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    Un “Omarello” a Puerto de la Cruz (3a parte)

    Foto di Cristiano Collina

    (diario esistenziale alle soglie della terza età)

    di DAVIDE SELIS

    La carta di riserva che avevo pensato di giocare, prima di partire per il mio studio delle risorse urbane di Tenerife, era rappresentata da quella interessantissima cittadina che si chiama La Laguna, o meglio San Cristobal de la Laguna. A priori io avevo pensato: questa città è vicinissima alla capitale, alla quale è collegata da una semplice linea tranviaria. Mi offrirebbe dunque tutti i requisiti di sicurezza che vado cercando (esposti nell’articolo precedente e richiamati in questo). Questa città ha solo un difetto grave, vista dall’esterno e a priori: il clima estremamente umido, un tasso di umidità pari a quello di Bologna, dal cui clima io voglio fuggire. Per compensare questo difetto ci vorrebbero non pochi grandi pregi… E questi, ad un esame a priori ci sono senz’altro: la sede universitaria, che garantisce vita, vitalità culturale ed una popolazione giovane (è noto a chiunque abbia un minimo di esperienza di vita, che la compagnia dei giovani è preferita non solo dagli stessi giovani, ma pure dagli anziani); i punti di ristoro a buon mercato, che sempre fioriscono quando nel popolo vi è una massa di studenti; una incredibile somiglianza con Bologna, quanto ad atmosfere urbane… (su questo punto voglio soffermarmi per un momento: mi avevano detto dei bolognesi tornati da La Laguna che questa città è molto simile a Bologna, ed io visitandola ho ricavato la stessa impressione: è sorprendente, e la mia riflessione non me ne ha ancora rivelato il motivo, che due retaggi storici ed architettonici tanto lontani finiscano per regalare le stesse emozioni a chi passeggia per strada: a La Laguna un bolognese si sente a casa sua). Ero dunque molto ben disposto verso La Laguna, ero quasi deciso a perdonarle il clima umido, rinunciando con ciò ad uno dei criteri fondanti della mia scelta migratoria. Ma anche La Laguna, come sede in cui vivere, è stata da me bocciata. Per un motivo che potrà apparire assurdo: le case troppo basse. Lungi da me contestare una scelta municipale che ammiro, per il coraggio che ha manifestato e la gerarchia di valori che ha espresso: a La Laguna gli edifici devono essere tutti bassi (non più di tre piani) per non impedire l’incantevole vista dello sfondo montano, in nessun punto della cittadina. Io vorrei che tutti i comuni del mondo avessero la sensibilità estetica, l’amore per la natura, il senso civico e “le palle” che ha avuto la municipalità di La Laguna. Ma qui sta uno dei miei paradossi esistenziali: quello che ammiro nella teoria, è per me mal vivibile nella pratica di vita personale. Io sono una persona sola, da quando la mia grande storia affettiva ha fatto un imprevisto naufragio. E’ probabile che rimanga solo fino alla fine dei miei giorni, perché non sono un tipo facile, e perché la solitudine mi piace (sarei disposto a perderla solo per un valore esistenziale più alto, ovvero un nuovo grande amore, per nulla probabile alla mia età). Una persona che vive sola è carente dei rumori di vita che ci sono in una casa abitata, e quando fa una passeggiata per conto suo, non è tutta impegnata a ritrovare il proprio io, perché non lo ha mai perduto… una persona siffatta ha imparato che in una casa povera di vita, anche un orologio da parete fa compagnia… e che esternamente alla dimora, la varietà del paesaggio è un elemento prezioso per non sentirsi troppo soli: mette in moto il pensiero, e ci dona tanti stimoli con cui interagire, stimoli che sono come tanti diversi interlocutori, con i quali si crea una sorta di “dialogo”. “Si licet parva componere magnis” (se è permesso accostare le entità di poco conto – come la personalità dello scrivente– a quelle di alto valore), credete che il Leopardi avrebbe mai scritto l’”Infinito”, se sopra l””ermo colle” non ci fosse stata quella banale siepe, che gli impediva di spaziare con lo sguardo, e gli impediva altresì di trovare una monotona, insignificante uniformità di paesaggio campestre? E’ stata una umile siepe, antiestetica come erano le siepi di allora (forse, era un vero e proprio “pugno in un occhio”, come lo è il grattacielo Bel Air a Puerto de la Cruz, con l’attenuante di essere molto più bassa di quello, ed in posizione appartata), che ha fatto sentire meno solo il poeta, inducendogli determinate sublimi visioni. Senza quella siepe sfigata non avremmo avuto un capolavoro, e forse un grande poeta si sarebbe suicidato, non reggendo il peso della solitudine. A buoni intenditori poche parole… ma non voglio mettere in crisi gli amministratori di La Laguna, dall’alto della mia autorità di autorevole omarello: li ho già elogiati poco più sopra, ed un galantuomo, anche se omarello, non cade in contraddizione…

    (Continua)      

     

     

     


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