Il Ministero della Difesa ha nominato l’opera di sorveglianza e disinfezione che l’Unità Militare d’Emergenza svolge nelle principali città del paese, tra cui Santa Cruz de Tenerife, come Operazione Balmis.

Francisco Javier_Balmis

Questa dedica a Javier Balmis Berenguer, medico militare spagnolo, chirurgo camerale onorario del re Carlo IV, è dovuta al fatto che fu direttore della Reale spedizione filantropica del vaccino antivaiolo, istituita nel 1803 e applicata in tutti i domini dell’Impero spagnolo, dove il virus causava alti tassi di mortalità.

La prima azione umanitaria di medicina preventiva di portata universale fu finanziata dal Tesoro Reale, anche se collaborarono persone con grande potere economico e diversi enti. 

Il dottor Balmis era accompagnato dal dottor José Salvany, due medici, due praticanti, quattro infermiere e Isabel Sendales, rettore della Casa de Expósitos a La Coruña, che si occupava della cura dei ventidue bambini, dai tre ai nove anni, della Casa de Desamparados a Madrid, dell’Ospedale della Carità a La Coruña e della Casa Cuna a Santiago de Compostela.

A tutti questi bambini venne fornito un pacco contenente due paia di scarpe, tre paia di pantaloni con le rispettive giacche di tela, un altro paio di pantaloni di stoffa per i giorni più freddi, sei camicie, tre sciarpe per il collo e un cappello.

Per l’igiene personale, disponevano di tre fazzoletti per il naso e di un pettine nonché di un set completo di posate, un piatto e un bicchiere.


Per garantire la conservazione del liquido vaccinale, lo passavano da un bambino all’altro attraverso un’incisione, inoculando il braccio con il pus di una vescica di vaiolo.

I bambini non dovevano grattarsi la pustola che si formava sul loro braccio, un segno che sarebbe rimasto per tutta la vita.

Sebbene le regole della Spedizione Reale dicessero che i bambini devono essere trattati bene, mantenuti ed educati fino a quando non avessero avuto un’occupazione per vivere, e ritornare alle loro città d’origine, la verità è che dopo aver svolto la loro funzione, nessuno è ritornato in Spagna e la società si è dimenticata di loro.

La storia esalta questa impresa, elogiando il lavoro dei medici e dell’infermiera-custode, ma non dei veri protagonisti, quei ventidue bambini che portavano nel braccio il tesoro del viaggio – il liquido della vaccinazione – rendendo possibile il successo della spedizione durante i tre anni (dal 1803 al 1806) in cui si è svolta.

Il 30 novembre 1803, la corvetta María Pita salpò dal porto di La Coruña, portando con sé il personale medico, i ventidue bambini che portavano il vaccino, gli strumenti chirurgici, le copie del Trattato Storico e Pratico delle Vaccinazioni, nonché un Manuale delle Vaccinazioni per istruire i medici su come vaccinare e cosa fare per conservare il siero.

La nave sarebbe arrivata nella baia di Santa Cruz il 9 dicembre, alle otto di sera.

Nonostante il buio e il cattivo mare, il dottor Balmis sbarcò con quattro bambini, recandosi a casa del comandante generale delle Canarie, don Fernando Cagigal de la Vega

Lì vaccinò dieci bambini delle principali famiglie dell’isola, con il pus estratto dalle braccia dei bambini che lo accompagnavano.

La mattina seguente il comandante generale, in compagnia delle prime autorità civili, militari e religiose, preceduto da un picchetto di granatieri del battaglione di fanteria con una banda musicale, si recò al molo per ricevere i destinatari del vaccino, prendendo in braccio per primo uno di questi bambini, esempio che le altre autorità avrebbero imitato con i ventuno bambini rimasti.

Si recarono poi alla casa che gli era stata data, dove vennero applauditi da un folto pubblico,

Per l’occasione vennero sparati a salve dei colpi dal Castello di San Cristóbal.

Nel pomeriggio, nella parrocchia di La Concepción, fu tenuta una funzione religiosa alla quale parteciparono tutte le autorità, un pubblico numeroso e tutti i membri della spedizione.

A Santa Cruz, la Casa di Vaccinazione Pubblica venne istituita in due case, di proprietà della Real Tesoreria, in cui il dottor Viejobueno, in qualità di presidente del Consiglio di Vaccinazione, ebbe la responsabilità di mantenere attivo nel tempo il vaccino.

Egli inoltre diede istruzioni al personale sanitario per continuare le inoculazioni e le vaccinazioni con il trattato scritto da Balmis.

