Il progresso ormai fa parte della nostra quotidianità, ci siamo abituati a pagare con lo smartphone, a usare le app della PA, a consultare gli assistenti vocali e a valutare le opzioni più popolari nei giochi digitali di oggi. Il punto è capire a che velocità sta andando l’Italia rispetto al resto d’Europa. In alcuni aspetti siamo piuttosto avanti, mentre in altri abbiamo ancora molta strada da fare.
Connessioni e infrastrutture: qui l’Italia corre più di quanto si pensi
I numeri della copertura del 5G raccontano un Paese quasi interamente raggiunto, nel 2024 la copertura 5G sulla popolazione arrivava al 99,5%. E non è solo una questione di 5G, se guardiamo gli indicatori di rete, la quota di famiglie raggiunte dalle reti di nuova generazione (NGA) arrivava al 99% nel 2023-2024. Questa base conta perché abilita un po’ di tutto, ci permette di avere uno streaming più stabile, di effettuare videochiamate migliori, di lavorare da casa, di avere dei servizi pubblici più digitali e di vivere nuove esperienze di intrattenimento interattivo.
Competenze digitali: il vero confronto con l’Europa passa da qui
Per quanto riguarda le competenze, l’Italia è più indietro e lo dicono i dati più recenti. Il 45,9% delle persone ha competenze digitali almeno di base. Nel confronto europeo, l’Italia si colloca al 22° posto. Il dato diventa ancora più concreto se guardiamo con più attenzione dentro il Paese, nel Mezzogiorno la quota di persone con competenze almeno di base scende al 36,1%, mentre nel Nord sale al 51,3%. Per capirci, quando si parla di competenze almeno di base si entra in cose pratiche, del tipo:
- saper gestire account e password senza impazzire
- usare strumenti online per informarsi o prenotare un servizio
- creare e condividere file semplici come testi, fogli e moduli
- riconoscere le funzioni essenziali di un’app o di un servizio digitale
Se queste competenze non sono presenti nella popolazione, anche le infrastrutture migliori finiscono per rendere meno di quanto potrebbero.
Imprese e servizi: Cloud e IA crescono, ma l’Europa resta un riferimento
Nelle aziende italiane la trasformazione digitale si vede. Sul cloud, nel 2025 il mercato italiano è arrivato a 8,13 miliardi di euro, con una crescita del 20% rispetto al 2024. E nelle PMI l’adozione è rimasta stabile al 67%. Sull’IA, l’Italia sta accelerando ma non è in vetta alla classifica, nel 2025 il 16,4% delle imprese con almeno 10 addetti ha usato almeno una tecnologia di intelligenza artificiale, contro il 20,0% della media UE27. In generale, l’Italia risulta 18esima in Unione europea per l’uso dell’IA.
L’IA ormai gira dietro a tantissimi servizi, dai chatbot dell’assistenza clienti alle raccomandazioni sulle piattaforme di streaming. La trovi anche in alcune aree dell’intrattenimento online più interattivo, comprese le piattaforme di gioco che propongono titoli come la roulette, dove gli algoritmi gestiscono la personalizzazione e i flussi di servizio. Il punto è che, quando le competenze e l’organizzazione non tengono il passo, le aziende fanno fatica a trasformare l’innovazione in risultati concreti.
