Charles Piazzi Smyth

Nato in Italia nel 1819, Charles Piazzi Smyth divenne l’Astronomo Reale per la Scozia nel 1846.

Compì lunghi viaggi come osservatore scienziato e astronomo.

Il suo lavoro ha portato a pubblicare il primo libro “Teneriffe, un esperimento di astronomi” con illustrazioni stereografiche (Fig. 1) da visionare con un visualizzatore in 3-D.

Nel 1856 raggiunge Tenerife e si accampa sul monte Guajira, a 2.700 mt, a 6,4 km al sud di Teide con tutte le sue attrezzature tranne il telescopio Pattinson, che era troppo ingombrante e che lasciò in un primo momento a La Orotava.

Fig.1

Rimase un mese per le sue osservazioni astronomiche, meteorologiche e geologiche, usando un telescopio Sheepshanks (Fig. 2).

Purtroppo fu infastidito dalle frequenti incursioni di calima che spesso cancellato l’orizzonte.


Comunque scrisse nel suo diario che anche quando la polvere era densa, la trasparenza allo zenit era meglio che a Edimburgo.

Fig.2

La calima arrivava frequentemente al suo livello, così decise di trasferirsi in Alta Vista a 3.300 m, sul versante orientale del Teide, il punto più alto che potevano raggiungere con i muli carichi dell’attrezzatura.

Decise poi, per osservazioni più precise, di utilizzare il più grande telescopio Pattinson (Fig. 3), quindi scese a La Orotava a prenderlo.

Fig.3

Smontò il telescopio in piccole parti e le caricò su sette cavalli da tiro.

Dal Teide ha osservato la Luna e i pianeti, ha persino distinto gli anelli di Saturno.

In onore di questo punto di osservazione, un’area del nostro satellite è stata chiamata “Montes Tenerife”.

Ha anche disegnato mappe dettagliate della zona del Teide (Fig. 4)

Piazzi Smyth è stato il pioniere della pratica moderna di collocare i telescopi ad alta quota per godere delle migliori condizioni di osservazione.

Fig.4

Più tardi, nel 1910, Jean Mascart (Fig. 5), un astronomo francese, visitò l’isola rimanendo stupito del suo cielo limpido e salì a Guajara per osservare la cometa di Halley riuscendo a catturare un’immagine nitida dalla testa di detta cometa. (Fig. 6).

Andrea Maino

 

 

 

 

Fig.5
Fig.6