Avete presente quando piove forte o fitto?

Si vedono scene assurde, comiche ed anche di consueta inciviltà.

Se ci filmassero dall’alto, sembreremmo tante formiche impazzite che si muovono in modo velocissimo.

Eh sì perché qualunque sia la nostra età, ci viene una forza incredibile quando c’è da evitare acqua o grandine.

Ne abbiamo paura e credo sia qualcosa di ancestrale perché a pensarci è strano avere paura di qualcosa di così innocuo.

Corriamo esattamente come quando, sulla spiaggia, la sabbia scotta e ci si ripara subito sotto l’ombrellone di uno sconosciuto o all’ombra di qualunque cosa, fosse anche uno zaino o cassonetto.

Quando piove mica ci vergogniamo di prendere riparo sotto ad un portico (anche del nostro antipatico vicino o nemico storico di liti condominiali).


Addirittura, a volte, si instaura un comportamento di collettivo altruismo e generosità e, se incontriamo una persona anziana o un bambino senza riparo, ci offriamo di dargli un “passaggio” con il nostro ombrello.

È una cosa naturale, nutre la nostra terra e se siamo al sicuro ed all’asciutto è piacevole vedere le nostre strade deserte, abitate solo da gocce, ruscelli di scolo e pozzanghere.

Come se Madre Natura per alcuni attimi se ne riprenda possesso, non prima di aver messo in sicurezza tutti gli animali.

C’è sempre anche l’incivile che passando molto veloce con la propria auto accanto ad una grossa pozza farà partire una grossa ola d’acqua a tutti i malcapitati, magari quelli che, poveretti, aspettano da ore un bus che li riporti a casa.

Però la pioggia resta affascinante e divertente. 

Non capita mai di vedere qualcuno spogliarsi nudo e mettersi a ballare sotto una pioggia battente.

O che si decida di fare jogging proprio in questa situazione.

Questo non perché la pratica non piacerebbe a molti, anche solo per scoprire cosa si prova, ma credo che sia perché abbiamo tutti la percezione che ci sembra brutto farlo.

Temiamo il giudizio della gente e temiamo soprattutto di prenderci un brutto malanno.

Credo che forse la paura di stare poi male e non poter più uscire per giorni (ricordatevi questo passaggio) spaventi di più dell’essere presi per pazzi.

Le frasi più pronunciate dalle mamme con figli adolescenti sono proprio quelle del rispondere “con questo tempo dove vai”? al figlio che annuncia dopo cena l’intenzione di uscire con la fidanzata o con gli amici.

Così come chi ha persone anziane si prodiga subito di avvisare del fatto di non uscire in modo categorico.

Come se chi è sopravvissuto ad almeno una delle due guerre abbia paura di un po’ d’acqua.

Ma è normale.

È una nostra forma di protezione, di amore verso qualcuno che riteniamo più debole.

Quando si torna alle normali attività?

Quando si possono rimettere fuori dai balconi stendini, barbecue, materassi e persino il gatto?

Quando tutto finisce che in genere è questione di poche ore o giorni.

Se ne parlerà poi per molto, con gli amici, i parenti o i negozianti, in una gara a chi si è bagnato di più o ha avuto maggiori danni in cantina.

Il tutto per svanire dopo poco perché siamo abituati a dimenticarci di cose futili e normali…

Ora sostituiamo la pioggia con un virus, con qualcosa di immateriale.

Un uomo invisibile che si vocifera prende a schiaffi chiunque incontra.

Vi andrebbe ancora di uscire?

Non importa quante e quali misure ogni stato prenderà.

Non è ora il momento di discutere se siano giuste, prese in tempo, se celano peggiori azioni e costrizioni o se siano in contrapposizione con le nostre costituzioni.

Solo se abbiamo coscienza e paura noi per primi, capiremo l’entità e la gravità di quello che accade fuori.

È questo il fulcro di tutto.

NON ABBIAMO EVIDENTEMENTE ABBASTANZA PAURA.

Questa volta non basta un asciugacapelli ed un’aspirina per scongiurare il malanno.

Ci saranno altre occasioni per andare contro corrente e ballare sotto alla pioggia o giocare a nascondino con l’uomo invisibile, ma non questa.

Questa volta ci si muore.

STATE A CASA VE NE PREGO.

Morena Del Raso