Una gara per rubare le stelle, senza regole e senza confini.
Elon Musk, Jeff Bezos, Eric Schmidt. Le 3 big della tecnologia nel mondo sono i concorrenti ufficiali della gara già in corso per trasformare lo spazio in una nuova risorsa coloniale.
Elon Musk è l’uomo che riporta gli USA nello spazio con i soldi suoi.
Possiede il 50% dei satelliti esistenti. I suoi razzi sono una rivoluzione copernicana in grado di portare indietro tir di materiale dallo spazio alla terra.
Possiede Twitter, ora X, una base di utenti che è il corrispondente di una miniera di oro o cobalto per chi crea intelligenza artificiale.
Jeff Bezos, proprietario della seconda flotta di satelliti in ordine di grandezza è il re incontrastato del mondo dei server che rispetto al web sono sia il sistema ferroviario che le stazioni, con tutti i servizi collaterali che contengono.
Per capire l’ordine di grandezza di Bezos, Amazon è solo uno dei servizi collaterali presenti nelle stazioni del sistema.
Eric Schmidt inizia come architetto e trasforma una piccola start up della Silicon Valley, nel gigante di Google. A seguire, diventa membro influente dei consigli di amministrazione di molti giganti della Silicon Valley e viene eletto, già venti anni fa, personaggio più influente al mondo del web.
In che sono concentrati al momento i nostri eroi?
Sulla possibilità di portare i data center nello spazio perché richiedono immense quantità di energia e non sono eco compatibili.
Nello spazio c’è abbondanza di fonti di energia, per ora, nessuna legge che limiti lo spazio che si può occupare o l’uso che se ne può fare.
Quel poco di lavoro necessario in loco, che sulla terra deve necessariamente svolgere una persona col suo fardello di ferie, giorni di malattia, contributi, assegni di famiglia e un residuo di diritti civili, lo svolge un robot che non dorme, non va in ferie e quando non serve più si butta. L’orgasmo della classe dirigente.
Per questo, la gara nella gara in corso è lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Dopo la terra, il mare, l’aria, lo spazio, le nuove campagne di conquista riguarderanno il bacino d’informazione sulle nostre vite e il modo di estrarne sistemi di produzione di pensiero artificiale.
Il sogno dei tre Re Matti è di arrivare a una capanna vuota e tenersi tutti i doni a cavallo di cammelli di plexiglass con la rotta integrata.
Se la mente è un campo di battaglia, è sicuramente tempo di programmare sistemi di fortificazione, barriere fra la coscienza e il calcolo, fra il reale e la sua riproduzione virtuale senza rughe, senza sconfitte, senza odori.
L’idea di questi svirgolati è estendere il presente fino a farlo esplodere, in un’immortalità artificiale, dono della possibilità di poter creare o cancellare con la stessa facilità tutto in qualsiasi momento.
Jean Baudrillard nel saggio breve “All’ombra delle maggioranze silenziose”, descrive e analizza l’annullamento della realtà attraverso il soffocamento del costante invito dei social a offrire entusiasti il nostro momento migliore, confessare il sogno segreto, sollevare il grande fratello di Orwell dal peso di obbligarci a rinunciare alla sfera personale intima, livellarci su identici riti di contenzione dell’originalità.
Prima di mettere il cancelletto, l’hashtag, pensiamo quale definizione è la migliore per far sì che la nostra diapositiva di intimità sia violata da più gente possibile in un mondo in cui tutto accade in qualsiasi momento e ovunque, dipende da quando viene visualizzato. In questo modo perde qualsiasi valore temporale quando è davvero avvenuto, dove, e anche per chi. Diventa un prodotto di consumo nel contesto di una comunicazione che non comunica più nulla.
E peggio, lo facciamo da soli.
I social, di fatto hanno ucciso il sociale, e sono la base, la forza, la miniera di materia prima indispensabile per mettere qualcosa dentro quei server fra le stelle, attivati da robot, il cui compito è rendere sempre più impotente e inutile la sfera morale e cognitiva dell’essere umano.
Un’informazione senza conoscenza che aborre il segreto e l’intimità quasi quanto l’originalità e il pensiero che resiste.
Baudrillard propone l’otium l’ironia e il distacco.
Claudia Maria Sini
