La disputa tra Marocco e Spagna per il tesoro dell’Atlantico.
Il futuro del monte sottomarino Tropic, situato a circa 269 miglia nautiche a sud di El Hierro, non è più solo una questione geologica.
Questo vulcano spento, che si trova a circa 1.000 metri di profondità ed è considerato uno dei punti con la più alta concentrazione di tellurio del pianeta, è entrato nell’agenda politica del Marocco e nel radar diplomatico della Spagna.
Per le Canarie, questa disputa riguarda la delimitazione delle acque e l’accesso alle risorse strategiche.
Tropic fa parte delle cosiddette “nonne delle Canarie”, montagne sottomarine più antiche delle attuali isole.
Le ricerche indicano che contiene tellurio, cobalto, nichel, vanadio e terre rare in concentrazioni molto elevate.
Ricerche diffuse da università britanniche stimano che potrebbe contenere circa 2.600 tonnellate di tellurio, che rappresenterebbero circa il 5% delle riserve mondiali conosciute.
Questa formazione si trova al di fuori della Zona Economica Esclusiva sia della Spagna che del Marocco, il che lascia qualsiasi diritto sulle sue risorse nelle mani della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare.
Questa consente di estendere la piattaforma continentale fino a 350 miglia se ne viene dimostrata la “continuità geologica”.
La Spagna ha presentato una richiesta nel 2014 alla Commissione sui Limiti della Piattaforma Continentale. È ancora in fase di revisione.
In questo contesto, per gli specialisti dell’Istituto Geologico e Minerario di Spagna (IGME), sia il Tropic che il resto delle montagne circostanti (entro le 200 miglia spagnole) sono delle “Canarie preistoriche” che potrebbero essere emerse dallo stesso punto caldo della crosta terrestre delle attuali.
Il Marocco ha fatto la sua mossa sei anni dopo.
Nel 2020, il suo Parlamento ha approvato la ridefinizione delle sue acque territoriali e della sua Zona Economica Esclusiva, incorporando le acque al largo del Sahara occidentale.
Tale tracciato genera sovrapposizioni con le acque proiettate a sud delle Canarie e ha spostato il dibattito dal piano tecnico a quello politico.
La situazione è particolarmente complessa dato che la Spagna non riconosce la sovranità marocchina sul Sahara.
Nel frattempo, nella corsa al Tropico, Rabat usa quel territorio come base per giustificare la sua proiezione marittima. Una situazione diplomatica e territoriale atipica e sui generis.
Dopo la crisi diplomatica del 2021, già nel 2022 la Spagna ha definito il piano marocchino di autonomia per questi territori come “la base più seria, realistica e credibile” e si è impegnata a riattivare la delimitazione marittima nell’Atlantico.
Si è anche aperta la possibilità di rivedere la gestione dello spazio aereo che interessa il Sahara, parte del quale è controllato da Gran Canaria.
In questo nuovo clima, il mezzo di comunicazione specializzato Atalayar, con una linea editoriale molto vicina alle tesi marocchine, ha recentemente pubblicato un ampio studio in cui propone il “riconoscimento dell’esercizio sovrano” del Marocco sulle sue “province meridionali” e, allo stesso modo, della Spagna sulle Canarie.
Da lì, avanza su una delimitazione marittima e tratta la creazione di una zona di sviluppo congiunto intorno al Tropico.
Il documento suggerisce inoltre che il Marocco assuma progressivamente la gestione dello spazio aereo sahariano.
Diversi analisti di geopolitica leggono questo articolo come un “pallone sonda”.
Ad oggi, il Tropic rimane un gigante sotto l’oceano per il quale la lotta per ottenere le sue risorse è già iniziata.
Franco Leonardi
