Andare in moto in maglietta e calzoncini, peggio indossando infradito, (comportamento quest’ultimo assolutamente proibito), potrebbe comportare, in caso di malaugurato incidente, la perdita di eventuali risarcimenti assicurativi fino al 75% sul totale stabilito.

Questo è quanto afferma la legge sulla responsabilità civile e sull’assicurazione di veicoli a motore, entrata in vigore a inizio 2018.

In particolare il Decreto Legislativo 8/2004 è stato modificato nel suo articolo 1 con lo scopo di evitare che la mancanza di responsabilità da parte dei motociclisti possa comportare maggiori danni in caso di incidente; in caso di collisione, anche qualora il motociclista non ne sia direttamente responsabile, se questi non presenta adeguato equipaggiamento, vale a dire una serie di protezioni per il corpo, perde l’eventuale risarcimento assicurativo in proporzione variabile alla gravità delle mancanze.

L’articolo 1.2 afferma che al di là del fatto che possa esistere una colpa esclusiva ai sensi del paragrafo 1, quando la vittima risulta colpevole dal punto di vista civile per il contributo alla provocazione del danno, tutti i risarcimenti a suo carico dovranno essere ridotti, comprese le spese sostenute in caso di morte, conseguenze definitive e lesioni temporanee, in virtù del  concorso di colpa e fino a un massimo del 75%.

Gli assicuratori potrebbero quindi, in maniera più che lecita e chiara, interrompere i risarcimenti in caso la vittima risulti non adeguatamente equipaggiata a condurre una moto.

In realtà, consultando diversi assicuratori e i rispettivi legali, è evidente che ogni caso è diverso, benché l’applicazione della legge di cui sopra sia assolutamente valida in caso di guida della moto senza indossare il casco o, nel caso dell’auto, di guida senza cinture di sicurezza, entrambi comportamenti che possono di fatto aumentare la gravità delle lesioni.


Fermo restando che l’uso di infradito è proibito, l’uso di indumenti protettivi per coloro che guidano o sono passeggeri di una moto non è obbligatorio, eccezion fatta per il casco, ma la mancata osservanza potrebbe portare alle conseguenze di cui sopra.

Del resto la Ley de tráfico y seguridad vial, all’articolo 13.4, afferma che il conducente e gli occupanti dei veicoli sono obbligati a utilizzare la cintura di sicurezza, caschi e altri elementi protettivi e dispositivi di sicurezza, con le eccezioni del caso.

I conducenti professionisti che prestano servizio pubblico, non sono considerati responsabili del mancato adempimento di questa regola.

Quindi nel Real Decreto Legislativo 6/2015 si fa riferimento, oltre al casco, ai cosiddetti altri elementi di protezione o EPI (elementos de protección individual).

Tra questi sono inclusi i guanti, la giacca, i pantaloni e gli stivali studiati appositamente per circolare in moto e che proteggono le persone in caso di caduta.

L’assicuratore, alla luce di quanto esposto, può pertanto obbligare un suo assicurato a indossare abiti da motociclista?

Legalmente sì, proprio perché la Ley de tráfico y seguridad vial vi si riferisce indirettamente; benché al momento il non utilizzo non sarebbe sanzionabile, è raccomandabile attenersi a quanto indicato, sia per salvaguardare la propria incolumità che per poter ottenere un risarcimento in caso di caduta o collisione.

Occorre infine tenere in considerazione il costo elevato per lo Stato in caso di incidenti stradali, sia in termini di spese ospedaliere e di riabilitazione, che di perdita di reddito e di produttività in caso di morte della vittima.

Il VVE, Valor de una Vida Estadística, è un valore monetario stimato che si attribuisce alla società spagnola per prevenire morti per incidente stradale; nel 2002 è stato stimato poco più di 857.000 euro per ogni defunto.

Un altro studio realizzato dalla DGT in collaborazione con l’Università di Murcia, già nel 2011 aveva stimato questa cifra in 1,4 milioni di euro e allo stesso modo questi rapporti hanno calcolato il costo per ciascuno dei feriti in base alla gravità delle lesioni.

La tipica frase “nessuno mi può obbligare ad andare in moto in un certo modo, visto che io me ne assumo il rischio”, non solo non ha fondamento etico visto che può coinvolgere altre vite umane, ma perde di significato relativamente all’eventuale diritto di risarcimento.

Sebbene l’assicurazione copra i danni della parte lesa, gran parte del denaro necessario per riabilitare una vittima di un incidente deriva dai contributi di ogni cittadino.

Non indossare le debite protezioni, cadere e a causa dell’adeguato abbigliamento farsi male seriamente, o addirittura morire, è una mancanza di rispetto nei confronti di se stessi, della propria famiglia e di tutti i cittadini.

Ma di questo ancora non se ne parla a sufficienza.

Quindi, motociclisti, familiari o amici di motociclisti: prevenire è decisamente molto meglio che curare, per tutti.

Alberto Moroni