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    Guachinches a Tenerife, tra tradizione e innovazione

    Guachinches a Tenerife, tra tradizione e innovazione

    di Mery Coverano

    Guachinches, una delle prime parole che si imparano vivendo sull’isola e che racchiudono tutta la cultura e la tradizione del popolo canario in fatto di giovialità, vino e cibo.

    I guachinches sono piccoli locali improvvisati, spesso garage o terrazze, dove si viene accolti da tavoli apparecchiati alla buona, con tovaglie di carta, piatti diversi tra di loro ma molta allegria e una cucina genuina a prezzi molto bassi.

    La tradizione dei guachinches risale al XVII secolo nel nord di Tenerife, grazie ai produttori di vino che, per spingere ad assaggiarlo, imbastivano taverne di fortuna.

    Cosa è cambiato da allora e soprattutto, esistono ancora i guachinches tradizionali?

    I guachinches tradizionali, oltre al vino prodotto in proprio, offrivano piatti preparati in cucina utilizzando quello che c’era a disposizione: pomodori conditi con origano e olio di oliva, formaggio di capra, ceci, talvolta carne di coniglio.


    A fare da cornice spesso i padroni di casa esponevano piccole botti di vino, oggetti agricoli e l’immancabile chitarra, con cui allietare i commensali.

    Oggi i guachinches esistono ancora, ma sono ben lontani dall’essere taverne improvvisate alla bell’e meglio.

    Con i regolamenti governativi che impongono rigidi dettami sanitari ed estetici, sia dei locali che del personale che vi lavora, nonché controlli dei vini prodotti che devono essere registrati nel Registro de Industria Agraria e nel Registro de Envasadores de Vino, i guachinches hanno perso buona parte del sapore picaresco con il quale sono nati.

    Ora i guachinches sono locali pur sempre allegri e di stampo genuino, ma che devono avere almeno 3 piatti diversi a disposizione, secondo le normative di legge.

    Non tutti ovviamente rispettano questa rigidità, tendendo a recuperare quello spirito di improvvisazione che comunque piace tanto ai turisti e che sanno rendere una comida, un’autentica esperienza canaria.

    Un vero guachinche non ha un menu, né tantomeno un’insegna luminosa ad attirare commensali, piuttosto un cartello scritto a mano, così come sedie e tavoli appaiono rovinati, diversi tra loro, come presi in prestito da cucine diverse.

    Qualche consiglio?

    Provate il Guachinche El Ramal a La Orotava, spazioso, con bella vista e soprattutto gestito da persone molto amichevole.

    Il Casa Yayi invece ha un ambiente più tranquillo e familiare, offre un buon pescado e uova fritte e lo potete trovare a La Matanza de Acentejo in Calle San José 10.

    Sempre a La Matanza in calle San Cristóbal 66 varcate il seminterrato del Parralito e assaggiate quello che vi offrono al momento, accompagnato come sempre da buon vino.

    Il guachinche Basilio a Santa Ursula in Calle la Cepa è specializzato in carne alla griglia nei fine settimana e il Nunca Es Lejos, un nome un programma, vi farà scarpinare nel barrio La Corujera, a Santa Ursula, ma ne varrà la pena.

    A Santa Ursula non avrete che l’imbarazzo della scelta, oltre ai due sopracitati, potete provare il Julian, dall’atmosfera molto familiare e il buon vino auto prodotto, il Quintero, con offerta di formaggio, piselli e sardine, carne di coniglio, ceci e carne alla griglia, il David, con piatti a base di stufato di capra, costine alla griglia e polli arrosto, La Y Griega, guachinche molto rurale con atmosfera familiare e cibo e vino di produzione propria e infine Thomas y Úrsula, famoso per i ranchos canarios con castaña.

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