ricerca e nella diffusione degli enigmi della storia rimane monito per tutta la comunità scientifica.

La scoperta attirò immediatamente l’attenzione dell’ormai defunto giornalista e ricercatore Paco Padrón, che nel 1990 scrisse alcuni articoli riguardanti le piramidi di Güímar, pubblicati poi sulla stampa locale.

In particolare Padrón pose l’accento sul fatto che le straordinarie costruzioni, rimaste nell’oblio per così tanto tempo, rividero la luce proprio quando l’esploratore norvegese Thor Heyerdahl, scomparso nel 2002, divenne noto per la sua teoria circa i possibili contatti attraverso l’oceano tra culture antiche.

Heyerdahl si interessò ovviamente alle piramidi di Güímar e quando giunse nell’Arcipelago per osservarle da vicino, ammise che esse potevano rappresentare la dimostrazione del passaggio degli antichi egizi prima di arrivare in America, cui si deve, stando al norvegese, la conoscenza precolombiana in materia di costruzioni.

In breve, tutte le piramidi del mondo, secondo lo studioso, si devono unicamente all’antica civiltà egizia, che ne esportò i progetti al di fuori dell’Egitto.

Di contraria opinione sono i moderni ricercatori canari, in particolare quelli dello IAC, Instituto Astrofísico de Canarias e della Università di La Laguna, i quali, dopo aver analizzato la natura delle pietre con cui le piramidi sono state realizzate, hanno concluso affermando che le misteriose edificazioni altro non sono che majanos, ovvero pile di pietre proprie delle attività agricole, e che guanches, egiziani o atlantidei non hanno nulla a che fare con esse.


Quello della valle delle piramidi di Güímar è un mistero che in effetti ha dato adito a diverse ipotesi e a molta confusione, ma al momento attuale sono 3 le teorie più accreditate.

La prima è la teoria accademica, che afferma che le piramidi di Güímar sono semplici accumuli di rocce vulcaniche, impilate dagli agricoltori durante la fase di preparazione delle terre da coltivare; la datazione risalente al XIX secolo si basa sul ritrovamento di ceramiche durante gli scavi effettuati nel terreno, benché questi, a onor del vero, vennero da molti definiti insufficienti per profondità (tra i 50 e i 150 cm) e quindi inutili per scoprire eventuali resti più antichi.

La teoria guanche difende invece l’ipotesi che, a costruire le piramidi di Güímar, furono i Guanches che ne progettarono accuratamente le scale, le pendenze, gli allineamenti e la posizione per realizzare luoghi di culto dove celebrare, ad esempio, l’arrivo del solstizio d’estate.

I lati più lunghi di alcune delle terrazze che circondano le piramidi, indicano proprio la direzione dei solstizi e questo è un fatto innegabile.

I Guanches, come dimostrato da altri ritrovamenti, possedevano conoscenze geometriche tali da poter essere stati in grado di progettare un sistema di piramidi come quello di Güímar.

Infine la teoria massonica, come emerge dal libro Las Pirámides de Güímar: mito y realidad, di Juan Antonio Aparicio e César Esteban López, afferma che furono i massoni a erigere queste straordinarie strutture, teoria piuttosto bizzarra ma, come per le precedenti, con elementi a suo favore in grado di far riflettere.

A quanto pare nel 1854 Antonio Díaz Flores, antico proprietario del terreno dell’attuale valle delle piramidi, nonché massone, approfittò della presenza di pile e pile di pietre frutto del lavoro precedente degli agricoltori della zona, per assemblarle in modo più originale, al fine di dare alle nuove costruzioni un significato simbolico legato ai solstizi, quale omaggio alla Massoneria.

Flores in breve non fece altro che ripulire l’area, sistemare meglio le pietre e affermare l’impronta massonica sul territorio.

Ma quelle di Güímar non sono le uniche piramidi presenti nell’Arcipelago, visto che altre strutture  o i loro resti sono disseminati sull’isola di Tenerife e di La Palma; a Tenerife ad esempio vi sono state piramidi a Puerto de la Cruz, a La Orotava, Icod de los Vinos e Guía de Isora.

Precisamente è nel comune di Icod che ancora si trovano diverse piramidi, tra le quali una di notevoli dimensioni e nello stesso comune, proprio nel bel mezzo di una piantagione di banane della zona nota come Camino de la Suerte, è stata ritrovata una sorprendente struttura piramidale.

A Guía de Isora ve ne sono invece 5, apparentemente collegate, nel passato e prima dell’avvento della urbanizzazione, da poderose mura, mentre a La Palma, a Garafía, è esistita una piramide con pietre ricoperte da incisioni.

Tra Santa Cruz di La Palma e l’aeroporto di Mazo, l’attenzione è attirata dalla piramide di Los Cancajos, simile a una chiocciola e a breve distanza dalla scogliera.

Se mantenessimo l’ipotesi accademica, ovvero relativa a semplici majanos fatti dagli agricoltori, sarebbe ragionevole pensare che questi ultimi, al fine di ottenere più spazio coltivabile, avrebbero potuto optare per lanciare le pietre giù dalla scogliera, anziché spendere giorni di lavoro per erigere una tale struttura.

Proseguendo nella zona tra El Paso e Los Llanos de Aridane, ci si imbatte invece nella cosiddetta piramide dei gheppi, la cui datazione appare più chiara rispetto a tutte le altre e situa la costruzione in pieno XX secolo.

Ma sia come sia, le piramidi canarie, e precisamente quelle della valle di Güímar, rappresentano un punto di incontro tra coloro che cercano tracce nel passato per accentuare il patrimonio culturale delle isole e coloro che desiderano percorrere una sorta di pragmatismo per evitare dubbi o confusione.

Ma tra tutti gli scienziati e gli esperti che vi hanno profuso gli studi, nessuno ha ancora saputo dire con esattezza chi ha costruito quelle piramidi e perché.

La piramide, ormai per definizione, rimane qualcosa di irresistibilmente sfuggente.

Ilaria Vitali