Gli occhi che sorvegliano Tenerife: ecco come vengono monitorate le viscere dell’isola

La rete dell’Istituto Geografico Nazionale combina stazioni sismiche, antenne di precisione millimetrica e analisi dei gas per seguire ogni cambiamento sotto il suolo di Tenerife.

L’attività vulcanica registrata da due/tre settimane nelle viscere dell’isola di Tenerife non era mai stata rilevata prima.

Non è che non si sia mai verificata, ma le macchine presenti sul terreno forniscono informazioni solo da due decenni e quelle raccolte negli ultimi giorni sono diverse dal solito: è stato identificato un movimento di fluidi che provoca una riverberazione e che è stato accompagnato da tre sciami sismici nei dintorni del Teide.

Non c’è ancora nulla che confermi che si verificherà un’eruzione vulcanica a breve termine, ma tutte le informazioni disponibili sull’aumento delle emissioni di gas, la deformazione del terreno e i sismi provengono da un’ampia rete di strumenti che fungono da sentinelle.

A Tenerife ci sono 26 stazioni sismiche.

“Per un’area come quella di Tenerife è abbastanza”, ritiene Itahiza Domínguez, direttore dell’Istituto Geografico Nazionale (IGN) delle Canarie.

La rete permette di rilevare terremoti di magnitudo 0,5 e dispone di ridondanza: lo stesso evento viene registrato da più stazioni, il che ne migliora la localizzazione.

Questa rete, insieme a quella gestita da Involcan, è quella che da due settimane rileva i tre sciami che hanno portato a qualificare la situazione come insolita.

La cosa degna di nota è che questi terremoti presentano una bassa frequenza, cosa che fino ad ora non era usuale.

Questo tipo di segnale è solitamente associato al movimento dei fluidi.

“È come la rottura di una frattura nella roccia; quella frattura si riempie di un fluido e quel fluido riverbera”, spiega l’esperto.

Questa combinazione tra un segnale di frattura e una successiva riverberazione è ciò che viene chiamato evento ibrido.

Come spiega, il fluido può essere gas, liquido o magma, e determinarne con precisione la natura non è semplice.

L’analisi di questi dati combina sistemi automatici e revisione manuale da parte di specialisti.

La sorveglianza vulcanica non si basa solo sulla sismicità.

Il secondo grande blocco di informazioni è la deformazione del terreno.

Sull’isola sono installate 16 antenne GNSS in punti fissi.

Funzionano in modo simile ai sistemi di posizionamento dei telefoni cellulari, ma con una precisione molto superiore.

Misurando in modo continuo, consentono di rilevare spostamenti dell’ordine di millimetri.

A queste si aggiungono quattro inclinometri, strumenti estremamente sensibili che registrano variazioni minime nell’inclinazione del terreno.

“È in grado di misurare un’inclinazione di un microradiant”, ovvero è in grado di rilevare la variazione di una corda di un chilometro se uno dei bordi si sollevasse di un solo millimetro, spiega il direttore dell’IGN delle Canarie.

Se il suolo si deforma, l’antenna si sposta e l’inclinometro lo rileva.

È prevista inoltre l’installazione di nuovi dispositivi in sondaggi fino a 30 metri di profondità.

Un’altra tecnica utilizzata è l’interferometria radar tramite satelliti, che consente di confrontare immagini scattate in momenti diversi per ottenere mappe bidimensionali della deformazione.

Nell’area del Teide viene utilizzato anche un distanzimetro robotizzato, simile a quelli utilizzati dai topografi, che misura automaticamente la distanza dai prismi installati in diversi punti dell’edificio vulcanico.

Qualsiasi variazione viene registrata.

L’analisi dei gas che emergono dal sottosuolo completa il triangolo della sorveglianza vulcanica.

Questi possono salire attraverso le fratture, raggiungere le falde acquifere o fuoriuscire in superficie attraverso le fumarole, come quelle esistenti sul Teide.

Possono anche essere emessi in modo diffuso in ampie zone del terreno.

Tutto ciò è la conseguenza dei movimenti che avvengono nel sottosuolo dell’isola.

L’IGN dispone di stazioni di monitoraggio continuo e svolge campagne periodiche nelle gallerie d’acqua per misurare le variazioni.

Nel caso dell’anidride carbonica (CO), si stanno incorporando stazioni che consentono misurazioni continue nelle gallerie, una tecnica che ha richiesto lo sviluppo di metodi specifici per la sua applicazione nell’acqua.

La rete di controllo a Tenerife conta più di un centinaio di stazioni, apparecchiature e punti di campionamento dedicati alla sismicità, alla deformazione e alla geochimica.

Nell’ufficio dell’IGN delle Canarie lavorano 15 persone dedicate alla sorveglianza, all’interno di un team di circa 40 persone dedicate alla vulcanologia a livello nazionale, a cui si aggiungono i professionisti della Rete Sismica Nazionale che operano 24 ore su 24.

Giorgio Bertelli

 

 

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