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    Un Omarello a Puerto de la Cruz (quarta parte)

    Foto di Cristiano Collina

    Ricapitoliamo: mi trovavo a Santa Cruz per un sopralluogo, per esaminare questa città come possibile habitat per il resto della mia vita. Intanto, approfittavo della posizione geografica del capoluogo di Tenerife, e delle molte linee di autocorriere che mette a disposizione, per esplorare tutta l’isola nei suoi centri abitati più importanti. Santa Cruz mi apparve presto inadatta alle mie esigenze psicologiche, come pure La Laguna. Nello stesso periodo, stimolato dal saggio consiglio di un tassista, andavo visitando più volte Puerto de la Cruz, che mai cessava di piacermi. Ma prima di optare per Puerto come località in cui trascorrere gli anni a venire, era giusto esaminare ogni rimanente possibilità. Dicevo nella prima puntata di questo resoconto confidenziale, che io concepisco per le mia vita futura soltanto un grande centro abitato oppure un borgo più piccolo, ma a quello vicino, per poter godere di molti servizi e di alternative. Avrei quindi dovuto escludere a priori certe piccole località rinomate come Güímar e Candelaria.

    Ma l’esperienza di vita mi ha insegnato che spesso la realtà è più ricca dell’immaginazione, e le esclusioni a priori possono impedirci di incontrare un motivo imprevisto, capace di forzare i filtri della nostra valutazione. Quindi, accompagnato in auto da Mariangela, la nobile figlia dell’avvocato Tranfo, la quale è mia preziosa amica e risiede a La Laguna, in una sola mattinata visitai Güímar e Candelaria. Due località suggestive, che accomunai subito nello stesso giudizio: farebbero forse al caso mio se fossi più giovane e non avessi mancato di rinnovare la patente di guida (ma questa storia ve la racconterò forse un’altra volta).

    Due posti di pace deliziosa, con un bellissimo mare e lembi di spiaggia incantevoli vicini al centro. A Güímar trovai un motivo di suggestione in più: nella spiaggia quasi deserta, vi era una sola persona a prendere il sole. Si trattava di una giovane donna in bikini, stesa al sole con gli occhi socchiusi, con un corpo incantevole. Un volto fine e bello ed un’aria di grande dignità. Vedete, io sono una persona ipersensibile, dalla mente acuta, e, per l’età già “cospicua” che mi ritrovo ad avere, sono un buon conoscitore del genere umano “in genere” e del sesso femminile in particolare. Ognuno poi, sviluppa competenza riguardo agli oggetti ai quali dedica attenzione e studio appassionato. Aggiungete che in gioventù ho fatto diversi “tentativi ed errori” per ottenere l’interesse dell’altro sesso, e il gioco è quasi fatto. Ma non ho detto ancora tutto, perché io ritengo di incarnare una “dote” cognitiva (o di sussidio alla conoscenza), nella cui esistenza non tutti credono.

    Alludo ad una sorta di percezione extrasensoriale. Per chi non crede a queste capacità, quanto detto in precedenza basterà per garantire la mia abilità a valutare attendibilmente le esponenti dell’altro sesso, cosa che riesco a fare di solito a prima vista. Ma per chi mi può capire, aggiungo: io ho un sesto senso che mi permette di cogliere la femminilità superiore non appena la incontro. Mi suona nell’animo una specie di campanello, quelle rarissime volte che mi imbatto in una creatura femminile capace di valorizzare un “bravo omarello”, e di porlo perfino al di sopra degli eroi (onore a loro, comunque!), molto al di sopra dei Rambi palestrati che vanno di moda oggi, ed infinitamente al di sopra dei bulli da spiaggia. Nel guardare la bella bagnante di Güímar , avvertii una vibrazione intima ed il magico campanello interiore accennò a suonare. Mi soffermai quindi ad esaminare meglio quella ragazza in bikini. Mariangela, che mi stava guidando nella visita a Güímar, notò il mio interesse, e sapeva da molto tempo che io sono una persona seria, adeguata alla propria età, non certo un puttaniere né un donnaiolo. Per farmi piacere, sviluppò brevemente una catena di sillogismi deduttivi, i cui termini non ricordo più e la cui conclusione a fil di rasoio era una sola: si trattava di una giovane impiegata del vicino ufficio postale, la quale stava prendendo il sole nella pausa-pranzo.

    E se questo era vero, era la prova del nove della bontà della mia percezione, circa il carattere superiore della creatura che stavamo contemplando. Perché io ho trascorso una vita nel pubblico impiego, settore in cui ho ricoperto anche incarichi sindacali a livello nazionale. Le impiegate pubbliche, almeno in Italia le conosco assai bene (ne ho conosciute a centinaia): se sono belle, non si mettono appartate a prendere il sole con un atteggiamento così sereno, riservato, distaccato. Non si fondono così armoniosamente con la natura circostante. Mi dispiaceva non essere giovane, mi pesava adesso per un motivo in più: se lo fossi stato mi sarei forse fermato qualche giorno a Guimar per verificare ciò che la mia intuizione mi rappresentava nitidamente\: ero di fronte ad una donna superiore, capace di apprezzare un bravo omarello sopra tutti i tipi umani. Ma a questa età non ho più tempo da perdere, e dunque dissi tra me: addio, nobile mutandista di Güímar , la tua incantevole immagine sarà depositata nel mio archivio interiore, e ne uscirà solo un giorno, se scriverò le mie memorie. A quel punto, diventerai nota al GRANDE PUBBLICO come la “Venere di Güímar ” o la “bella mutandista anonima”, l’amante mancata dell’omarello.

    (continua)

    di Davide Selis


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