Innanzitutto mi scuso per un errore di invio che ha fatto sì che l’articolo del mese scorso uscisse senza “coda”.
La struttura apparentemente corretta ha passato il filtro della redazione ma mancava in chiusura il motivo per cui oggi è impossibile accettare l’invito all’ascetismo dell’autore citato.
Abitiamo gabbie trasparenti, i muri riparati per fare le lucertole al sole, non esistono più.
Come un nonno rimbambito che si ripete, ribadisco, ogni volta che posso, che le divisioni di pancia fra destra e sinistra debbono lasciare il passo a più ampie categorie.
Sarebbe bello se fossimo capaci di distogliere lo sguardo dai potenti e posarlo sul potere, il potere in quanto tale.
Il potere come possibilità di manipolare le vite altrui in condizioni di totale impunità.
Il binomio impunità/punibilità è il punto di fuoco di una persona al passo con i tempi.
La matrice anarchica delle mie riflessioni, non è lo sproloquio di un teppistello che ha imparato a scrivere solo la A e la scrive sui muri quando incendia un cassonetto o un treno.
E’ l’espressione piuttosto, di chi non accetta che solo la pressione sulla libertà delle persone possa arginare il caos.
Sottomissione o caos: sembra uno dei deliri senili di Mario Draghi.
Vaccino o morte, pace o condizionatore.
L’anarchia di ieri, intendiamoci, così come le grandi ideologie del ‘900, non è la soluzione per il mondo di oggi.
Le basi sociali su cui è nata non esistono più, non esiste più la fisionomia del potere a cui si riferiva.
Per capire che forma di opposizione al potere ha senso oggi, facciamo uno schizzo svelto del volto del potere contemporaneo.
Nel civilissimo Belgio, un cittadino della civilissima Svizzera, non ha commesso nessun reato.
Non è stato denunciato, né arrestato, né processato.
Si chiama Jaques Baud.
E’ uno scrittore affermato, un ex colonnello dell’esercito svizzero, un fine analista politico, che ha espresso opinioni sfavorevoli alle politiche dell’UUEE.
Ne ha sottolineato l’indole bellicista, l’inconsistenza strutturale, l’inutilità politica e, no, non gli hanno dato il Nobel.
Se esistesse il reato d’opinione avrebbe commesso un reato d’opinione ma, non esistendo quel reato, è innocente.
Il Consiglio dei Ministri dell’UUEE ha applicato a lui le sanzioni pensate contro la Russia, folle ma vero.
Cosa comporta per un uomo libero che esprime una libera opinione, essere oggetto di questa particolare misura amministrativa?
Il congelamento di tutti i conti e le carte di credito.
Il divieto di firmare contratti e di lavorare.
Divieto di interazione economica anche a livello personale con un imprenditore particolare, ossia, per capirci, non può comprare un litro di latte o un paio di scarpe nemmeno se gli dà i soldi il fratello.
Nemmeno può comprargli le scarpe il fratello, perché commetterebbe un reato e andrebbe in galera.
I suoi account, le email, possono essere cancellate.
La Svizzera potrebbe dare un segno di buona volontà all’UUEE cancellando anche i conti svizzeri.
Non è il primo ad essere colpito da questa barbarie ma è un caso più eclatante di altri perché lui vive a Bruxelles e non può uscire di casa perché non può circolare nel territorio dell’UUEE.
Il provvedimento è eterno, non impugnabile, se nulla accade, questa persona morirà di fame e di sete in casa sua.
Innocente.
Il Consiglio dell’Unione europea ha varato la terza via fra legale e illegale.
Ha inventato l’extra legale.
Un termine che definisce l’adattamento di un principio generale a un caso particolare, sceglie un uomo, lo si chiude in casa e lo si sfida a sopravvivere se ci riesce.
Il non compleanno di Alice, una non condanna a morte.
Il cittadino di cui parliamo, politicamente parlando, sta dal lato opposto di Francesca Albanese.
In molti hanno ignorato il caso dell’Albanese perché lontani dalla sua linea politica; questa estensione alla loro area di pensiero dell’agghiacciante irruzione del potere nella sfera della libertà privata, un imperativo impellente a superare le divisioni di pancia fra destra e sinistra e mirare al potere in quanto tale.
Allo spazio che può occupare improvvisamente nella vita di chiunque.
Questo intendo quando vi invito a restare informati sfuggendo giornali e telegiornali, a prendere posizione ogni giorno rispetto al diritto alla verità e alla libertà.
Questo intendo quando sorrido delle baruffe fra i nipoti dei rossi e i nipoti dei fasci.
I nostri nonni hanno portato il loro mondo e le categorie che lo definivano laddove sono andati.
Nel nostro mondo il potere è onnivoro, trasparente, extra legale, non si nutre di alcuna ideologia.
E’ solo grande, onnipresente, pericoloso, senza cuore.
Rinunciare a categorie inutili e accoglienti è un passo imprescindibile, oggi, per essere utili a un discorso sensato su un futuro che non faccia paura come il presente agghiacciante in cui viviamo.
Cosa accomuna la Albanese, Baud e le altre cinque persone colpite da un provvedimento amministrativo senza limite di scadenza e non impugnabile?
Sono una prova generale.
Ignorare la prova generale è come comprare un biglietto in prima fila per uno spettacolo in cui, all’improvviso, vedremo tutto questo troppo da vicino.
di Claudia Maria Sini
