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    La magia di Teno

    Non si può descrivere in poche righe l’incantevole varietà degli 80 kmq del Parco Naturale di Teno, dal Faro e dall’impressionante massiccio di Los Gigantes sovrastante l’azzurro abbagliante della spiaggia di Punta de Teno, su su fino agli 800 metri di quota dell’altopiano intersecato da un centinaio di sentieri di varia difficoltà e uno più fascinoso dell’altro.

    Vi si trova l’arcinota Masca, bella ma non più di altri luoghi meno celebrati e tuttavia meta costante di frotte di visitatori scaricativi per mezz’ora dagli autobus turistici, che dunque oggi ignorerò preferendo discorrere di realtà più sobrie e quindi molto più ammalianti, come lo sparuto abitato di Teno Alto: un negozietto di formaggio di capra all’entrata del paese, una manciata di case e un paio di ristorantini per i gitanti, prevalentemente canari, che vanno a bearsi dei suoi panorami.

    Vi si giunge dalla TF-436 che collega Santiago del Teide a Buenavista, imboccando da questa arteria o la deviazione che da Santiago si inerpica in strette e tortuose serpentine passando per Masca, o un’altra stradina che vi sale in tornanti un po’ più agevoli dall’abitato di El Palmar se veniamo da Buenavista; magari dopo esserci goduta la stupenda e agevole passeggiata costiera di questa cittadina marina, il cui allusivo nome non è usurpato.

    Da Teno Alto si può procedere in auto lungo la Pista de la Mulata fino al Paisaje Lunar – il meno noto dei due luoghi così denominati a Tenerife – ma per ammirare prima dall’alto e poi passeggiandovi queste fantastiche concrezioni rocciose alte diversi metri suggerisco di scendere a piedi il chilometro scarso che le separa dal paese.

    Dalla Pista de la Mulata iniziano anche i quasi 3 km del Sendero del Risco, detto anche lugubremente Risco del Muerto perché fino al 1972, non esistendo allora strade fra l’altopiano e la costa, era questa l’unica via per l’ultima discesa dei defunti, trasportati a spalla dai compaesani giù per il vertiginoso declivio fino al cimitero di Buenavista in sarcofaghi muniti di stanghe e tuttora visibili in una grotta… ma anche per sposarsi, o per qualsiasi necessità esistenziale che costringesse gli abitanti dell’altopiano a scendere al capoluogo costiero.

    Amarissima e durissima vita, di cui oggi non esiste più nemmeno l’idea!

    Nel primo tratto il Sendero è agevole, almeno per chi è abituato a muoversi in questi contesti, ma arrivati al Tagoro de Bujamé – uno spiazzo circolare delimitato da grosse pietre, in cui secoli fa il mencey (re) dei guanches e i suoi consiglieri sedevano in assemblea… e lì mi sono seduto anch’io… – il percorso si riduce a una stretta, tortuosa, scivolosa e vertiginosa discesa verso Buenavista, circondata su tutti i lati da pareti a strapiombo la cui incombente imponenza folgora i sofferenti di capogiri.


    L’altro sentiero a sinistra del Tagoro è marcato da una “X”, che nella segnaletica del sentierismo significa “non entrare” (spesso perché dopo un po’ la pista si perde nel nulla), ma ignorandone testardamente il suggerimento si arriva presto a un impressionante balcone naturale, che in giornate limpide regala uno spettacolare panorama aereo di Buenavista.

    Francesco D’Alessandro

     

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