FEDEZ – Foto di Omar Lanzetti

L’infodemia o epidemia di informazione deviata.

Sono desolato.

Fedez, rapper totalmente incolto e la moglie, esperta nel suggerire che colore di borsa comprare per non passare inosservati, sono stati convocati dal capo del Governo per dare indicazioni di tipo sanitario al Popolo italiano.

Persino io, onesto dottore con solo 12 anni di università e specializzazioni e 37 di pratica professionale supportata dallo studio continuo e ininterrotto della medicina, non mi permetto mai di esprimere “OPINIONI”.

Io leggo gli specialisti del campo e continuo ad apprendere, a documentarmi, scegliendo, in questo caso, solo colleghi il cui specifico campo di interesse sia la virologia e il cui curriculum dimostri che in quel campo possono levare la loro voce più in alto delle altre, più in alto anche della mia.

La scienza non si regge sulle opinioni ma su dati, dati forniti ogni giorno dal primario del San Raffaele, dal Dottor Giorgio Palù presidente dell’associazione di virologia europea e italiana, fino ai membri del team di Palo Alto e i  gruppi di ricerca inglesi e tedeschi guidati quasi esclusivamente di premi Nobel.


Pertanto, spegnete internet per favore, memorizzate i dati semplici e soprattutto VERI:

Perché la Cina ha risolto l’epidemia in 100 giorni?

Perché ha colpevolmente taciuto la prima esplosione finché non ha isolato e seguito i focolai con la massima efficienza quando ancora erano pochi.

Ha trattato nel modo giusto la prima esplosione e non ha permesso che si diffondesse.

In Europa in questo momento, i dati REALI sono i seguenti:

Si è tardato a comprendere i giustI protocolli, in Italia i dati ufficiali dei canali per medici seri danno un 95% di asintomatici e/o persone con sintomi molto lievi.

IMPOSSIBILE MAPPARLI TUTTI E CONTENERE I CONTAGI ATTRAVERSO L’ISOLAMENTO SOCIALE.

FARE PRIGIONIERO UN INTERO POPOLO E’ SOLO UN’AMMISSIONE DI INCAPACITÁ E DISORGANIZZAZIONE.

Nella prima fase moltissimi sono stati i ricoveri dovuti a povertà, panico disordinato o mancanza d’amore, in quest’ultimo caso, mi riferisco soprattutto agli anziani.

Moltissimi i contagi avvenuti nei pronto soccorso straripanti, nelle corsie improvvisate, il cui veicolo erano spesso medici e infermieri, ora nella metro e nei bus, straripanti di studenti e lavoratori che una volta in ufficio sono soggetti a protocolli severi quanto inutili.

L’intubamento massivo è stato un altro errore madornale.

Infine, salvo che nessuno sia morto di nessuna altra patologia da febbraio ad ora, evidentemente i numeri vanno rivisti.

Le ultime due forme di MERS e SARS che sono durate circa un anno avevano rispettivamente il 37% e il 18% di mortalità.

Nel caso del COVID parliamo di uno 0,5% i positivi con uno 0,35 per MILLE di mortalità.

Più bassa della mortalità per inquinamento e per suicidio da disoccupazione, canali di morte rispetto ai quali non ricordo nessuno spiegamento di forze da parte dello stato.

Lo 0,5 dei positivi passa in rianimazione e solo il 2% dello 0,5% muore.

Il 90% del 2% dello 0,5% è rappresentato da persone il cui organismo è già debole e inadatto ad affrontare QUALSIASI malattia.

COSA VUOL DIRE CHE FATE IL TEST E RISULTATE POSITIVI?

Vuol dire che effettuando un test chiamato PCR (test di reazione ai polimeri del gene indagato), si riscontra la presenza di una percentuale a volte irrisoria di RNA virale, che potrebbe appartenere anche a virus morti o già arginati dall’organismo.

SERVE ALMENO UN MILIONE DI GENOMI INTEGRI NELL’ORGANISMO PER PARLARE DI UNA PERSONA MALATA CHE PUÓ CREARE ALTRE PERSONE CONTAGIOSE E MALATE.

POSITIVO non è sinonimo di ammalato e meno che meno di veicolo di contagio.

Contagiare significa trasmettere la condizione di ammalato.

Chi ha 20 genomi nel sangue di HIV non è né malato né contagioso, eppure risulterebbe POSITIVO a un tampone che verificasse se vi sono tracce di RNA virale nel suo organismo.

In questa grande pantomima della malattia che ci ucciderà tutti, nemmeno avere sintomi deve farci abboccare all’esca del panico virale.

I sintomi del COVID sono affini a quelli di una influenza, con poche variabili specifiche quali l’incapacità di sentire odori e sapori e un lieve trastorno, dovuto a lievi sintomi neurologici compatibili con il quadro.

Non dovete comunque perdere la calma per tre ordini di motivi.

UNO: quasi tutti i pazienti che mi hanno chiamato al loro capezzale in stato di panico, avevano un’influenza che è stata curata e guarita come tale.

DUE: se lo 0,5% dei casi conclamati arriva in rianimazione il rovescio della medaglia è che il 99,5% dei casi presenta un quadro risolvibile ora che è chiara e risaputa la terapia.

TRE: di influenza, come di tutte le altre patologie improvvisamente scomparse dai certificati di morte dei nostri cari ricoverati, a volte si muore.

C’è in giro una patologia un poco più insidiosa di quelle alle quali eravamo abituati e perfettamente uguale ad altre, che verranno perché i virus si stanno specializzando per resistere ai farmaci e per mutare più in fretta più efficacemente.

L’influenza è una sfida importante per la medicina del futuro e questo non giustifica trasformare il mondo in una prigione a cielo aperto.

Bisogna istruire e informare le persone perché cerchino di essere prudenti e, se si ammalano, facciano i giusti passi per cercare di guarire.

SI’ = COMPETENZA ORGANIZZAZIONE SOLIDARIETA’ COESIONE SOCIALE

NO = INFORMAZIONE DEVIATA DISORGANIZZAZIONE INGIUSTIZIA E MISERIA

Dobbiamo capire che veicolare il panico non è un comportamento utile a difendere la popolazione, semmai a controllarla con facilità.

Affrontiamo quindi questa “brutta influenza”, come una brutta influenza, accudiamo gli infermi con spirito cristiano, seppelliamo i nostri cari e i nostri conoscenti che dovessero avere la peggio nonostante un buon approccio terapeutico, restiamo vivi e reattivi, non chiediamo consigli alle veline e ai comici, comportiamoci con responsabilità e troviamo il giusto mezzo fra negare che siamo nel mezzo di una contingenza critica e lasciarci trasportare dalla tempesta della disinformazione come gente senza spessore e senza capacità critica di resistenza alle fesserie, che sono perlomeno il 90% di ciò che gira sui media attualmente.

SPEGNETE INTERNET E ACCENDETE LA TESTA.

Se una ogni 30.000 persone che si ammalano muore, è triste ma non mette in ginocchio un continente.

Stanno mettendo in ginocchio un continente e attraggono la nostra attenzione su un pericolo gestibile, per distrarci da altre minacce molto più grandi e più invasive.

Dott. Alessandro Longobardi