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2019: riforma del RETA?

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Il Governo ha annunciato la necessità improrogabile di modificare il Regimen General de los Trabajadores Autonomos (RETA) affinché il sistema contributivo tenga conto del reddito reale dei liberi professionisti.

Una necessità resa ancora più urgente dal recente aumento dell’1,4% della base contributiva minima approvato in giugno con il bilancio generale dello Stato.

Il ministro del lavoro Magdalena Valerio Cordero ha incontrato le principali associazioni nazionali dei lavoratori autonomi per studiare la riforma che, se approvata, entrerà in vigore nel 2019.

Il criterio in esame prevede il pagamento di una quota proporzionata al reddito netto del lavoratore, ossia una volta liquidate spese, tasse e tutte le altre voci inerenti l’attività, salvo in caso di reddito inferiore al salario interprofessionale minimo (SMI).

In attesa dell’apertura del dibattito e dell’approvazione della riforma, tutto indica la creazione di cinque scaglioni contributivi.

Detti scaglioni si riferiscono alla base contributiva minima, attualmente scelta da oltre l’85% dei lavoratori autonomi.





Per la base massima nessuna riforma è attualmente in discussione.

Il primo  scaglione è destinato a coloro il cui reddito è inferiore a 10.302 euro annui, circa 835 euro al mese.

Il contributo richiesto sarà di 50 euro durante i primi due anni: se si rispetta il limite per i primi due anni, il contributo fisso di 50 euro può essere prorogato altri due anni.

Se, al contrario, tale importo viene superato si passa automaticamente allo scaglione successivo pagando 279 euro al mese.

Il secondo scaglione include tutti i lavoratori  autonomi che guadagnano fino a 30.000 euro l’anno che, come appena detto, pagheranno una tassa di 279 euro al mese alla SS.

La terza sezione comprende coloro il cui reddito va da 30.000 e 40.000 euro all’anno.

In questo caso la commissione salirà a 357 euro al mese.

La sezione successiva regola i contributi di coloro che guadagnano tra 40.000 e 60.000 euro l’anno prevedendo 417 euro mensili.

Infine, i lavoratori autonomi con reddito superiore a 60.000 euro nel corso dell’anno dovranno pagare 556 euro al mese alla previdenza sociale.

La proposta in esame include anche un bonus del 100% della quota versata alla Seguridad Social a copertura dell’eventuale incapacità temporanea al lavoro (baja por Incapacidad Temporal).

Ciò significa che, in caso di malattia, i lavoratori non sarebbero tenuti a pagare la suddetta quota durante il periodo di fruizione della prestazione assistenziale erogata dalla SS.

Il bonus però non è considerato per coloro che già godono  di altri bonus.

Include inoltre il controllo più capillare dei falsi autonomi, ovvero lavoratori registrati come autonomi ma che di fatto sono dipendenti, stabilendo la registrazione dei contratti di lavoro da parte delle imprese attraverso il SEPE (Servicio Público de Empleo Estatal).

Le associazioni dei lavoratori coinvolte sostengono che la creazione di questi scaglioni contributivi sia sostanzialmente positiva.

Tuttavia, sottolineano da un lato che il 30% dei lavoratori autonomi sarà costretto a pagare di più di quello che pagano attualmente e, dall’altro, che la tarifa plana non sarà più accessibile a tutti i nuovi liberi professionisti.

Avv. Elena Oldani





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