L’ultima riforma della legge sull’istruzione, una per ogni legislatura, ricorda l’obbligo di insegnare la materia “Valori”.
Tra le altre cose, insegna l’uguaglianza, la risoluzione pacifica dei conflitti o la prevenzione del bullismo.
In che cosa stiamo fallendo come società, se il bullismo scolastico, lo scherno, il disprezzo, la stigmatizzazione sono diventati qualcosa di abituale nelle aule e risultano invisibili agli istituti scolastici?
Il bullismo scolastico, noto anche come bullying, è un problema grave nell’ambiente educativo che colpisce studenti di tutte le età.
Si manifesta attraverso aggressioni fisiche, verbali, psicologiche o informatiche e ha effetti devastanti sulle vittime.
I bambini e i giovani che subiscono bullismo scolastico spesso soffrono di ansia, bassa autostima, depressione e, nei casi più gravi, pensieri suicidi.
Inoltre, il bullismo non colpisce solo chi lo subisce, ma ha anche un impatto sull’ambiente scolastico, generando un clima di paura e sfiducia che rende difficile l’apprendimento.
Non serve a nulla una legislazione che non viene rispettata, se inoltre gli insegnanti e la direzione dell’istituto non creano un protocollo per individuare queste vessazioni morali e, a volte, anche fisiche.
Nelle Canarie circa il 10,2% degli studenti affermano che sono stati o sono vittime di bullismo nelle scuole soprattutto.
Perché la realtà è ostinata e questi comportamenti ripugnanti esistono e possono portare a decisioni tragiche come togliersi la vita.
E, cosa ancora peggiore, spesso i genitori si recano più volte alla scuola pubblica/privata/religiosa per denunciare la situazione e non è stato fatto nulla.
L’adolescenza è una fase di fragilità emotiva e insicurezza che richiede fermezza, protezione e attenzione costante.
Non voglio nemmeno pensare a come si sentiranno i genitori delle/dei bulle/i nel vedere, con un risultato così tragico, l’atteggiamento dei loro figli.
È immaginabile la sofferenza dei genitori delle vittime.
Non c’è il primo minore che decide di togliersi la vita e non ci sarà l’ultimo perché, purtroppo, il bullismo è una piaga.
Ma è necessario, e con immediatezza, che ogni centro abbia e applichi il protocollo contro questo vergognoso flagello che può causare tanto dolore e trasformare l’infanzia e l’adolescenza in un inferno, in queste poi che sono Isole piccole, dove tutti si conoscono o dovrebbero farlo.
Forse l’ispettorato scolastico, che ha il compito di far rispettare la legge e controllare la qualità dell’insegnamento, dovrebbe fissare tra le sue priorità la supervisione e l’esigenza di eradicare il bullismo.
Curiosamente, quando le famiglie si sono rivolte alla procura, non sono riuscite a ottenere l’apertura di un’indagine per bullismo.
Tutte le amministrazioni, dal Ministero dell’Istruzione ai consigli regionali, hanno l’obbligo di fermare questo orrore che trasforma i cortili delle scuole in centri di tortura.
L’odio sembra essere il nutrimento principale degli algoritmi e non comprendiamo un’informazione se non è condita da enormi quantità di questo provocatorio esemplare.
Apro le pagine digitali dei giornali ogni mattina e trasudano solo odio.
La propaganda è diventata odio o si basa su di esso.
Tutto ha una traduzione polarizzata verso il disprezzo per il contrario, ma nessuno interviene per avvertire che questa è la peggiore pandemia che la nostra società sta attraversando.
Nessuno avverte che è il Leviatano (è un’incarnazione del caos in forma di drago demoniaco) che finirà per divorarci.
La meschinità viene incitata dagli spalti come se fossimo al Colosseo a contemplare un incontro tra gladiatori, ma i gladiatori siamo noi stessi, alimentando un istinto perverso per divorarci il fegato.
C’è odio nelle spedizioni in nome della pace delle ONG, c’è odio nella storia, che non si capirebbe senza la sua esistenza, c’è odio sia nella resistenza che nell’attacco, perché l’odio è diventato il motore della nostra crescita.
Com’è difficile vivere in un mondo in cui una metà si sente perseguitata dall’altra!
Il risultato finale sarebbe l’estinzione, la cancellazione e la sconfitta di coloro che non la pensano allo stesso modo, ma che futuro sarebbe questo.
Bina Bianchini
