Il turismo “maturo” di Tenerife che attrae Forbes

Giovanna Lenti

Il Forbes Tenerife Innovation Tourism Summit 2026, celebrato il 26 marzo a Santa Cruz, ha offerto uno sguardo diretto e senza filtri su come l’isola stia ripensando il proprio futuro turistico.

Una giornata intensa, fatta di interventi istituzionali, analisi economiche e confronti tecnici, ma anche di momenti di frizione e verità dette ad alta voce.

Il filo conduttore è stato il concetto di destinazione matura, spesso frainteso nel dibattito pubblico.

Il vicepresidente del Cabildo Lope Afonso, ha voluto chiarirlo fin dall’inizio: “per molti maturo evoca un’idea di declino, ma per Tenerife significa essere un territorio esperto, consapevole, capace di affrontare sfide complesse con strumenti avanzati”.

Un’isola che non invecchia: evolve.

La presenza di Forbes non è casuale.

Negli ultimi anni la rivista ha rivolto un’attenzione crescente ai territori capace di coniugare innovazione, sostenibilità e atratività economica.

Tenerife, con il suo modello turistico in trasformazione, la sua capacità di attrarre investimenti e la sua crescente reputazione internazionale, rappresenta un caso di studio perfetto.

Per Forbes, l’isola è un laboratorio dove osservare come un territorio maturo possa reinventarsi, integrando tecnologia, governance e identità locale.

In un mediterraneo spesso segnato da modelli tursitici statici, Tenerife appare un’eccezione dinamica, un luogo dove il turismo non è solo industria ma politica pubblica pianificazione e visione.

Questo è sicuramente quello che vorrebbero vedere tutti imprenditori e residenti.

Effettivamente i dati parlano di 4.200 milioni di euro in operazioni alberghiere, come ha spiegato Munesh Melwani di Cross Capital, confermando l’arcipelago come uno dei mercati più dinamici.

Oggi però la creazione di valore non passa più dal semplice acquisto di strutture, come sottolineato da Cristopher Martines di Arcano Partners, la chiave è la riqualificazione, la gestione attiva e la professionalizzazione.

La tavola rotonda più interessante, da cui emerge proprio come industria pianificazione e politica pubblica non sono ben allineate, è stata quella dedicata alla gestione dei territori naturali.

Tenerife ha il 70% del territorio come spazio protetto i rappresentanti dei Parchi di Anaga e Teno hanno ricordato che proteggere non significa chiudere, ma trovare un equilibrio tra conservazione, uso pubblico e sviluppo socioeconomico.

È qui che si è definito con maggiore precisione cosa significhi essere in destino maturo: un territorio che ha già conosciuto il successo turistico e che ora deve imparare a rigenerarsi, a preservare il proprio patrimonio naturale e culturale, a garantire qualità della vita ai residenti. Il turismo, se regolato, può essere un alleato della conservazione, non un  nemico.

E di fatto ci pensa il presidente di Ashotel Jorge Marichal ha evidenziare con chiarezza il grande equivoco con il turista.

“Quando alle sette del mattino l’autopista è già intasata, i turisti non sono in macchina: stanno facendo colazione negli hotel” una frase che ha strappato più di un cenno di approvazione, perché mette in luce un punto spesso ignorato: molti problemi attribuiti al turismo non dipendono dai visitatori, ma da dinamiche interne dell’isola.

Uno degli interventi più apprezzati è stato quello di Antonia Varela direttrice della fondazione Starlight che ha sensibilizzato sul rischio della contaminazione luminosa che minaccia la ricerca scientifica, la biodiversità e lo sviluppo dell’astroturismo, uno dei segnemti più identitari dell’isola.

Parallelamente gastronomia, benessere e turismo rurale si confermano strategici per diversificare l’offerta e rafforzare l’identità locale, rispondendo a un viaggiatore sempre più attento alla qualità dell’esperienza.

La giornata si è conclusa con la lettura del manifesto de Tenerife per un turismo innovativo e rigenerativo.

Dimple Melawi, CEO di Turismo di Tenerife, cabildo di Tenerife, ha affermato che l’isola aspira a guidare un modello turistico che unisca la crescita economica con sostenibilità, innovazione e rispetto dell’intorno ambientale, secondo un road map basata su 4 principi: innovazione, tecnologia, identità locale e valutazione degli impatti.

Il documento posiziona Tenerife come laboratorio internazionale per il turismo del futuro, ma la sensazione che non abbandona dopo il summit è di una Tenerife divisa in due: l’imprenditoria turistica che sopravvive sola, organizza riunioni, valuta i numeri e ragiona sui numeri in evoluzione e dall’altra parte una Tenerife rappresentata da una società politica che invece non smette di interrogarsi sulle stesse questioni, che deve chissà maturare di più e chissà fare anche meno demagogia.

Il summit ha anche però mostrato una isola che non vuole limitarsi che ha le capacità per essere sempre di più.

 

 

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