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    Un’imperdibile visita al Museo Arqueológico del Puerto de la Cruz

    Museo Arqueológico di Puerto de la Cruz
    Museo Arqueológico di Puerto de la Cruz

    Oltre a spiagge e scenari naturali emozionanti, Tenerife è promotrice della propria millenaria cultura in un ammirevole e riuscito progetto di salvaguardia e diffusione della storia degli aborigeni canari: i Guanches.

    Nel 1953 l’Instituto de Etudios Hispánicos de Canarias mise le basi dell’interessante Museo Arqueológico del Puerto de la Cruz creando la Sala de Arqueologia Canaria Luis Diego Cuscoy, al fine di tutelare pezzi di storia locale antica.

    Dopo diverse difficoltà economiche che ne determinarono la chiusura nel 1958, il Museo vide finalmente la luce il 29 maggio del 1991 grazie all’impegno di promotori cittadini e istituzionali e alle preziose donazioni di enti privati.

    L’ineguagliabile fascino del Museo inizia dalla sua collocazione, una vecchia casa familiare che ospita il Dipartimento di educazione culturale, una segreteria, un laboratorio, il magazzino e sei sale espositive ubicate nel patio interno.

    La prima delle sei sale è la ricostruzione suggestiva di una grotta, tipica abitazione dei Guanches, che contiene la più antica forma di cultura di Tenerife: le ceramiche Guanche.

    Nella seconda sala trova spazio l’originale tecnica della produzione delle ceramiche con informazioni riguardo alle argille utilizzate e all’arte della modellazione, interamente eseguita a mano senza tornio; attraverso un video si possono conoscere le modalità di cottura dei gánigos, i piccoli recipienti in argilla utilizzati dagli aborigeni.

    Nella terza sala si trova l’esposizione di attrezzi tipici di cucina utilizzati dai guanches e provenienti da siti archeologici di Puerto de la Cruz, Santa Ursula e Las Cañadas del Teide.


    Proseguendo nella quarta sala si possono ammirare anfore di antica manifattura destinate al trasporto di derrate alimentari come acqua, latte e burro.

    La quinta sala è dedicata alla magia con l’esposizione di delicati monili dalla forme antropomorfiche, presumibilmente utilizzate come amuleti protettivi.

    La sorpresa che si cela nell’ultima sala lascerà i visitatori a bocca aperta: nella ricostruzione di una grotta sepolcrale da ammirare attraverso una feritoia nel muro si può osservare l’ultimo viaggio di un guanche xaxo (termine guanche per indicare il corpo mummificato) e dei suoi gànigo.

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