Un territorio “neutrale” al centro di segreti, operazioni militari e tensioni internazionali durante la Seconda Guerra Mondiale.
Durante gli anni più oscuri del Novecento, quando il mondo era travolto dalla Seconda Guerra Mondiale, le Isole Canarie vivevano una realtà parallela, silenziosa e quasi invisibile nei libri di storia.
Ufficialmente neutrali, ma strategicamente esposte, le isole si trasformarono in un crocevia di spie, diplomatici, militari, contrabbandieri e agenti segreti che si muovevano nell’ombra, tra tensioni sottili e manovre nascoste.
È questa la storia che ha raccontato il professor Juan José Díaz Benítez, docente della Università di Las Palmas de Gran Canaria, nel seminario “Canarias y la Segunda Guerra Mundial: Secretos, operaciones y estrategia en medio del Atlántico”, svoltosi il 28 ottobre presso la Casa-Museo León y Castillo di Telde.
Un arcipelago periferico che divenne centrale.
Il lavoro di Díaz Benítez affonda le sue radici nella sua tesi di dottorato, parte di una trilogia di ricerche dedicate alla storia delle isole nelle grandi guerre della prima metà del XX secolo.
Analizzando documenti e testimonianze dell’epoca, il professore ricostruisce come le Canarie, apparentemente lontane dai fronti principali, finirono per essere un territorio osservato con attenzione dalle potenze in guerra.
Per il Regno Unito rappresentavano un’alternativa a Gibilterra qualora la Spagna fosse entrata nel conflitto.
Non a caso, tra il 1940 e il 1943 si studiò seriamente una possibile occupazione dell’Arcipelago.
Anche la Germania nazista guardò alle Canarie con interesse: i porti di Las Palmas e Santa Cruz de Tenerife offrirono rifugio a navi tedesche e italiane, e la Marina di Guerra del Reich considerò l’ipotesi di stabilire qui una base aerea e navale per proteggere le rotte verso l’Africa.
Un progetto che rimase sulla carta, così come l’idea statunitense, maturata nel 1943, di utilizzare le isole come alternativa alle loro basi nel Nord Africa.
Nel frattempo, la Spagna tentava di prevenire qualunque tentazione britannica di mettere piede nel territorio, pur disponendo di mezzi militari limitati.
Tra spie, sabotaggi e ombre nei porti
In quegli anni, i servizi segreti britannici e statunitensi raccoglievano informazioni, monitoravano movimenti sospetti e preparavano scenari d’emergenza.
I tedeschi, invece, concentravano gli sforzi sull’appoggio alla loro guerra navale, spesso con una certa complicità delle autorità spagnole.
I servizi segreti spagnoli temevano più la presenza di agenti britannici e statunitensi che quella dei tedeschi, anche se col tempo i rapporti con questi ultimi si raffreddarono.
Non mancavano episodi di sabotaggio e voci incontrollate.
Si parlò, ad esempio, di rifornimenti segreti a sottomarini tedeschi a Fuerteventura, ma i documenti confermano che solo sei U-Boot ricevettero realmente supporto, tutti nel Puerto de La Luz, tra marzo e luglio del 1941.
I porti di Las Palmas e Santa Cruz divennero uno dei principali teatri di questa guerra silenziosa: rifugio per il naviglio dell’Asse e punto operativo per il servizio logistico tedesco Etappendienst, impegnato a preparare navi di supporto per corsari e sottomarini.
Un contributo utile, ma non determinante per il Reich.
Due grandi operazioni alleate restarono sulla carta.
L’operazione Pilgrim, che mirava a prendere il controllo del Puerto de La Luz, fu pianificata dal 1940 al 1943 con diversi nomi in codice.
Nel 1941 gli inglesi arrivarono a formare una forza anfibia di 25.000 uomini, la più grande mai schierata dal Regno Unito fino ad allora per una singola missione.
L’operazione Warden, invece, prevedeva il sabotaggio delle navi dell’Asse nei porti canari.
Anche questa non vide mai la luce.
Documenti disponibili, verità ancora da completare
Uno dei punti di forza degli studi sul tema è l’accesso alla documentazione internazionale: archivi britannici, tedeschi e statunitensi conservano una grande quantità di materiali oggi consultabili.
Non emergono, al momento, elementi in grado di modificare radicalmente l’interpretazione storica, anche se molti documenti dei servizi segreti alleati restano da declassificare.
In Spagna, l’assenza di una normativa sulla declassificazione automatica e diverse lacune negli archivi pubblici complicano il lavoro degli storici, costretti talvolta a integrare le fonti con materiali privati.
Il quadro che ne emerge è quello di un Arcipelago che, pur mantenendo ufficialmente la neutralità, visse per anni in una zona grigia tra diplomazia, timori di invasione, traffici portuali e operazioni segrete.
Un capitolo affascinante della storia canaria che, grazie a studi come quello di Díaz Benítez, continua a rivelare dettagli preziosi su un passato meno distante di quanto sembri.
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