Foto di Cristiano Collina

Questa piccola isola composta da montagne ricoperte di lussureggianti foreste è anche una fonte di eventi paranormali e misteriosi.

In questa occasione ci addentreremo nella foresta del parco del Garajonay per portare alla luce uno dei suoi lati più oscuri e custodito gelosamente dai propri abitanti.

Questa foresta di per sé è un luogo unico essendo composta da laurisilva, una pianta che ormai è quasi estinta e che regnava in Europa durante il periodo giurassico.

Per questa ragione si considera un bosco preistorico.

Durante la colonizzazione spagnola dell’isola questo luogo fu catalogato come la dimora degli spiriti dei defunti, oltre ad essere il luogo dove si nascondevano i demoni più pericolosi, al punto da considerarlo come un luogo sacro proibito agli uomini.

La tradizione e mitologia dei nativi dell’isola fu così forte e radicata che per riuscire a cristianizzarli i monaci furono obbligati a costruire una cappella cristiana nel bosco, dove venne messa la figura di una Vergine Maria, e organizzando una festa dedicata a tale figura nel giorno in cui i nativi festeggiavano rituali pagani in onore agli spiriti.


In questo modo convertirono una festa pagana in una cristiana.

La Gomera però aveva ancora molte sorprese nascoste riservate ai coloni.

Nel luogo della cappella gli spagnoli si accorsero che durante la notte si riunivano molte donne del luogo e lì con pentoloni e piccoli falò creavano pozioni magiche curative per i dolori del corpo e dello spirito.

La scelta del luogo di riunione secondo le dichiarazioni delle stesse derivava dalla connessione speciale tra la terra, la luna e gli spiriti del bosco in grado di dare più efficacia agli unguenti e pozioni medicinali.

Seguendo queste donne durante settimane si accorsero che, oltre alle attività notturne, durante il giorno venivano interpellate per risolvere conflitti tra vicini avendo un ruolo molto simile a dei giudici.

Nel mondo maschilista cattolico dell’epoca, questi fatti furono sufficienti per catalogarle come streghe.

Dopo una lunga persecuzione e oppressione di questi rituali, i viandanti iniziarono a essere protagonisti durante la notte di incontri soprannaturali e quasi sempre molto negativi e subito attribuirono gli eventi alla furia degli spiriti che cercavano la pace che gli conferivano i rituali ancestrali.

Una delle caratteristiche comuni di tutti gli incontri consiste nel fatto che le apparizioni sono sempre di esseri femminili di diversa età e che potrebbero dividersi in 3 macro categorie.

Vi sono donne molto pallide vestite di bianco, dall’aspetto di giovani di bella presenza, ma con una luce bianca molto tenue che fornisce loro un’aura inquietante.

Questi esseri non parlano mai, però il solo vederli risulta essere una sentenza  di morte, infatti tutti i relatori di questi incontri sono defunti dopo pochi giorni per cause poco chiare.

Un’altra categoria è rappresentata da donne anziane che seguono i viandanti.

Queste presenze non camminano ma si spostano fluttuando sul terreno, non si riesce a vederne il volto, che resta coperto dai capelli grigi o nascosto da una sorta di ombra innaturale.

I locali dicevano che in presenza di questi esseri non si doveva mai iniziare una conversazione perché le anziane potevano vedere il futuro e dare messaggi sempre con sfondo maligno e negativo.

Una delle storie più famose è quella di un giovane Gomero durante la guerra civile.

Al passare per il bosco s’incontra con una di queste donne e dopo varie centinaia di metri sentendosi perseguitato per la presenza chiede all’anziana cosa vuole.

Lo spirito dice queste parole “due fratelli vanno alla guerra però solo uno torna”.

Effettivamente il ragazzo e il fratello vennero arruolati per la guerra e il fratello morì in battaglia.

L’ultima categoria è costituita da esseri terribili chiamati “Machales”, che appaiono come donne molto magre, con i capelli neri, quasi sempre nude e senza seni.

I nativi le associano agli spiriti della sterilità mentre il comandante Bethencourt le definiva streghe vampire.

Questi esseri si nutrivano di sangue di neonati appena battezzati e a volte rapivano giovani portandole nel bosco per convertirle in discepole e alla fine convertirle in nuovi spiriti.

Per questa ragione all’entrata di molti paesi dell’isola si vedono delle croci a cui i cittadini offrono tributi e vengono benedette con acqua santa.

Sembrerebbe che queste croci abbiano il potere di spaventare ed allontanare le “Machales” rendendo il paese sicuro per i vivi.

Come sempre questi racconti non vogliono spaventare i lettori, però se nel bosco del Garajonay vi capitasse d’incontrare donne dall’aspetto poco comune il nostro consiglio è di allontanarsi rapidamente ed andare ad apprezzare le specialità culinarie che offrono i paesini dell’isola.

Loris Scroffernecher