Alle Canarie si percepisce un rallentamento del turismo britannico

Se analizziamo i cali dei flussi per zona, vediamo che Las Américas e Los Cristianos sono quelli che soffrono di più, la mancanza evidente è quella dell’abituale turismo Inglese.

La cattiva pubblicità fatta nel Regno Unito verso le isole Canarie, ha prodotto un calo notevole e la mala organizzazione per l’espletamento delle procedure di controllo dei passaporti negli aeroporti ha ulteriormente aggravato il problema.

Bisognerebbe cercare di analizzare questo problema e portarlo sui tavoli di confronto (se esistono), anche il mercato immobiliare ha avuto una battuta di arresto e qui è dovuto anche ai prezzi che crescono, però è anche segno di una mancanza ovvia di richiesta.

Negli ultimi mesi, alle Canarie si percepisce un rallentamento del turismo britannico, storicamente uno dei pilastri dell’economia dell’arcipelago.

Alberghi, ristoranti e operatori turistici segnalano una presenza meno intensa rispetto agli anni precedenti, soprattutto in alcune zone tradizionalmente molto frequentate dal pubblico inglese.

Più che parlare di una crisi improvvisa, è utile analizzare con lucidità le cause di questo cambiamento, che sono molteplici e intrecciate tra loro.

Una comunicazione negativa che pesa sulla percezione.

Negli ultimi tempi, nel Regno Unito è circolata una narrazione poco favorevole sulle Canarie.

Le proteste locali contro il turismo di massa, spesso raccontate in modo semplificato o sensazionalistico, hanno generato l’idea di una destinazione meno accogliente verso i visitatori stranieri.

Questo tipo di comunicazione, anche se non sempre rispecchia la realtà quotidiana, incide profondamente sulle scelte di viaggio.

Un altro fattore determinante è rappresentato dalle procedure di controllo dei passaporti introdotte.

Code lunghe, attese snervanti e una maggiore complessità burocratica all’arrivo contribuiscono a rendere il viaggio percepito come meno semplice rispetto al passato.

Per molti turisti britannici, abituati a un accesso rapido e informale, questo aspetto ha un peso psicologico non trascurabile.

Negli ultimi anni si è registrato un aumento generalizzato dei prezzi: voli, alloggi, ristorazione e servizi.

In un contesto economico ancora fragile, il turista inglese — oggi più attento al rapporto qualità-prezzo — confronta le Canarie con destinazioni alternative come Turchia, Egitto o Nord Africa, spesso più convenienti a parità di clima e comfort.

Accanto ai fattori esterni, esiste anche una riflessione interna da fare.

In alcune aree l’offerta turistica appare poco rinnovata, con format ripetuti e un’esperienza che non sempre comunica valore, autenticità o evoluzione.

Il turista non cerca solo sole e mare, ma esperienze, qualità, identità.

Più che di declino, si può parlare di una fase di riequilibrio del mercato.

Il turista britannico non è scomparso: è diventato più selettivo, più esigente, più sensibile all’esperienza complessiva e al modo in cui viene accolto.

Le Canarie restano una destinazione con punti di forza unici: clima stabile tutto l’anno, infrastrutture solide, sicurezza, servizi sanitari europei e una qualità della vita riconosciuta a livello internazionale.

Il problema non è la destinazione in sé, ma il racconto e l’adattamento dell’offerta.

Per affrontare questo momento in modo costruttivo, è fondamentale:

migliorare la comunicazione verso il mercato britannico, evitando messaggi ambigui o ostili

lavorare sull’esperienza di arrivo e accoglienza

valorizzare ristorazione autentica, cultura locale ed esperienze di qualità

diversificare i mercati senza perdere il legame storico con quello inglese

puntare su qualità e identità, non solo sui numeri

Il turismo britannico ha contribuito in modo decisivo alla crescita delle Canarie negli ultimi decenni.

Oggi non va dato per scontato, ma ascoltato, compreso e accompagnato nel cambiamento.

Le Canarie hanno tutte le carte per continuare a essere una destinazione amata dal pubblico inglese se sapranno raccontarsi meglio e rinnovarsi con intelligenza.

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