Il tutto finanziato dal Cabildo, dalle donazioni del Vescovo delle Isole Canarie e dalle sottoscrizioni del quartiere.

Prima dell’arrivo della spedizione, il 12 dicembre 1803, il comandante generale delle Canarie aveva pubblicato un editto, in cui chiedeva ai genitori di tutte le Isole di mandare i loro figli a Tenerife per preservarli dal crudele contagio del vaiolo.

Pertanto, durante il periodo in cui la spedizione soggiornò a Santa Cruz de Tenerife, dal 9 dicembre 1803 al 6 gennaio 1804, i bambini di tutte le Isole Canarie vennero a farsi vaccinare e ad essere, a loro volta, i portatori del vaccino nei loro villaggi.

Il 28 dicembre il numero dei vaccinati ha raggiunto gli ottocento; tra questi c’era Don Carlos Povia, un uomo di 86 anni.

Il 27 dicembre, una nave partì da Las Palmas per portare sette bambini di varie età, sani e robusti, accompagnati dai loro genitori, un medico, i domestici e i necessari aiuti.

Quando, il 2 gennaio 1804, i bambini arrivarono al porto di La Luz, furono accolti come eroi dalle autorità e da un folto pubblico nel luogo noto come Molino de Viento.

Successivamente, mentre il Vescovo li portava nella sua carrozza fino alle porte di Triana, furono acclamati da una grande folla che riempiva il molo, le strade e le piazze di Las Palmas.

Cinque bambini arrivarono da Lanzarote, accompagnati dal medico don Pedro Suárez.

Giunsero sulla goletta La Bárbara, messa a disposizione da don José Francisco Armas. Per coprire i costi della spedizione, oltre che per vestirli ed equipaggiarli con la massima decenza, i sacerdoti avevano raccolto le donazioni dal popolo.

Al loro ritorno, vennero portati alla Parrocchia in una carrozza che il signor Armas aveva ordinato di costruire, acclamati da una grande folla.

Lo stesso pomeriggio la dottoressa Suarez vaccinò cinque bambini e il giorno dopo ripeté la stessa operazione con altri tre.

Pochi giorni dopo, questi bambini furono portati a Teguise, la capitale dell’isola, dove altri bambini vennero vaccinati.

Dopo la partenza degli spedizionieri, l’azione di diffusione del vaccino sarebbe continuata sulle diverse Isole, come avvenne per i quattro bambini che arrivarono da Fuerteventura il 12 marzo 1804.

Erano accompagnati dalle loro madri e dall’unico medico di quell’isola, soggiornarono alla Casa de Vacunación, dove dovettero rimanere per diversi giorni in attesa di ripartire, portando con loro il prezioso fluido per diffonderlo su quell’isola.

Il ritardo nell’arrivo dei bambini da La Palma a Tenerife, fu dovuto alla diffidenza e al sospetto della popolazione.

Per questo motivo, nell’omelia che il beneficiario della chiesa di El Salvador, Don Manuel Díaz, pronunciò durante la messa, il 1° gennaio del 1804, incoraggiò i suoi parrocchiani a mandare i bambini a ricevere il beneficio della vaccinazione, ottenendo che desistessero dai loro dubbi.

I sette trovatelli inviati dall’isola di La Palma per l’inoculazione del vaccino furono accompagnati dal chirurgo Don Matías de Sáseta e dal consigliere Don José Sánchez.

La spedizione arrivò in terra venezuelana nel marzo 1809, e dopo aver vaccinato 28 bambini, fu divisa in due gruppi.

José Salvany, accompagnato da un assistente medico, da un medico, da un’infermiera e da quattro bambini, si recò a Bogotà, in Perù, in Cile e a Buenos Aires, a bordo del brigantino San Luis.

Mentre il gruppo di Balmis, accompagnato da un assistente medico, un tirocinante, tre infermiere e dall’assistente Isabel Sendales, con sei bambini, si diresse a Cuba e da lì in Messico.

Il 7 febbraio 1805 partono per le Filippine, Macao e Canton, arrivando sull’isola di Santa Elena il 15 giugno 1806.

Un mese dopo arrivarono a Lisbona, e da lì a Madrid, dove terminò una grande impresa, a cui il mondo scientifico e sanitario hanno tributato enormi riconoscimenti.

Due secoli dopo, l’8 maggio 1980, l’OMS ha certificato l’eradicazione del vaiolo in tutto il mondo.

Claudia Di Tomassi