Il dramma dell’arrivo di barconi clandestini alle Canarie non passa inosservato nelle società civili del Marocco e della Mauritania, dove si sono create vere e proprie mobilitazioni di madri che cercano di bloccare i tentativi dei propri figli di accedere alle isole via mare.

Attraverso la realizzazione di reti di allerta e campagne nelle scuole e negli istituti, le madri combattono contro il cosiddetto fenomeno delle pateras guardería.

Canarie a 55 miglia a nord di La Graciosa, mentre la Mauritania ha arrestato 41 migranti subsahariani a 470 km a nord di Nouakchot mentre si apprestavano a raggiungere l’Arcipelago.

L’idea delle madri è nata quando nel 2009 su una imbarcazione clandestina, sono morti 20 dei 32 occupanti, tutti minori senza accompagnatori adulti.

In Marocco il movimento familiare per evitare l’arrivo di clandestini alla Canarie ha spinto Mohammed Abdullah Al-Kawa della Associazione Wadi Nun per la Migrazione e lo Sviluppo, a collaborare con le madri al fine di aumentare la consapevolezza dei pericoli legati all’immigrazione clandestina.

Questa organizzazione, in base ai dati forniti, si occupa di progetti di volontariato nei centri educativi della costa marocchina, perseguendo due strategie: dare assistenza psicologica alle famiglie che perdono i propri figli in mare e condurre campagne per mettere in guardia la popolazione sui rischi che comporta l’imbarcarsi su mezzi di fortuna per raggiungere le coste canarie.


Quando accadde il tragico evento del 2009, una donna perse i suoi 4 figli e un nipote al largo delle coste delle Canarie.

I servizi di volontariato, rivolti soprattutto alle aree più povere, operano nelle scuole del sud del Marocco utilizzando il teatro e il cinema per attirare maggiormente l’attenzione dei bambini e dei giovani in età scolare e di scuole secondarie.

Il governo del Marocco, da parte sua, ha affidato al ministero della Pesca il compito di controllare la barche dei piccoli pescatori per evitare che vengano utilizzate per la migrazione clandestina, ma, come affermano i portavoce, il problema è molto complesso.

Alla base del fenomeno vi sono diversi fattori, primo tra tutti la difficoltà di trovare un impiego dopo la scuola, cosa che rende le proposte dei trafficanti di migranti di minori molto allettanti.

Le madri puntualizzano che l’immigrazione illegale di bambini è diffusa principalmente nelle famiglie povere della città e dei quartieri periferici; la disperazione porta le famiglie a pagare per i propri figli, contraendo debiti, affinché sia garantito loro l’imbarco e il viaggio verso le isole.

Ma il recente arrivo a Ngmrt e Osrir nelle vicinanze di Guelmin, delle bare dei bambini affogati nelle acque delle Canarie, ha generato un impatto significativo tra i giovani.

Tra le madri che per prime hanno sollevato la questione, c’è Halima Bhoush, che ha perso il figlio Mohammed Allawi di 16 anni, mentre stava per raggiungere le coste di Lanzarote.

Le reti di contrabbando, sottolinea, sono riuscite a convincere il figlio che, compiendo la traversata, avrebbe potuto realizzare i propri sogni, ed è così che, dopo una iniziale titubanza, egli si è fatto persuadere, imbarcandosi all’insaputa della madre.

Dopo la sua tragica morte in mare, la madre chiama i barconi illegali le navi della morte.

Ma non tutte le mobilitazioni sono portate avanti dalle madri: nella zona di Osrir infatti è Mohammed Mubarak Mti, che ha perso due figli di 15 e 17 anni, mentre tentavano di raggiungere l’Arcipelago, a lottare contro il fenomeno.

Entrambi i suoi figli si erano rifiutati di completare gli studi per emigrare in Europa, così hanno lavorato di nascosto il tempo necessario per racimolare abbastanza denaro per i trafficanti e, senza dire nulla ai genitori, se ne sono andati.
Per sempre.
di Ilaria Vitali