Si fa presto oggi a parlare di intelligenza artificiale

E’ l’argomento del giorno.

Tutti ne parlano, la maggior parte della gente la utilizza per ragioni professionali o personali.

A cambiare la rotta e a soffermarci su alcune criticità e dati di fatto ci ha pensato il Mit (Massachussets Institute of Technology di Boston).

Il gotha americano per la ricerca ha pubblicato uno studio nel 2025 sull’utilizzo dell’Ai nelle aziende ed in campo educativo.

I risultati sono a dir poco sorprendenti. Infatti nel settore aziendale il 95% dei progetti realizzati con l’ausilio dell’Ai non genera un valore di profitto aziendale.

Vale a dire che solo il 5%  genera un ritorno economico misurabile.

Chi ne beneficia?

Le giovani start up guidate da ventenni rampanti e supertecnologici  che si concentrano su di un unico problema e lo affrontano con una esecuzione ben precisa.

Queste aziende hanno visto moltiplicare il proprio giro d’affari in modo vertiginoso.

Chi invece procede con approcci generalisti e non relativi ad un segmento particolare aziendale non ha visto alcun ritorno economico, nonostante si parli di investimenti tra i 30 ed i 40 miliardi di dollari investiti nel settore.

Per quanto riguarda il campo educativo il Mit ha condotto uno studio analizzando 54 studenti della zona di Boston tra i 18 ed i 39 anni a cui è stato chiesto di redigere un Sat Essay (il testo americano che serve per accedere all’università).

I partecipanti sono stati divisi in tre gruppi: il primo poteva utilizzare LLm, tipo Chatgpt; il secondo gruppo poteva far uso di Search Engine, i motori di ricerca di ricerca per intenderci; il terzo doveva far uso solo delle sue facoltà.

I soggetti sono stati poi sottoposti ad un elettroencefalogramma per analizzare i segnali neurali all’interno di 32 regioni celebrali.

Al termine si è visto che coloro i quali non avevano fatto uso di strumenti ed non avevano utilizzato il copia ed incolla facendo ricorso solo ed esclusivamente alle loro potenzialità, avevano evidenziato un maggior numero di onde cerebrali alpha, theta e delta, mettendo in uso una maggiore memoria di lavoro.

Pertanto lo studio ha evidenziato  che chi utilizza per lo più l’Ai a lungo termine pecca di pensiero critico, manifesta un debito cognitivo ed esprime idee poco elaborate.

Di qui alcune riflessioni.

L’utilizzo dell’Intelligenza artificiale non può essere lasciato al caso, deve comunque essere anticipato da conoscenze indispensabili che permettono di selezionare le informazioni ed organizzarle e comprenderle da un punto di vista metacognitivo.

Tra i punti di forza dell’Ai c’è senza dubbio la possibilità di accedere a “big data” in tempi brevissimi e di poter migliorare il rapporto spazio tempo per svolgere ricerche, approfondimenti, ecc.

Senza dubbio il controllo dell’uomo sulla veridicità delle informazioni è essenziale e per una ricerca di una particolare rilevanza non si possono bandire supporti cartacei o l’accesso nella biblioteche che rimangono sempre un punto di forza per spulciare e scoprire vecchi testi.

Molto utile in campo educativo l’utilizzo dell’Ai rivolta agli alunni con difficoltà  di apprendimento se non altro per monitorare un sistema di valutazione oggettivo ed adattare la programmazione scolastica ai bisogni del singolo.

In tempi non sospetti già nel 1984 Italo Calvino nella sua conferenza a Buenos  Aires sosteneva che ogni mezzo di comunicazione e diffusione delle parole ed immagini e dei suoni può sviluppare  sviluppi creativi e nuove forme di comprensione.

E’ stato un precursore dei nostri tempi?

Giovanna De  Giglio

 

 

Articoli correlati