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    Investimenti turistici alle Canarie, le banche finanziano solo il 45%

    Le isole Canarie sono oggetto da diverso tempo di investimenti nel settore più trainante dell’economia, quello del turismo, con un 26% di attività alberghiere sul totale presente in Spagna ma, curiosamente, le banche finanziano solo il 45% dei progetti, destinando i grandi fondi a realtà diverse e considerando l’Arcipelago una meta troppo economica.

    Questo significa che il 55% degli investimenti è totalmente a carico delle società imprenditrici che invece vedono nelle isole una destinazione allettante su cui scommettere.

    Secondo la società di consulenza Deloitte, entità come Caixa, Santander, Sabadell e Bankia hanno sì aperto il flusso dei finanziamento per la ristrutturazione ed apertura degli hotel in Spagna, ma alle Canarie hanno riservato la cosiddetta Tarifa Media Diaria, vale a dire un parametro per concedere fondi che risulta il più basso di tutta Europa.

    Svantaggio competitivo in partenza?

    Questo è quello che dicono i dati della Deloitte, che rivelano che la Spagna chiuderà il 2017 con una cifra record, 3.000 milioni di euro in investimenti turistici, dei quali 800 milioni relativi alle Canarie, dove solo Tenerife beneficia del 57%, Gran Canaria del 37% e il 6% è riservato a Fuerteventura e Lanzarote.

    La nomea di essere una meta economica sembra quindi sfavorire le richieste di finanziamento in progetti turistici e del resto alle Canarie una camera viene venduta tra i 60 e i 90 euro al giorno, laddove in posti come Costa del Sol i prezzi salgono dai 300 ai 700 euro per le sistemazioni di lusso.

    Secondo i consulenti del fondo americano Blackstone, nessun hotel presente attualmente nell’Arcipelago raggiunge i livelli di quelli operativi su suolo nazionale e per questo le isole dovrebbero solo rassegnarsi a competere con prezzi così a buon mercato.


    Se da un lato l’occupazione delle Canarie raggiunge l’87% nel 2017 con soggiorni medi di 7,2 giorni, i prezzi non risultano aumentati che del 12,5%, il che si traduce in una riduzione delle entrate.

    Deloitte, di fronte a questo paradosso, si rammarica affermando che una destinazione d’eccellenza come l’Arcipelago, dove clima, servizi e connettività sono garantite, non venga preso in considerazione dai grandi fondi per la promozione di investimenti in operazioni immobiliari, ma ne sia, al contrario, escluso.

    La Deloitte indica che per anticipare il futuro turistico e adeguarsi alle esigenze dei tour operator, sono necessarie almeno 6 misure: innovazione, sostenibilità ambientale, digitalizzazione, ristrutturazione, marchio aziendale e know how significativo.

    Tutte azioni perseguite dalle amministrazioni e dal Gobierno delle isole ma che, al momento attuale, non sembrano sufficienti per ottenere almeno il 65% dei finanziamenti in investimenti turistici, come già avviene in Spagna.

    Insomma, i prezzi esosi dei soggiorni sembrano determinare l’eccellenza delle destinazioni, quando in realtà le Canarie, appena dopo la Catalogna e le Baleari, sono la comunità autonoma più visitata da turisti nazionali e internazionali.

    di Ilaria Vitali

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