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    Turismofobia alle Canarie, realtà o percezione?

    Le agenzie di viaggio preoccupate della Turismofobia, un fenomeno che rischia di minare il motore trainante dell’economia di tutta la Spagna e, forse, anche dell’Arcipelago

    Un fenomeno inquietante sta interessando le località più frequentate della Spagna, oggetto di episodi di vandalismo che riconducono allo spettro inquietante della turismofobia.

    Il presidente della Federación Española de Asociaciones de Agencias de Viajes (FEAAV), Rafael Gallego, riconosce che il settore del turismo sta vivendo con grande preoccupazione le conseguenze del sovraffollamento di località come Barcellona, dove si sono verificati, a partire dall’estate 2016, episodi come murales dall’inequivocabile spirito anti turistico apparsi sulle facciate di edifici del centro o, peggio, vere e proprie aggressioni con bicchieri di vetro ai danni di malcapitati turisti.

    L’ultimo grave episodio si è verificato sempre a Barcellona vicino allo stadio Nou Camp, dove quattro uomini mascherati hanno assaltato un autobus turistico, bucato una gomma del mezzo e dipinto sulla fiancata la scritta, rigorosamente in catalano, il turismo uccide i quartieri; il fatto, purtroppo non isolato, era stato preceduto da sabotaggi al servizio di noleggio di biciclette per turisti.

    I messaggi sui social da parte di organizzazioni facinorose come Arran Jovent e Endavant relativi invece alle Baleari non sono da meno: arrestiamo il turismo di massa che distrugge Maiorca e che condanna la classe operaia dei paesi catalani alla miseria.

    Sono seguite al messaggio manifestazioni di protesta durante le celebrazioni della Semana Grande di San Sebastián contro il modello di turismo adottato.

    La FEAAV teme che la turismofobia, fenomeno ancora all’oggetto di analisi da parte degli esperti, possa infine radicarsi e minare l’economia spagnola più florida, chiedendosi fino a che punto sia possibile la coesistenza di un’intensa attività commerciale e l’identità storica e culturale di una popolazione.


    Ma è proprio reale questo eccesso di turisti nelle località o sono altre le motivazioni alla base delle aggressioni, tutte di gruppi che avrebbero invece strumentalizzato il turismo per altri scopi?

    Stando alle dichiarazioni di Gallego, il sovraffollamento di turisti si è rivelato pari al 10% in più rispetto al 2016, una percentuale che non giustificherebbe la sensazione di oppressione da parte dei cittadini, ed in ogni caso, come sottolinea invece il Gobierno basco, l’aumento dei turisti è un fattore momentaneo dovuto alla situazione congiunturale di paesi attualmente insicuri, come Tunisia e Egitto, e ad eventi drammatici che hanno interessato Francia, Germania e Belgio, tutte destinazioni che nel giro di poco tempo si riprenderanno i numeri che ora sono propri della Spagna.

    Insomma, stando alle massime autorità, la turismofobia non sarebbe un pericolo imminente per il settore che, a breve, si normalizzerà, soprattutto se le stesse autorità, aggiungono i tour operator, eviteranno di stigmatizzare gli eventi occorsi, confermando nel contempo l’assenza di permissivismo nei confronti dei fenomeni vandalici.

    A tal proposito il ministro dell’Energia, del Turismo e dell’Agenda Digitale Álvaro Nadal ha sottolineato che il governo agirà con la massima forza affinché non si ripetano ulteriori attacchi e che sono in corso varie azioni quali lo studio di misure di difesa per i lavoratori del settore e la creazione di una cellula di crisi per verificare analoghi fenomeni in altri paesi.

    Quanto all’Arcipelago, Raúl Hernández, direttore della cattedra del Turismo Caja Canarias-ASHotel dell’Universidad de La Laguna, precisa che la natura stagionale del turismo sulle isole consente una migliore e più equilibrata distribuzione del flusso dei turisti, impedendo così quella congestione alla base del fenomeno della turismofobia.

    In ogni caso è doverosa, sottolinea, una particolare attenzione a ciò che accade in alcune zone della Spagna per cogliere l’occasione di aprire un dibattito sulla gestione di tutti quei fenomeni negativi legati al turismo, come la saturazione degli spazi e l’aumento dei prezzi causati dalle attività, che obbligano allo spostamento le popolazioni locali.

    È quindi evidente che una regolamentazione inadeguata, ad esempio degli affitti delle case vacanza, può a tutti gli effetti aumentare il pericolo di eventi legati alla turismofobia anche sull’Arcipelago, soprattutto nelle città con grande attrattiva dove vivono anche molti residenti.

    Eduardo Parra, professore della ULL e presidente dell’Associazione Spagnola di Esperti Scientifici in Turismo, è dell’opinione che esiste un rischio latente di comparsa di episodi turismofobici, dato da molte dichiarazioni che affermano che i benefici del turismo non si riflettono sulla qualità della vita dei cittadini.

    Ma, precisa, se queste percezioni non si concretizzano in fatti, potrebbe accadere che si manifesti in realtà una sorta di apatia sociale, già dimostrata dai canari, nei confronti dei turisti.

    Demonizzare il settore del turismo sarebbe un grave errore, e a tal proposito si spera che le autorità tengano ben presente questa consapevolezza, agendo quindi con determinazione contro eventuali episodi negativi.

    Il problema ultimamente molto dibattuto degli affitti di case vacanza, permeato da grande confusione provocata da diverse e contrastanti leggi regionali, potrebbe essere risolto con l’istituzione di un organo nazionale che per lo meno stabilisca parametri omogenei.

    La gestione pubblica è quindi fondamentale in un settore quale quello del turismo dove, in assenza di un adeguato regolamento, possono verificarsi risultati catastrofici.

    Il rischio più importante che corre l’Arcipelago, secondo le affermazioni di Hernández, è semmai non la turismofobia e quindi la scissione tra residente e turista, bensì la saturazione e il deterioramento di alcune aree naturali come il Teide, Teno e Masca.

    Se non si vuole uccidere la gallina dalle uova d’oro, precisa, bisogna che la società sia pienamente consapevole che direttamente o indirettamente si vive nel e del turismo e che nessuno vuole andare contro coloro che sostengono l’economia principale delle isole.

    E se la natura amichevole e cordiale dei canari è proprio quel valore aggiunto che tutti i tour operator riconoscono all’Arcipelago, è bene ricordare che molti posti di lavoro provengono proprio da quel settore che, altrove, viene tanto demonizzato.

    di Ilaria Vitali

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