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    La storia dell’inquisizione alle Canarie (1a parte)

    La storia dell’inquisizione alle Canarie (1a parte):

    Come si stermina un popolo

    di Bianca Leonardi

    L’arrivo dei conquistadores spagnoli nell’arcipelago canario abitato dai primitivi Guanches, coincise con l’invio dei ministri del Santo Oficio, organo incaricato di vigilare sulle avvenute conversioni al cattolicesimo e sulle problematiche dei cosiddetti “mal convertiti”.

    L’imposizione della religione cattolica ad una popolazione aborigena con il preciso scopo di renderla socialmente accettabile per poter essere venduta al mercato degli schiavi, è un fenomeno indagato da tutti gli studiosi dell’inquisizione.

    La vita di molte persone dopo l’arrivo nel 1478 del Santo Oficio cambiò radicalmente e non fu più la stessa.

    L’ambiente chiuso delle isole e l’assoluta mancanza di conoscenza di quanto avvenisse al di fuori di quel ristretto circuito, generò un clima di preoccupazione e terrore nei Guanches che favorì molti inquisitori nello svolgimento delle loro funzioni.


    Il conseguente arrivo di una popolazione dominante provocò una netta divisione sociale tra chi occupò le posizioni di comando sia militare che religioso e politico e gli indigeni, che vennero sfollati dalle loro originarie abitazioni e rinchiusi all’interno di recinti.

    Insomma, i poveri Guanches venivano visti come una seria minaccia all’equilibrio religioso sociale dei conquistadores della Corona e pertanto dovevano essere conquistati, piegati e convertiti, o sterminati se recalcitranti.

    Le isole mantennero uno stato di non contaminazione fino al XIV secolo, dopo di che i sempre più frequenti arrivi di naviganti da ogni parte del mondo con scopi più o meno amichevoli, portarono al radicale smantellamento del sistema di vita dei suoi abitanti.

    La stessa introduzione di nuovi modelli economici a discapito delle attività tradizionali, sconvolse di fatto l’intero equilibrio della popolazione aborigena.

    La riduzione in schiavitù dei Guanches e la loro deportazione in altri paesi, distrussero l’integrità di intere famiglie contribuendo al declino dell’incremento demografico della popolazione: il primo passo verso l’estinzione.

    Se a tutto questo aggiungiamo l’arrivo di malattie per le quali gli aborigeni non possedevano anticorpi e di malattie più terribili come la peste, è facile intuire come fosse iniziato un drammatico e veloce processo di distruzione di un’intera civiltà.

    Alcune donne vennero fatte unire in matrimonio con i conquistadores mentre una piccola parte dei Guanches che scappò sulle montagne nel tentativo disperato di preservare la propria stirpe venne sterminata barbaramente.

    Durante il comando di Pedro de Vera, noto per i suoi maltrattamenti feroci sugli indigeni, in virtù del patto sottoscritto con la Corona nel 1481, venne promessa la libertà a tutti i canari che si fossero convertiti al cristianesimo e sottomessi alla regia autorità; ma per coloro che protestavano per le condizioni abominevoli con cui gli schiavi venivano trattati, venne sospeso il pagamento del salario.

    Fu solo nel 1512 che la Corona decise di abolire la vendita degli schiavi aborigeni, grazie alle continue pressioni di alcuni re cattolici e degli stessi canari.

    Ma dei Guanches ormai non rimasero che suppellettili, necropoli e ricordi destinati a perdersi nel tempo.

    Ma chi erano quindi i nuovi abitanti delle isole?

    Lo scopriremo nella prossima puntata di questo viaggio a ritroso nella storia.

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