Considerazioni sul voto della Corte Suprema statunitense

Si dice che il conservatorismo, e quindi la destra, sia artefice e complice della cancellazione del diritto costituzionale.

La maggioranza conservatrice della corte Suprema degli USA si è messa al pari con i tempi: ha cancellato un diritto che già alcuni degli Stati avevano derogato differenziandosi tra di loro per il limite temporale di gestazione concesso (Dakota, Idaho, Wyoming, Utah, Missouri, Oklahoma, Arkansas, Texas, Louisiana, Tennessee, Kentucky).

Si incolpa la destra, e la destra dovrebbe invece difendere a spada tratta la donna, non tacere davanti alla cancellazione del diritto ad abortire.

Negli anni in cui si assestano intoccabili i diritti dei collettivi, in nome della uguaglianza sparisce il termine donna e madre.

In nome di una rivendicazione del ruolo materno si relega la donna a particolare solo riproduttivo.

Una componente della specie umana che per difetto, in quanto non è uomo, non è bisessuale, non è omosessuale, non è binaria, è semplicemente donna e quindi capacitata per natura a poter riprodursi, ora a dover riprodursi.

Ebbene nei diritti sanciti dalla costituzione, quelli inviolabili perché connaturati con l’uomo stesso, l’essere umano, non rientra quello ad abortire.

Era l’emblema della libertà della donna che poteva scegliere.


Era l’emblema della libertà dell’essere umano sulla natura.

L’essere umano condiziona l’ambiente circostante non lo subisce, la capacità di alterare secondo le proprie necessità ci differenzia dall’animale.

Se ora, in quanto animali, non possiamo decidere che fare della nostra naturalità siamo totalmente animali.

Macchine riproduttrici, poco importa se violate, se il feto morirà al nascere se la donna non sopravviverà, poco importa perché è donna.

Deve per legge naturale riprodursi.

Già non ha libertà.

I giudici fanno in fretta a dichiarare che questa sentenza non significa cancellare gli altri diritti.

Cancellare la protezione costituzionale che garantiva il diritto sacro e intoccabile ad abortire non significa cancellare il diritto al matrimonio omosessuale, e nemmeno si metteranno in dubbio altri diritti precedenti alla sentenza che stabilì l’aborto diritto costituzionale.

Ossia precedenti il 1973.

Infatti non avevamo dubbi su questo.

È la donna, la figura della donna che viene cancellata.

La sua libertà.

Il femminismo dell’ultima ora è solo uno dei complici.

Ultimamente sono in aumento le femministe che non si sfoltiscono le sopracciglia né si depilano in nome della naturalità ad essere donna.

Ebbene ecco in nome alla naturalità che cosa si è fatto.

La libertà è scegliere, contemplare nel tuo destino le possibilità che in quanto essere ti si presentano.

È la libertà di rifiutare.

È la libertà di esistere esattamente come tutti.

Così come l’uomo può scegliere se procreare o no alla donna deve essere concesso lo stesso diritto.

Se l’aborto è illegale ogni mezzo utilizzato per sapere se si è incinta o no può essere indizio di volontà omicida.

Alla donna non verrà più concesso accedere ad un anticoncezionale o ad un test di gravidanza.

Non vivrà più la sua condizione di donna libera, ma quella di femmina.

Il femminismo di oggi ci ha portato a questo.

L’identificazione con l’aspetto più triviale, no depilazione, vestirsi senza valorare le curve, associato a merchandising del corpo femminile, lasciare il bianco ai capelli senza intervenire per sentirsi più belle, in nome della parità riniziare al nome di madre per quello di genitore 1 o 2, ossia procreatore, hanno arretrato la donna al secolo delle caverne.

La destra dovrebbe prendere le distanze immediatamente dalle sette religiose che ignorano come il linguaggio della bibbia sia simbolico e lo prendono alla lettera, dovrebbe parlare di femminismo, dei diritti della donna, non della parità tra capricci sessuali.

Il femminismo di sinistra e i movimenti evangelici americani hanno portato a questa sentenza.

Fosse solo una volontà partitica, come si affrettano a liquidare la votazione, ci sarebbe speranza, ma è la società che è cambiata in peggio arretrando sulle conquiste di libertà. È la società che già ha spinto gli stati a legiferare contro la corte costituzionale, contro il diritto costituzionale.

È la società che già avvertiva come inutile la protezione di un diritto costituzionale.

La corte suprema ha ridato potere ai singoli stati e la cosa viene anche dichiarata democratica.

È più democratico che scelgano gli stati singolarmente, ma questa non è democrazia.

È dividere una nazione, è dividere una società, è distruggere una società: quella occidentale.

Giovanna Lenti